PENSIERI E PAROLE

PENSIERI E PAROLE

Sarà forse una questione generazionale, ma i romanisti che hanno tra i quaranta e i cinquant’anni non potranno mai e poi mai considerare la Coppa Italia un contentino. O, addirittura, un “tombolino”, come sostiene più di qualcuno.

Ci sono due osservazioni, almeno due, che possono confutare questa tesi che viene sostenuta con snobismo ingiustificato. La prima affonda le radici in un passato che più che remoto ormai è divenuto leggendario, mitico: la Roma di Dino Viola iniziò a conoscere la possibilità di un nuovo destino proprio sollevando il trofeo con i nastrini tricolore legati ai manici; alzato al cielo di Roma dopo l’indimenticabile serie di rigori contro il Torino.
La seconda, molto più recente, è figlia di una frustrazione ormai più che decennale, visto che l’ultimo successo romanista nella competizione è datato 2008. Di grazia, possiamo permetterci di parlare di contentini e tombolini?

Snobbare qualcosa o qualcuno è sempre sbagliato, ma quando non ce lo si può permettere è addirittura irragionevole; questo però, prima che a una parte dei tifosi, va ricordato alla squadra, anzi “alle” squadre: alle tante Roma che nelle ultime stagioni non hanno interpretato a dovere la manifestazione, nei momenti decisivi. Compresa quella di Di Francesco, preso da un attacco di fenomenite nel rivoltare come un guanto la squadra che venne poi eliminata dal Torino. A scendere, abbiamo visto i rigori contro lo Spezia, la Fiorentina maramaldeggiare sotto il diluvio e poi quella cosa là che non vogliamo ricordare, né nominare. Nel frattempo, abbiamo pure dovuto vedere uno dei Milan più modesti dell’era recente raggiungere una finale sulla sciolina del tracciato lasciato libero proprio dalla Roma, perderla ma poi aggiudicarsi ai rigori la Supercoppa Italiana del 2016 contro la Juventus. Siete sicuri che se fosse capitato a noi ci avrebbe fatto schifo quel “tombolino”?

Quindi, con tutta la forza di cui siamo capaci nel rivendicare qualcosa, dovremmo pretendere una concentrazione cannibalesca della Roma, sin da stasera contro l’Entella, perché proprio da questo tipo di partite si misurano la fame di vittoria e il piglio nel voler onorare l’impegno fino in fondo.
Senza contare che la manifestazione ha visto crescere il proprio prestigio e il proprio appeal da qualche anno a questa parte, anche e soprattutto grazie all’epilogo della finale secca all’Olimpico. Non aggiungiamo altro, per scaramanzia.

Per concludere, ora che la Coppa Italia della Roma sta per cominciare, facciamo un favore a noi stessi: non nominiamo più quella stellina, fino a che…beh, ci siamo capiti.

(Rivista La Roma – P. Marcacci)

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