Totti: “Io, un ragazzo. Ma un giorno vorrei allenare”

In una lunga intervista rilasciata al Corriere dello Sport, a firma Walter VeltroniFrancesco Totti ha parlato a 360° della sua vita, calcistica e non. Ecco alcuni passaggi.

E certo. Senti, Roma, cosa è per te Roma? “Tutto, tutto. La città e la squadra, tutto. Roma città, non perché sono romano, ma la reputo la città più bella del mondo. Ha tutto: mare, montagna, monumenti, sole. Ha la passione dei romani. E poi la Roma nel calcio. Ho sempre tifato per questa squadra. Quei colori erano nella mia stanza e nei miei sogni fin da piccolo. Io ho indossato per venticinque anni questa maglia, l’unica che abbia avuto, porto la fascia da capitano. Cosa dovrei volere di più dalla vita?”.

Hai raccontato in occasione del tuo quarantesimo compleanno che, ad un certo punto, sei stato indeciso se andare via dalla Roma, al Real Madrid. Mi racconti un po’ quel passaggio? “Si, era il 2003. C’era Capello con i Sensi, ma vivevamo un momento molto particolare tra me e la società, alcune cose non andavano nel verso giusto. Avevo chiesto alcune cose specifiche. Loro non è che non volessero accontentarmi ma sembravano ignorare le mie aspettative. Il Real Madrid spingeva a tutti i costi perché giocassi da loro. Era l’unica squadra al mondo per la quale io, a malincuore, avrei potuto lasciare Roma. Ci pensai seriamente. Però alla fine la famiglia, gli amici, mia moglie, mi hanno aiutato a capire tante cose, cosi sono rimasto qua. E considero che sia stata una fortuna”.

Come immagini il tuo futuro adesso? “Non so quello che mi riserverà il futuro. Però so che sarà una cosa piacevole, sarà un’altra vita, un’altra carriera bella. Sinceramente non so cosa farò. Però spero di rimanere per sempre nella Roma. Questo è il mio desiderio, e mi auguro e voglio aiutare la società nella quale ho speso gran parte della mia vita. Sarei davvero felice se potessi essere di aiuto alla Roma”.
Ti piacerebbe allenare? “Da una parte si. Però in questo momento non ci penso perché, conoscendo il mio carattere, forse non saprei gestire un gruppo. Però, in effetti, vedo tutti i miei ex compagni che appena smesso di giocare hanno preso questa carriera d’allenatore. Mi sa che scatta qualche cosa dopo, perché tutti si mettono a fare gli allenatori e allora può darsi pure che scatterà qualche cosa anche a me. Che ti devo dire: cambierò carattere, cambierò modo di impostare tante cose”.

E quel cucchiaio come ti venne in mente?  “Quel cucchiaio mi venne in mente durante la settimana con Maldini, Di Biagio, Inzaghi. Provavo i rigori, a fine allenamento provavamo i rigori. Io scherzando con Maldini, Albertini e con Nesta, dissi “Se dovessimo andare ai rigori gli faccio il cucchiaio”. E loro cominciarono a dire ma che sei matto, è la partita semifinale dell’Europeo. Io dissi vabbè io lo faccio poi… poi qualcuno diceva ma lascia stare, qualcuno diceva non hai coraggio, sai i calciatori sono un po’ strani… Poi durante la partita siamo andati, Dio ha voluto che siamo andati, ai rigori. Io stavo lì al centrocampo, e tutti mi guardavano perché prima della partita gli avevo detto io gli faccio il cucchiaio, e loro mi avevano detto ma che sei scemo… Di Biagio ha scosso la testa e ha detto quello lo fa perché è matto. Mi sono incamminato, la strada era lunga, e di fronte c’era un muro di tifosi arancione. Van der Sar era alto tre metri e mezzo, penso, copriva tutta la porta e mi sono detto mò che faccio? Lo faccio, non lo faccio? Però ormai ho dato la parola, che faccio mica posso tirarmi indietro. Niente, l’arbitro ha fischiato però io pensavo sempre: pensa se lo sbaglio. Niente: poi fortunatamente è riuscito, sto benedetto cucchiaio e meno male che quel lungagnone s’è buttato dall’altra parte, perché sennò mi avrebbero ammazzato”.

Chi è il giocatore più forte con cui hai giocato? “Tecnicamente Cassano. Cassano, perché parlavamo sul campo, ci trovavamo in qualsiasi momento, sotto tutti i punti di vista. Poi con lui avevo un grandissimo rapporto anche fuori dal campo, perciò c’era sintonia totale. Stiamo parlando di uno dei giocatori più forti non in Italia ma anche in Europa, perché lui tecnicamente è un fenomeno. Poi Batistuta, Montella, quelli sono giocatori che hanno fatto la storia del calcio. Vanno ricordati perché era un piacere vederli e ho avuto la fortuna di giocarci anche insieme”.

Chi è l’allenatore con cui ti sei trovato meglio nella tua carriera calcistica? “Zeman era quello con cui mi sono trovato meglio di tutti. Anche con gli altri, più o meno. Ma io non ho avuto mai problemi con gli allenatori perché poi alla fine ho fatto sempre il mio dovere, li ho sempre rispettati e, questo lo ribadisco un’altra volta, io alla Roma non ho mai cacciato via un allenatore, non ho mai voluto un allenatore. Ha fatto sempre tutto la società. E’ inutile che fuori dicano Totti ha cacciato via quello o ha voluto quell’altro, io non ho mai messo bocca su niente. Questo lo voglio precisare perché è giusto si sappia la verità. Per me chi veniva veniva, l’importante era che fossero allenatori autorevoli, allenatori vincenti. Poi è normale che ci siano allenatori più forti e meno forti. Però il rapporto, il rispetto, è stato con tutti uguale. L’unico con cui ho avuto un po’ di problemi è stato Carlos Bianchi. Però ancora ero giovane e lui non è che era molto attento ai giocatori romani perché a lui piacevano più gli stranieri. Lui, essendo argentino, conosceva tanti giocatori stranieri perciò i romani non è che lo convincessero tanto. Poi essendo io giovane aveva cercato in tutti i modi di spingermi verso altri orizzonti”.
Per farti cambiare squadra?  “Sì e anche lì è mancato pochissimo, perché mi ero messo d’accordo con la Sampdoria. Firmai con la Sampdoria e il giorno dopo ci fu un torneo all’Olimpico con Ajax e Borussia Dortmund. Fu la sera prima che io andassi alla Sampdoria. Ma gli dei di Roma si ribellarono e fu una serata magica, per me storica. Forse sarà stato il destino, ma quella sera feci due goal sia all’Ajax che al Borussia Dortmund. All’Ajax c’era un giocatore molto forte che Carlos Bianchi voleva a tutti i costi. Ma dopo la partita il presidente Sensi s’impuntò e disse: lui da qua non va via. Alla fine saltò tutto con la Sampdoria e rimasi in giallorosso. Bianchi disse o Totti o me e Sensi disse Totti. E da lì è cambiato tutto…”.

Con Spalletti come  ti trovi? “Con Spalletti bene, ho un buon rapporto. Un rapporto che va oltre anche il calcio. Una bella persona, una persona che ha i propri valori, che per me ha fatto tanto, una persona che vuole vincere, un allenatore che ha una cultura calcistica superiore alla media. E per me la Roma ha fatto un grande investimento riprendendo questo allenatore”.

La seconda cosa è che gli stadi sono quasi vuoti. Che impressione ti fa? Gran parte della tua carriera si è svolta in stadi sempre pieni. Adesso, salvo qualche eccezione, sono vuoti e malinconici.  “Vedere lo stadio della Roma vuoto ti mette angoscia. Senti le voci, senti le urla delle persone, ma ero abituato a giocare con 40-50 mila persone ed ora è diverso. Per la squadra è diverso, c’è più voglia quando ti incitano, diventa difficile anche per gli avversari venire all’Olimpico e sentire questa gente che ti sta sul collo, ti mette pressione. Spero che si possa risolvere questo problema della Curva. Non so da cosa dipenda, però basta. Basta con queste barriere. È il momento di trovare una soluzione: levassero queste barriere, abbiamo bisogno della nostra gente. Con loro è tutta un’altra cosa. Chi sbaglia deve pagare individualmente, come è giusto che sia. Solo a Roma c’è questo problema, ma Roma è una città come le altre. Vogliamo la gente appassionata che venga a tifare la Roma e ci aiuti a condividere sensazioni e gioie. Vorrei sentirli di nuovo vicini, vorrei che, in attesa di trovare una soluzione, intanto tornassero. Su questo tema dobbiamo essere tutti uniti: società, squadra e tifosi”.

Qual è il goal più bello che hai fatto, secondo te?  “Sono due. Sono un po’ indeciso. O quello a Milano con il pallonetto a Julio Cesar, oppure quello al volo contro la Sampdoria a Marassi di sinistro. Bella lotta. Non è semplice, uno è di destro uno è di sinistro, perciò…”.