De Rossi: “Abbiamo giocato nel modo giusto. La Curva Sud? Abbiamo fatto poco, bisogna fare qualcosa”

De Rossi: “Abbiamo giocato nel modo giusto. La Curva Sud? Abbiamo fatto poco, bisogna fare qualcosa”

Queste le dichiarazioni di Daniele De Rossi ai microfoni di Mediaset Premium al termine della partita.

L’esultanza dopo il gol di Dzeko: “Non mi ricordo neanche. Non si capisce bene, quando si esulta si vince, si è felici, si parla, si urla, succede tante volte. Poi quando segna lui siamo, io personalmente, ma tutti quanti siamo un pochino più contenti, perché sappiamo che soffre la situazione. Fa grandissime partite ma non riesce sempre a fare tanti gol. Se ne crea tanti, è un calciatore dalle grandissime qualità, è un bravissimo ragazzo e merita di essere felice. Quando segnano quelli più contestati io sono sempre contento e lo stesso varrebbe se segnasse Iturbe,  un ragazzo che da il 200% ogni volta ma che non riesce ancora a sbloccarsi come meriterebbe. Ne potrei dire tanti altri, pure quando entra Francesco e ci sono quelle giornate, anche senza contestazione, di rivincita del genio 40enne noi siamo contenti perché viviamo lo spogliatoio sette giorni la settimana”.

Spalletti ha detto che è una vittoria che sistema un po’ di cose: “Si, quando vai in nazionale un po’ te la porti dietro la prestazione, la classifica e i risultati. Quindi finire cosi questo piccolo ciclo di partite, dove abbiamo alternato buonissime partite a partite non buone, finirlo con una vittoria contro una squadra molto forte, era molto importante. Anche se soffrendo un po’ abbiamo giocato nel modo giusto, potevamo fare tantissimi gol e ci deve dare morale. E’ la giusta strada per ricominciare”.

Quanto è bello tornare come capitano e tornare a vincere? “E’ stato un mese e mezzo particolare, c’è stato anche il provvedimento che ho accettato senza problemi ma con grande dispiacere. La fascia vera e propria poi uno se la sente addosso anche senza vestirla e io mi sento capitano di questa squadra anche se la fascia ce l’ha un altro sul braccio. Anche se gioca Francesco io mi sento uno dei capitani, mi sento un giocatore importante e mi sento uno che deve fare sempre il capitano soprattutto negli episodi come quello che la fascia me l’avevano fatta perdere””.

La classifica. Chi è l’anti Juve? “Sono pochissime partite che hanno detto che il campionato è sulla falsariga di quello dello scorso anno. Noi un po’ discontinui ma molto forti, il Napoli gioca benissimo ma anche loro sono umani, alla Juventus sembrano disumani proprio per questo, perché anche quando fanno partite mediocri, e quest’anno due-tre ne hanno fatte, hanno una solidità, una forza e una cattiveria che noi invidiamo”.

Come avete vissuto quest’ultimo periodo? Le voci che condizionano l’ambiente… “Esiste ma sono un vecchietto e sono arrivato ad una convinzione. Sopravvalutiamo l’ambiente, nel senso che non può essere un alibi o un problema cosi grande. Ci sono arrivato a 33 anni. Fino a qualche anno fa, la mattina dopo la partita, leggevo tutti i siti, sentivo qualche radio, leggevo tutti i giornali. Se tu inizi già a non fare questo, a Roma fai una vita meravigliosa. C’è sempre il sole, usciamo, nessuno ci attacca o ci offende o ci pressa particolarmente e se lo fanno è in maniera affettuosa. Perché poi noi andiamo a leggere, andiamo a sentire, il sito… la radio. Se iniziamo a distaccarci da quello che è questo ambiente, che non è uno dei più facili, allora staremo bene. Ringraziamo chi viene allo stadio, sono stati bravissimi con noi in queste partite, la grossa differenza è che manca la parte più importante del nostro stadio. Anche in questo senso noi dobbiamo fare qualcosa a tutti i costi. Noi abbiamo fatto poco in questi mesi, dobbiamo parlarne di più. Non penso che i tifosi abbiano sempre ragione, a volte sono su linee di pensiero opposte alle mie, ma dobbiamo stargli vicini non perché sono tifosi ma perché hanno ragione. I tifosi della Roma e della Lazio hanno ragione, non è giusto quello che gli sta capitando, bisogna fare qualcosa. O altrimenti, come ha detto Baldissoni, andare a giocare da un’altra parte. Due pesi e due misure non si fa”.

Quanto vi manca questo Olimpico caloroso? “Tu hai vissuto forse la stagione più emozionante della mia carriera. Io ricordo un anno, eravamo quintultimi, quartultimi, l’anno in cui cambiammo tanti allenatori, allo stadio c’erano sempre 60.000 persone che ci sostenevano. Stare senza la curva è difficile perché fa uscire tutti i mugugni che non si sentono, al primo passaggio sbagliato qualche borbottio da uno stadio che dobbiamo sempre ringraziare però senza la curva non è la stessa cosa.  Però in casa le abbiamo vinte tutte e non deve essere un alibi. Si può vincere anche cosi”.