Esclusiva Centro Suono Sport/Carli (dir. gen. area tecnica Empoli): “Napoli-Roma a livello tecnico è la partita più bella del calcio italiano. Paredes? Può diventare un calciatore di altissimo livello. Spalletti e Sarri ossessionati dal calcio”

Esclusiva Centro Suono Sport/Carli (dir. gen. area tecnica Empoli): “Napoli-Roma a livello tecnico è la partita più bella del calcio italiano. Paredes? Può diventare un calciatore di altissimo livello. Spalletti e Sarri ossessionati dal calcio”

Marcello Carli, direttore generale dell’area tecnica dell’Empoli, è intervenuto ai microfoni di Centro Suono Sport 101.500, all’interno della trasmissione Andiamo Avanti, Pronto! condotta da Roberto Rapaglià, Daniele Carboni e Alberto Mandolesi. Queste le sue parole.

Napoli-Roma è anche la sfida di Sarri contro Spalletti, allenatori che voi ad Empoli conoscete bene: “Sono due persone molto legate a quello che è il nostro ambiente e a quella che è la nostra squadra perché Luciano è di qui, ha anche giocato nell’Empoli, tra l’altro quando ci giocavo io, e quindi ha fatto un percorso, ha allenato gli allievi, ha allenato la prima squadra, ha vinto il campionato di C e di B e si è salvato in Serie A, quindi è diventato un giocatore, un uomo e un allenatore partendo da qui. Maurizio ha fatto lo stesso percorso anche se ci è arrivato in età molto avanzata. Era un momento difficile e qui ha vinto il campionato e poi si è salvato e ha avuto una carriera importante. Con uno ci ho giocato, con l’altro ho avuto un rapporto diretto di lavoro importante e anche come affetto sono due persone importanti. Secondo me, in questo momento, in Italia, ci metto insieme anche Allegri, sono sicuramente i due allenatori che danno un gioco spettacolare, hanno un’idea di gioco importante, forse i migliori che ci sono in circolazione”.

Ci può raccontare Spalletti e Sarri fuori dal calcio? “Sono due persone che all’apparenza sembrano molto diverse ma invece sono molto simili, poi con le sfumature che ognuno ha. Sono due fissati, innamorati e ossessionati da questo lavoro. Vivono 24 ore su 24 con la testa sul lavoro, e intendo il lavoro sul campo, sul pensare come si può migliorare, sull’aggiornarsi ed hanno questa caratteristica che secondo me è importantissima. Soprattutto hanno idee, possono sviluppare le idee. Luciano lo conosco bene, però non ho avuto la fortuna di lavorarci come allenatore, lo sto vedendo e sta facendo cose veramente importanti; con l’altro siamo stati tre anni dalla mattina alla sera insieme e so tutto di lui. Sono due persone che fanno questo lavoro con grandissima qualità, hanno grandi qualità, poi sono talmente concentrati su questo lavoro che prima c’è il lavoro, poi la famiglia. Tra l’altro hanno entrambi la fortuna di avere tutti e due bellissime famiglie e questo secondo me aiuta molto anche il loro modo di lavorare, perché trovare la famiglia e giusta e avere la serenità in famiglia è determinante. Quindi sono abbastanza differenti ma anche molto simili. Vedo in tutti e due grandissime qualità”.

Come mai secondo lei ci sono tanti allenatori toscani? “Io la statistica non la conosco, i numeri hanno la loro importante e se c’è questa statistica vuol dire che c’è una predisposizione. Ad esempio sia Maurizio che Luciano sono amanti dei numeri, io questo lo so. Maurizio è amante dei numeri, delle situazioni, delle occasioni, come la sua squadra le crea, quindi i numeri una certa verità la danno sempre. Forse è questo carattere, il toscano, un po’ aperto… Non lo so, avrà delle caratteristiche particolari che gli permettono di socializzare o che gli permettono di imporre nel modo giusto la propria leadership. può darsi che sia una caratteristica che si adatta bene a questo tipo di lavoro, magari a Milano saranno più ingegneri… (scherza ndr). Può darsi sia una questione di equilibrio ma penso che ci sia anche della casualità. Tutti e due non sono stati dei grandissimi calciatori, Luciano a livello più alto, e secondo me ha fatto anche meno di quello che avrebbe potuto fare, mentre Maurizio ha fatto una carriera meno importante. Non so se essere toscani aiuta, a loro sicuramente li ha aiutati, ma va detto che hanno caratteristiche di leadership fondamentali. Hanno carisma, hanno gestione del gruppo di alto livello, abbinata ad una conoscenza importante ed è questo che fa diventare allenatori di grande livello. Io, ripeto, ci metto dentro anche Allegri, che anche lui è toscano, di Livorno. Mi sembrano nettamente quelli che hanno la marcia in più”.

C’è mai stato un contatto tra lei e l’AS Roma? “No. Magari è stato abbinato il fatto della mia conoscenza con Luciano Spalletti… Forse del mio rapporto con Walter Sabatini… Non lo so ma io non ho mai avuto contatti diretti con la Roma e se parlassi in questo momento della Roma farei un torto a quella che è la mia professione perché devo essere concentrato sulla mia squadra. A me non riesce raccontare le bugie. Siccome quando mi chiedevano della Roma in modo anche ingenuo rispondevo di essere felice dell’accostamento, questo è passato come se avessi dei contatti con la Roma e mi è dispiaciuto. Però stavamo a fine campionato, ora che siamo dentro a questo campionato dell’Empoli, che per noi è difficilissimo, io devo pensare solo ed esclusivamente a quello che fa l’Empoli perché tutto il resto, anche le piccole cose, sarebbero poco professionali e da persona poco intelligente. Magari non sono un mostro ma non sono stupido. Io conosco Massara molto bene e ne apprezzo le qualità perché è un ragazzo di livello alto. Auguro a Walter per il suo futuro che sia felice e a Ricky un grande avvenire alla Roma. Per quel che riguarda non c’è assolutamente niente”.

Leandro Paredes e Riccardo Saponara: “Siamo stati fortunati perché in questi tre anni in Serie A abbiamo avuto anche Zielinski, abbiamo avuto Mario Rui, che tra l’altro è venuto a trovarci quando siamo venuti a Roma e l’ho visto ancora più maturo, dall’infortunio mi sembra si sia fortificato nel carattere. E’ un giocatore che è stato sfortunato, alla Roma avrebbe fatto comodo ma lo vedrete perché si rimetterà. Quindi abbiamo avuto tanti talenti e Riccardo è uno di questi. Non ha fatto un girone di ritorno di grandissimo livello l’anno scorso perché ha avuto un po’ di problematiche, ha avuto un po’ di pubalgia e anche la squadra l’anno scorso nel girone di ritorno, non essendo abituata a salvarsi nel girone di andata, qualcosa ha lasciato per strada. Secondo me nella passata stagione abbiamo avuto una squadra di livello molto alto, con Paredes, Zielinski, Saponara… e per una squadra che deve salvarsi è tanta roba. Sono tutti giocatori di alto livello cosi come lo è Paredes. Io sono innamorato di Leandro perché non è solo un giocatore forte ma è un ragazzo forte. E’ venuto ad Empoli con grandissima umiltà dopo essere stato al Boca Juniors e alla Roma, infatti la nostra paura era quella che venisse un ragazzo con la puzza sotto al naso, con delle caratteristiche non adatte al nostro modo di pensare, ma vi garantisco che qui ha fatto innamorare tutti non perché sapeva giocare, perché è fuor di dubbio, ma per l’attaccamento e per l’atteggiamento che ha avuto anche all’inizio quando non giocava titolare. Sappiatelo aspettare, coccolatevelo, se sbaglia non lo massacrate e credetemi lui può diventare davanti alla difesa un calciatore di livello altissimo”.

L’ambiente romano, qual è il difetto principale che si potrebbe correggere per migliorare? “Avete avuto la fortuna di nascere in un posto talmente bello, con un clima talmente bello che qualche difetto è giusto che lo prendiate anche voi (scherza ndr). Il passare dai momenti di esaltazione straordinari a momenti di depressione straordinari, ti porta a non avere continuità nei risultati. Ho avuto una riunione a Torino con Paratici e Marotta, la settimana dopo che hanno vinto il campionato, e gli ho fatto una battuta perché mi sembravano tutti tristi, mi hanno risposto “Abbiamo vinto il campionato e allora? Dobbiamo lavorare e pensare a quello dopo”. Questa è tanta roba. Sono certe caratteristiche che dà l’ambiente e che dà la città e storicamente è cosi. L’Olimpico ti emoziona ma vivete in modo esagerato tutte le emozioni, positive e negative. La Roma, da quando è arrivato Luciano Spalletti, ha fatto un miracolo sportivo, perché poi passa sotto traccia. Il girone di ritorno, con una squadra in difficoltà, è stato di livello altissimo. Ha preso una Roma in grande difficoltà, aveva perso l’identità e io me la ricordo. Andava ricostruita e lui è stato fantastico. Ha perso poi la partita più importante che ha lasciato delle cicatrici devastanti”.

Martusciello sarà una sorpresa come Sarri e Giampaolo? “Il nostro compito è difficilissimo tutti gli anni perché per la nostra dimensione la Serie A è difficile. Altrimenti racconteremmo cose non vere. Purtroppo o per fortuna siamo in Serie A ma per la dimensione della Serie A noi siamo sempre ospiti. Io vedo il Chievo che sta facendo cose fantastiche, però ha una filosofia diversa, ha una squadra solida, forte, ha trovato un’alchimia giusta e può continuare a farlo per tre-quattro anni finché i ragazzi importanti avranno energie per farlo. Noi dobbiamo sempre rimescolare le carte e la vera difficoltà non sono Martusciello, Sarri o Giampaolo ma ripartire dopo la perdita di giocatori importanti come Paredes, Zielinski, Tonelli e Mario Rui. Io sono convinto che abbiamo ragazzi che possono fare una carriera straordinaria ma bisogna avere la forza e l’intelligenza di saper aspettare che poi arrivino al livello di Zielinski perché Zielinski per diventare Zielinski ci ha messo due anni. Leandro prima di diventare Leandro ha avuto due anni di difficoltà a Roma e con noi all’inizio ha avuto un po’ di difficoltà. Martusciello forse è una delle poche certezze che abbiamo in questo momento perché lo vediamo lavorare e secondo me diventerà un allenatore di alto livello, è un ragazzo che ha qualità sia di gestione che tecnica. Bisogna avere l’intelligenza di saper prendere qualche bello schiaffo ma non perdere la rotta, stare vicino ai ragazzi perché secondo me noi abbiamo le qualità per tentare di salvarci anche quest’anno”.

Napoli-Roma: “Secondo me a livello tecnico è la partita più bella del calcio italiano. Io me la vedrò con gusto”.

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