Dottor Dzeko & Mr. Hyde

Dottor Dzeko & Mr. Hyde

(Il Tempo – A. Austini) – Il meglio e il peggio racchiusi in una settimana. A Torino una decina di occasioni buttate via, fra tiri sgangherati a due passi dalla porta e colpi di testa mosci. Contro l’Inter il modello del centravanti perfetto. In mezzo un anno abbondante di alti e bassi, con il “popolo” a dividersi quotidianamente tra quelli che “Dzeko è un bidone e va cambiato” e gli altri a difenderlo “perché anche se sbaglia i gol fa un lavoro importante per la squadra”. Adesso, dopo la prestazione più “piena” e decisiva da quando gioca nella Roma, il partito dei pro-Dzeko si riprende il palcoscenico e va all’incasso. Se lo coccolano, lo esaltano, leggono orgogliosi i suoi numeri: in questo avvio di campionato Edin ha segnato 5 gol giocando 5 partite da titolare e due secondi tempi contro Cagliari e Sampdoria, una rete ogni 107 minuti trascorsi sul campo, a cui vanno aggiunti l’assist per Strootman al Sant’Elia e i due rigori guadagnati contro Udinese e i doriani. Una partenza che finalmente mette Dzeko nel gruppo dei bomber a cui veniva paragonato quando Sabatini si è deciso a strapparlo al City. Meglio di lui finora hanno fatto solo Higuain e Icardi (6 gol a testa) più Bacca che però ha calciatori due penalty. La svolta rispetto allo scorso anno è netta se si pensa che solo a febbraio, alla 26esima giornata contro il Palermo, aveva raggiunto quota 5 timbri in campionato. Ma facendo un passo indietro nella sua carriera non c’è nulla di nuovo. Il bosniaco ancora una volta (almeno fino ad oggi) è più produttivo alla seconda stagione in una squadra: a Wolfsburg è passato da 8 reti a 22 e poi a 26; a Manchester prima due centri in sei mesi poi 14 per due stagioni di fila e 16 nell’ultima Premier giocata da titolare.
Guai però a fermarsi ora. Perché quelli che “è un bidone” lo aspettano al varco al prossimo errore. E di certo la resistenza alle critiche è un suo limite. A dispetto del fisico imponente, Dzeko è un ragazzo buono, forse troppo, educato e molto sensibile. Non c’è un compagno che ne possa parlar male a livello umano e De Rossi lo ha voluto difendere con rabbia nel festeggiare il gol di Edin contro l’Inter. Uno che andrebbe incoraggiato, magari scosso un po’, di sicuro non deriso.
Spalletti ci sta provando, a modo suo. “Con lui ho usato diversi metodi per smuoverlo – racconta il tecnico a Roma Radio – e ora qualcosa si vede. Alcune volte non usa appieno le sue potenzialità, gli manca solo un po’ di carattere. Ormai possiamo dirlo perché non gli facciamo del male, ma è una constatazione. Ogni tanto abbassa il livello di ferocia agonistica e bisogna farlo diventare più cattivo”.
Un altro che non se la passa benissimo a livello morale è Salah. Sta sbagliando più gol di Dzeko e domenica temeva di aver compromesso la vittoria mancando due volte il raddoppio. La sua rabbia al momento della sostituzione era contro se stesso e Spalletti, dopo averlo richiamato in pubblico, lo ha preso da parte a fine partita. Tutto chiarito, ma con lo stesso spirito con cui mostrò un suo recupero difensivo al video durante una conferenza stampa, ieri il tecnico lo ha bacchettato di nuovo. “I vantaggi che ti dà in attacco sono l’opposto in fase difensiva. Quando hai le occasioni e le sbagli tutte, che si fa? Il resto della partita la “riempiono” gli avversari e a me non sta bene”.
Momo ha capito ed è pronto a rifarsi. Insieme a una Roma di nuovo fiduciosa. “La Juve ha una grande mentalità – chiude Spalletti – noi siamo al 60%. Magari anche al 70 o all’80, ma è meglio non dirlo ai calciatori”. Perché i bonus sono già finiti e bisogna correre forte.