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Totti: “Ho voglia, passione e mi diverto ancora. Ho sempre cercato di essere un professionista serio”

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Queste le dichiarazioni di Francesco Totti ai microfoni di Sky.
Gli auguri di Messi: “Non so se riuscirò ad accontentarlo. Lo ringrazio, l’ho conosciuto di persona ed è un fenomeno fuori dal campo, ogni tanto ci messaggiamo. Vuol dire che qualcosa di buono l’ho fatto”.
Gli auguri di Del Piero: “Il 4-0 se lo ricorda bene. Con lui siamo amici e non c’è mai stata concorrenza. L’obiettivo più importante calcistico lo abbiamo raggiunto. Sono contento di averlo conosciuto come persona”.
Come hai fatto ad arrivare cosi determinante e decisivo in un campionato tosto come la Serie A? “Forse ero più giovane in quel periodo. Non so darti una risposta ben precisa, personalmente ho sempre cercato di essere un professionista serio. Non ho vizi, cerco sempre di dare il massimo durante gli allenamenti, poi è normale che qualche infortunio mi abbia condizionato, frenandomi per alcuni anni. La voglia, la passione, il divertimento ci sono, lo vedo durante la settimana che vengo qua con il sorriso e la voglia di divertirmi ancora”.
Cosa consigli a chi ha 16 anni? “A sedici anni bisogna divertirsi, a sedici anni ci sono alcuni episodi, come il mio, quello di Federer e di Baggio. Esordire a quell’età non è semplice. Però penso che con la voglia e la determinazione una persona riesce ad ottenere quello che ha dentro. Poi la passione, che ti aiuta a superare le difficoltà, a vedere al di là di quello che ti può riservare il futuro. Cerchi di dare il massimo per il gruppo e per la squadra, poi quando ci sono i risultati riesci sempre ad essere positivo”.
Qual è stato il momento più difficile della tua carriera? “Momenti difficili ne ho percorsi, soprattutto quando esci fuori da un infortunio, quando c’era il problema di rinnovare il penultimo contratto. C’è stato un momento in cui ho pensato di cambiare squadra. Poi il cuore, gli amici e la famiglia mi hanno aiutato a riflettere e fortunatamente sono ancora qui a dire la mia su un campo verde”.
Hai fatto gli scongiuri stamattina? Una persona in vita una cosa così non l’ha mai avuta spesso: “E’ meglio o peggio? (ride ndr). Sinceramente stamattina, come ho detto ai miei colleghi, volevo staccare il telefono e darmi malato per non vedere e sentire nessuno, poi pensandoci bene è un giorno troppo importante, un giorno che non torna più. Ho voluto raccogliere tutte queste cose belle e tenerle dentro di me”.
Hai pensato di andare in squadre come Real o Manchester? La città di Roma è difficile da lasciare? “Davanti a questo sarebbe stato difficile andare via. So quanto è bella e quanto mi vuole bene la città”.
Quando sei stato vicino al trasferimento? “L’anno di Capello, dopo lo Scudetto, quello dopo la Champions League. Era il 2003 mi sembra. Sono stato molto vicino. Se sono andato a Madrid? No… Ma se fossi andato via da Roma avrei preferito proseguire lì la mia carriera. In Italia non sarei andato in altre squadre, per rispetto della gente”.
Perché hai deciso di non andare? “Perché sono cambiate tantissime cose. Avevo bisticciato col presidente in quel periodo, avevo chiesto alcune cose e lui non voleva, poi la famiglia, gli amici più stretti mi hanno fatto pensare e capire tante cose che a Madrid non avrei mai trovato”.
Hai mai litigato con gli allenatori? “Non ho mai litigato con nessuno. Discussioni ci sono state e ci possono stare. Però finisce tutto lì. Non ho mai cacciato un allenatore e non ho mai fatto venire nessun allenatore”.
Spesso hanno detto che comandavi nello spogliatoio: “Non ho mai comandato nessuno. Faccio parte del gruppo, ho sempre remato nella stessa direzione della società, ho sempre guardato le persone a testa alta. Sono coerente con me stesso”.
L’amicizia con i compagni di squadra: “Frequento tuttora Candela, uno dei miei più cari amici nel calcio. I miei nemici? Tanti. Quale ho rispettato di più? Ho sempre rispettato tutti perché sono colleghi, anche se sono di altre squadre, però il rispetto nei loro confronti viene prima di tutto”.
L’età rende più saggi? Si dà più importanza ad altre cose? “Certo, a 40 anni si pensa globalmente, non solo al calcio. Fortunatamente ho una bella famiglia, una moglie, tre figli, perciò penso 50% e 50%. Quando vengo qui lascio fuori i problemi, quando arrivo a casa lascio il calcio fuori da tutto. Lo farebbe chiunque”.
Se dovessi scegliere un giorno di questi 40 anni quale sceglieresti? “Il più bello è l’esordio in Serie A, perché da lì è partito tutto”.
Gli auguri di Carlo Verdone: “Numero uno perché poi lo conosco e lo conosco bene, ci frequentiamo spesso. So che personaggio è. Quello che vedete nel video è la stessa persona nella vita, è un uomo vero, quello che pensa dice”.
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