Spalletti: “Dobbiamo confermare la nostra fase di crescita. Da valutare Paredes e Fazio. Nainggolan? E’ tornato il guerriero”

Spalletti: “Dobbiamo confermare la nostra fase di crescita. Da valutare Paredes e Fazio. Nainggolan? E’ tornato il guerriero”

Questa la conferenza stampa di Luciano Spalletti alla vigilia del match casalingo contro il Bologna.

Il tecnico parla degli infortuni: “Nura, lo sapete, si allena con la Primavera. Mario Rui è a tre mesi dall’intervento e dalla prossima settimana si allenerà con la Primavera. Totti prosegue il lavoro individuale, Florenzi la riabilitazione. Manolas oggi farà lavoro individuale, poi tornerà in gruppo nella settimana di Bergamo con la transizione della prossima settimana. Emerson lavoro individuale, si spera di averlo a disposizione per Bergamo con il lavoro in crescendo dentro la prossima settimana. Seck oggi rientra in gruppo e va valutato. Fazio oggi rientra in gruppo però va valutato nelle situazioni reali d’allenamento, ovvero avere quella risposta dalla sua percezione alle cose vere. Paredes oggi ha fatto i controlli e sono negativi per quanto riguarda complicazioni maggiori. Si tratta di trauma al ginocchio destro. Proverà ad allenarsi, poi si vede come va. Anche lui bisogna farlo muovere. Ieri è stato fermo, perché non c’era poi la certezza di quelle che erano le sensazioni, quindi abbiamo preferito cosi. Oggi prova. Il suo è stato un trauma valgo, non è stata una distorsione, chiamiamolo uno stress distorsivo. Le immagini lo hanno fatto vedere bene, lui va nel contrasto e il ginocchio gli si apre un po’. Per Vermaelen non c’è al momento nessuna ipotesi chirurgica. Non ha bisogno in questo momento di alcun controllo di altri specialisti e non lo ha fatto, perché se ce ne fosse bisogno saremmo aperti a chi può darci una mano. Lui aumenta la forza e il dolore rimane tollerabile. La pubalgia richiede tempo e non si può fare con certezza la prognosi. Secondo noi siamo al punto dove sarà possibile riaverlo a disposizione in poche settimane che possono essere 2-3 o 4-5, secondo come risponde di volta in volta. Siamo vicini alla soluzione perché le risposte sono positive”.

Il Bologna non rinuncia a fare il suo calcio anche quando affronta avversari più difficili:  “E’ proprio cosi. L’ultima partita l’ha persa ma è stata da subito in inferiorità numerica. Contro una grande squadra ha giocato complessivamente una buonissima partita. Donadoni è un allenatore che sa dare un taglio di professionalità, di serietà e di qualità alle squadre che ha allenato e l’abbiamo visto. Il Bologna è una società forte, sta addosso ai giocatori e impone quello che deve essere il ritmo della squadra. Sarà una partita difficile come tutte le altre ma noi pensiamo di poter usare questa crescita costante che c’è stata e di poterla confermare e di poter fare una buona prestazione nonostante i problemini che abbiamo”.

Rudiger sta stupendo tutti per qualità e brillantezza atletica. Dal punto di vista atletico può giocare la terza partita in otto giorni? “Questa è una cosa che è corretta da porre. Bisogna valutarla questa cosa qui, perché in un recupero di un giocatore che ha avuto un infortunio cosi importante, fargli fare 3-4 partite di fila a distanza di pochi giorni, un po’ di rischio c’è. Bisogna sentire il ragazzo, bisogna valutarlo ed essere coscienti di quello che si fa, perché lui ha avuto un infortunio serio. Cercheremo di fare attenzione”.

Quindi ha più chance di recuperare Fazio di Rudiger? “Io se ho Fazio a disposizione lo faccio giocare, però anche lì bisogna vedere. Dice ‘sono a disposizione’, però poi mi si intossica e lo sento indurire… Poi la valutazione dei novanta minuti è un’altra considerazione fondamentale che bisogna fare. L’allenamento di oggi ci può dire qualcosa in più perché ieri molti di questi non si sono allenati, non hanno fatto niente. Quella che è la loro sensazione per noi è fondamentale, dopo l’allenamento e quello che succede nella mezz’ora di allenamento che facciamo oggi, perché poi oggi si farà un quarto d’ora in palestra, sette minuti di rapidità, venti minuti tra dentro e fuori di tonificazione e di rapidità, di messa in moto. Poi si farà un’altra mezz’ora di palla, quindi sono cinquanta minuti, un’ora per due situazioni ‘chiacchierate’, dove i muscoli stanno fermi per cui lì non rischiano niente. Però in questi cinquanta minuti un po’ di risposta si ha”.

Guardando i dati c’è una media di 3,4 gol a partita nelle 5 partite giocate all’Olimpico. 17 gol fatti e solo 4 subiti. Come può essere spiegato questo dato cosi elevato? “E’ una cosa un po’ casuale, perché ci è successo di vincere una partita in casa con 4 gol dopo aver fatto fatica per 80 minuti, dove siamo riusciti a trovare il gol che ha creato l’apertura e che ha creato un’inversione tattica della squadra che ci ha permesso in dieci minuti di sistemare la partita. Poi vedo altre partite fuori casa dove magari non abbiamo fatto risultato o abbiamo anche perso ma in cui c’è stato più equilibrio nell’andare a creare delle insidie o delle situazioni importanti da sfruttare ecco. Vedo più una cadenza corretta di creatività. Un po’ di casualità in quel che si è detto ora c’è, poi può darsi che casa nostra sia una cosa che ci fa sentire più tranquilli e più confortati. Però in generale vedo la squadra cresciuta, come ho detto l’altra settimana. Che la squadra sia cresciuta è tangibile, è visibile, è cresciuta in alcuni elementi ma è cresciuta nelle radici, è più radicata a quello che è il nostro stemma, il nostro colore e il nostro spogliatoio. Si vede qualcosa di diverso e non lo dico a caso. E’ chiaro che nelle partite si va ad evidenziare quella che è la fioritura, perché un albero fa i fiori e in base ai fiori si dice che è una bella pianta, però le radici sono forti ora. Si vede che c’è appartenenza. Il non volerci stare che si diceva l’altra settimana è evidente e si è visto anche nell’ultima partita, perché dopo aver preso gol siamo andati forte a tentare di rifarlo subito e ci è capitata un’altra situazione importante prima del gol di Edin. Si vede Edin che va a prendere palla sull’1-1 riportandola a centrocampo per guadagnare tempo. Il discorso era: fallo laterale al novantesimo minuto si va a prendere la palla e si batte velocemente perché si vogliono sfruttare quei tre minuti per vincere la partita. Perché noi dovevamo vincere la partita. Non bluffavamo per niente a dire quel che abbiamo detto. Quel che dico è la sensazione che ho avendo a che fare con questi giocatori. Non è il mio pensiero e basta, è anche la loro volontà. Loro volevano vincere la partita e il segnale forte lo hanno mandato fin da quando sono scesi in campo, nonostante quegli altri siano passati in vantaggio facendo una bella giocata e sfruttando una situazione creata bene. Poi però è sempre la reazione che comanda”.

Il ct del Belgio non ha convocato Nainggolan perché dice che non è in forma e che deve ritrovare la condizione. Nainggolan ha risposto dicendo di essere deluso perché si sente in forma. Come sta il giocatore? “Secondo me è il Nainggolan che noi vogliamo perché al di là dei gol si è fatto trovare pronto nel fare questo doppio ruolo che gli chiedo sempre. Parte trequartista, però poi quando hanno la palla gli altri viene a fare il mediano, cala a schiacciarsi sulla linea difensiva, riparte ad attaccare gli spazi, lotta, fa cominciare l’azione degli avversari, ora rifà un po’ tutto. Ha passato un paio di partite, come penso sia fisiologico possa succedere in tutti i calciatori, anche quelli fortissimi, di abbassare un po’ il livello di rendimento. Lui ora sta bene ora, è il guerriero che a noi piace, ha fatto rivedere la furia guerriera che lui possiede, che deve trasferire e che dobbiamo tutti prendere. In questo senso qui c’è sempre da portare qualcosa dentro di noi stessi in maniera corretta”.

Alla luce della crescita della squadra e in base all’emergenza che c’è in difesa e a centrocampo, la Roma è in grado di sostenere 4 attaccanti davanti? “Si, noi abbiamo calciatori forti. Poi magari dici, come nell’ultima partita, ma se ti capita di dover sostituire uno nel reparto difensivo, devi fare qualcosa di diverso da quello che impone la logica e può darsi che tu conceda qualcosa da un punto di vista di forza e qualità. Emerson ha fatto vedere nelle ultime partite di essere un giocatore da Roma, non lo si tiene qui per avere un calciatore in più da allenare, lo puoi usare e può darti il vantaggio che danno tutti gli altri calciatori. Nell’ultima partita avevamo solo 4 difensori e Daniele ha dovuto fare questo lavoro qui, ma era lo stesso un reparto difensivo affidabile perché sono calciatori che possono stare nella nostra rosa. Noi non abbiamo problemi a dover fare il nostro gioco, a dover creare le nostre qualità. E’ una cosa che possiamo fare anche domani questa qui. Di fronte abbiamo una squadra forte, ci manca Totti e di sostituzioni davanti non ne abbiamo molte e allora dici ‘me li gioco tutti? E se dopo devi cambiare la partita?’ Averne due che hanno qualità e che possono dare un’impennata ad un pezzo di gara dove non ti viene fuori il risultato è un’altra cosa a cui dobbiamo fare attenzione. Possono coesistere. Il 4-2-3-1 è nato in funzione dei giocatori che non abbiamo. Mi fa piacere dire che Stephan faccia dei rientri importanti ora, e ci deve fare attenzione, Salah deve ugualmente fare delle prese di posizione, oltre alle accelerazioni improvvise, dove permette agli altri di avere meno coperture di spazi quando debbono riconquistare la palla, deve essere il primo come ha fatto a Napoli ad andare addosso forte quando si va a fare un contropressing. Questo permette agli altri che rimangono dietro di mirare in meno spazio il posto dove arriverà la palla o mirare con più forza una zona in cui bisogna andare a fare una misura preventiva. Fa tutto parte di questo equilibrio qui”.
Le parole di Buffon e le polemiche nate in casa Juventus. Ha la sensazione che le squadre giochino contro la Juventus poco motivate? “Non ho in mano delle situazioni dove posso andare a guardare cosa succede alla Juventus perché io ho il totale impegno e attenzione per le nostre situazioni. Noi non siamo aiutati da niente e da nessuno. Nell’ultima partita contro l’Empoli il nostro portiere ci ha parato tutto. Le partite della Roma sono cariche di difficoltà. Non sono dentro la Juventus e non conosco i dettagli, non sono preparato”.
Il tiro da fuori area è una soluzione che si prova poco? “Noi abbiamo anche le qualità per fare questo, però la squadra funziona e secondo me li ha anche provati. A Paredes per ora non è andata bene. Forse Leo è quello che ha più castagna di tutti della squadra, perché ha veramente un tiro forte, e ci ha provato qualche volta da fuori. Si vede che non è tranquillo, lo ricerca troppo spesso e non riesce a far vedere la sua qualità. De Rossi è un altro che ha il tiro da fuori cosi come Emerson, Perotti e Nainggolan che ha un tiro potentissimo. E’ una casualità perché ci abbiamo provato a calciare da distanza un po’ più lunga. Magari vedendo che la manovra funziona e fidandoci di questa si anticipa meno la chiusura dell’azione e si va fino in fondo. Poi però sono sempre i risultati che contano, anche se quella è una soluzione che bisogna tenere presente perché quando le difese si chiudono è un qualcosa che spacca nel senso che ti fa saltare il problema della troppa densità delle squadre avversarie davanti alla porta”.