Sabatini: “In questo momento sto soffrendo, la Roma è tutta la mia vita”

La lunga intervista di Walter Sabatini al quotidiano La Nazione.

Tutto qui o ti manca qualcosa? «Fare il presidente. Non stupire. Enfatizzo, parlo di un ruolo che mi dia ampia autonomia, un budget definito, linee operative concordate e rispettate. Senza dover dare spiegazioni a Tizio e Caio. Il calcio non si spiega. Chi dice di poterlo fare è un illuso. Si possono raccontare aneddoti, descrivere situazioni, ma è qualcosa di phi grande, vuol dire entrare nella testa di chi lo fa, quale sia il ruolo. E’ materia incandescente che hai dentro, difficile da comunicare, più facile da realizzare dando ascolto a se stessi. Non sempre riesco a spiegare quello che voglio. Come dire: lasciatemi fare, ne parliamo con i risultati».
Buffo: è la stessa cosa che mi ha detto Tardelli, sogna anche lui di fare il presidente. Voglia di potere? «No, non è delirio di onnipotenza, lo dico senza presunzione. E’ una libertà impagabile. Il calcio di relazioni, dove si deve tener conto di questo e di quello, non è mio, aspirare a una presidenza è come essere libero. Di presidenti cosi in verità non ce n’e più….».
Il destino ha voluto che tu lavorassi, con almeno quattro straordinari presidenti: uno virtuoso, D’Attoma del Perugia, gli altri, protagonisti di stagioni e storie per molti versi indimenticabili, Gaucci, Zamparini, Lotito, personaggi da commedia dell’arte… «D’Attoma, un purosangue, una intelligenza sublime, ha portato il Perugia a livelli impensabili, a Paolo Rossi, a vittorie sensazionali. Ero un suo calciatore, ho vissuto quella stagione, un giorno mi chiama per una marachella, la solita notte brava fuori ordinanza e mi chiede di raccontarla; poi mi guarda negli occhi come sapeva lui e chiude la pratica con poche parole: “Tu sei un coglione”».
E gli altri? «Grandi personaggi. Gaucci mi ha licenziato e richiamato dieci volte. Generoso senza limiti. Un giorno mi ha regalato un De Chirico per un affare sbagliato…».
Sarebbe… «Siamo a Catania, in serie C, l’allenatore ‘taldeitali’, sbagliatissimo, non è di categoria, viene dalla A, a condizioni economiche disastrose, io ubbidisco a malincuore, lo prendo».
E lui ti premia con un De Chirico… «Un cavaliere, bello, utilissimo: quando l’ho venduto mi ha aiutato…»
Zamparini? «Il più turbolento. Prigioniero della sua rabbia, come la mia… La rabbia. Che come una guida conduce la nostra vita, una caratteristica chimica, esplode quando vuole, nelle sue azioni c’e sempre. Insieme abbiamo coltivato la nostra Utopia: portare la Champions a Palermo. L’abbiamo perduta d’un punto. Rabbia».
Manca Lotito. «E devo dirgli grazie. Sempre. Mi ha fatto lavorare quando ero squalificato. Abbiamo avito mille scontri ma gli devo gratitudine. Come vedi ho avuto presidenti veri, vivi, pressanti, polemici, arroganti ma esistenti, materialmente presenti, ci mettevano la faccia, risorse, impegno fisico. Gli ultimi presidenti reali…».
E invece adesso sei a piedi, due mesi senza Roma, come te la passi? «Sto soffrendo. Paralisi totale. La Roma non è un pezzo della mia vita: è tutta la mia vita. Certo, aspetto che mi cerchino per ricominciare, soprattutto perché dal primo mattino vivo solo di lavoro, il resto dell’esistenza è solo un corollario. Non sono capace di sbarcare il lunario. Ho bisogno di essere occupato…».
Hai anche una vita privata. «Soprattutto interiore, ma tutto dipende dal lavoro, ho un’esistenza rilevante ma riservata, non partecipo a eventi, non rilascio interviste… Dio mio con te, una storia di anni. Mi castigheranno…».
Capisco l”Amor Roma’, pero non m’aspettavo tanto… «La Roma è un impegno morale. La Roma non è mia, tua, di chissà chi, è della sua gente, è un sentimento di popolo, un amore vero ma anche innaturale. Ho vissuto dentro questa responsabilità di guidarla e la vivo ancora oggi, giorno dopo giorno, sentendomi colpevole o meritevole. Questa Roma è in verità anche mia, per i giocatori che ho scelto, per l’allenatore che ho voluto io: un uomo geniale, Spalletti ha un’officina sempre  aperta, ci lavora dentro con passione. Sarò sempre un tifoso della Roma…».
Hai fama di essere un dirigente capace anche perché utile al club. Leggendarie le tue plusvalenze, ma ti chiedo: quanti giocatori hai movimentato? «Centinaia. A partire dai settori giovanili».
Dove, tanto per dire, scopristi Nesta e Di Vaio. «Tanti i ragazzi che avrei voluto tenere sempre, davvero, e invece si deve essere sempre sul mercato, questo ti dicono: agitarlo, stagli dentro come in una battaglia, e i tempi cambiano e tutto diventa spasmodico. Una volta c’erano gli osservatori che viaggiavano in treno, vedevano, riferivano; coi mezzo d’adesso non hai neanche tempo di pensare».
Ho un mio elenco che comincia con Nesta e Di Vaio ma contiene di tutto, campioni e gregari. Nella Lazio Lichtsteiner e Diakite, Kolarov, Radu, Behrami; nel Palermo Ilicic, Acquah, Morganella, Pastore, Darmian, nella Roma Lamela, Benatia, Marquinhos, Pjanic,Nainggolan, Strootman, Manolas. Dimmi il tuo preferito. «Gattuso. Venne dalle giovanili della Roma a Perugia. Un ragazzo di Calabria. Lo misi in campo, dopo cinque minuti dovetti farlo uscire, picchiava tutti, ho temuto che ricambiando gli facessero male, lo mandai sotto la doccia e lui era una furia, gridava “Io sono un calabrese, non può trattarmi cosi…”. Adesso deve vedersela col Pisa, mica facile, ma secondo me lo farà crescere, le difficoltà aiutano…».
Uno come te può commentare questo Football Leaks, l’ultimo scandalo che, se rivela le chiacchierate finanze di Mourinho e Ronaldo, scopre l’acqua calda. Parliamo invece di Mendes, il superman. Del mercato globalizzato, dei fondi d’investimento e degli altri potenti… «Ci sono uomini intelligenti che sanno cogliere l’attimo fuggente. Vedono il calciatore, ne individuano le qualità e le fanno esplodere. Non mi riguardano, ma con le mie società sono stati sempre positivi».
lo parlerei piuttosto del sottobosco. Ero al Gallia quando arrivarono i carabinieri e chiusero il mercato. Passammo all’Hilton, tutto come prima… «Altri tempi, quando sapemmo che un avvocato faceva il procuratore, che risate! Ma il mondo cambia. Il primo agente fu Caliendo, comincio con Antognoni…».
A Messico 1986 mi propose di farmi da procuratore, e io a ridere: potevo fare soldi. «Eppure il calcio doveva cambiare, è cambiato, adesso tanti procuratori, agenti…».
Spesso familiari: Amarildo aveva la sorella Nicea, Altafini lo zio Marchesoni, Higuain il fratello, Icardi la divina Wanda che ha saputo bloccarlo all’Inter… «I parenti esistono da sempre, fin dalla categoria esordienti, e resistono anche con i più noti procuratori. E’ una specialità sudamericana e africana, arrivano ragazzi con padri spirituali, fratelli di latte… Si, la signora Wanda è stata positiva, forse solo un po’ troppo rumorosa».
La Juve prende 120 per Pogba e spende 90 per Higuain: sembra il solito mercato di cani e gatti. «Mercato opulento. Il calcio italiano ha un mercato composito, ci stanno dentro le vendite per soldi ma anche fibrillazioni popolari, spettacolarità, una vitalità straordinaria. I tifosi passano l’estate in passione totale. Il calcio è di tutti, tutti ne parlano come se fossero capaci di parlare, chessò, di farmaci e architettura. Si. Tutti sanno, tutti godono o soffrono. Ma in questo splendido campionato ci sta che all’improvviso Atalanta, Genoa, Sampdoria, Torino diano lezioni a tutti. Guarda l’Atalanta, che bella, che gioco con Gasperini».
Conosci Percassi? Lo ricordi da calciatore? «Ha fatto carriera a Bergamo, ma meglio come imprenditore… E’ un grande».
Ma tutti parlano dell’onnipotenza della Juve… «La Juve è la Juve, basta la parola».
La danno vincente anche stavolta… «Ma non ha ancora vinto, il mio cuore è tumultuosamente per la Roma».
A proposito, Strootman è stato perdonato, io mi ero messo dalla sua parte… «Ha un profilo personale e professionale inattaccabile. Cade perché sente qualcosa che non vede. E al di sopra di ogni sospetto».

Chiudiamo: il tuo calcio sembra rose e fiori. Eppure fra tanti che manovrano il mercato qualche cialtrone c’e. «Se vuoi, io faccio il presidente del Club Utopia. Ma stando nella realtà ti dico che se ci sono disonesti sono quelli che s’incastrano gente come loro».

Walter Sabatini esiste.

(La Nazione – I. Cucci)