Spalletti: “Feghouli? Ci vuole ancora del tempo. Giocare durante il periodo natalizio va bene ma servono nuovi impianti”

Spalletti: “Feghouli? Ci vuole ancora del tempo. Giocare durante il periodo natalizio va bene ma servono nuovi impianti”

Questa la conferenza stampa di Luciano Spalletti, allenatore dell’AS Roma, alla vigilia della partita contro il Genoa.

Il mister parla degli infortunati: “E’ una pagina sempre più scarsa quella del dottor Del Vescovo perchè abbiamo solo Florenzi, che prosegue il discorso del recupero, Vermaelen, che ha questo risentimento al soleo ed è rischioso perchè è rischioso, per cui si lascerà fuori, e Francesco a cui è venuta un’infiammazione al tendine d’Achille destro ieri, per cui oggi farà un lavoro differenziato a parte per quanto riguarda la valutazione di partecipare a questa trasferta oppure no. Non c’è altro”.

Il Genoa ha cambiato tanto: sono andati via Pavoletti e Rincon e sono arrivati Pinilla, Beghetto e Morosini. Inoltre il Genoa in casa ha pareggiato col Napoli e vinto contro Juventus, Milan e Fiorentina. Cosa la preoccupa di più della squadra di Juric? “Quando noi andiamo a giocare una partita guardiamo le gare che ha giocato questa squadra. In tutti i casi si guardano quelle contro le squadre più forti per vedere le reazioni o le difficoltà che hanno avuto. In Genoa-Juventus, Genoa-Fiorentina e Genoa-Milan hanno fatto vedere di essere una squadra veramente forte. Hanno dato seguito su quella che è la mentalità del modo di stare in campo da Gasperini a Juric, perchè anche loro sono bravi a modellarsi in base all’avversario che hanno. E probabilmente questo è anche un modo di giocare che stimola la sensibilità dei tifosi del Genoa. Fanno quasi una sorta di marcatura a uomo, una sorta di battaglia individuale dentro le partite, di contrasto individuale e si riescono a stimolare, il pubblico partecipa in questo stadio particolare. E questa è la maggiore insidia, oltre al fatto che giocano un bel calcio. Però poi è questo impatto fisico, questo impatto di partita da un punto di vista di lotta e di battaglia che, se si vanno ad analizzare le gare che hanno giocato, viene messo in risalto. Per cui la maggiore insidia è questa qui”.

Molti propongono di portare il Boxing Day anche in Italia. Lei cosa ne pensa del fatto di giocare anche nel periodo natalizio? “Non penso che sia una questione di calendario giocare le partite nelle feste natalizie ma credo sia più una questione di stadi, di come sono gli stadi, l’insufficienza da un punto di vista di conforto nella partecipazione alle partite. Prima di tutto in Italia bisogna fare gli stadi, bisogna creare disponibilità per fare gli stadi perchè il calcio è un movimento importante, perchè le famiglie vogliono andare allo stadio. Io incontro tante famiglie che vengono a Trigoria e che si vede che vogliono partecipare a quello che è questo spettacolo dello stadio. Abbiamo un’occasione, quella di essere gestiti da degli americani, e la spettacolarità dello sport in generale che si vede in America in Italia non si vede perchè siamo indietro, per cui probabilmente ci insegnano anche qualcosa sotto questo aspetto qui e ci danno qualcosa. Dobbiamo rispettare quello che è il sacrificio delle famiglie che vogliono venire allo stadio, perchè gli dobbiamo far trovare uno stadio dove si possa effettivamente partecipare e godere di quello che è lo spettacolo che dà il calcio. C’è chi dice che il pubblico può guardare la partita da casa, alle televisioni può star bene anche cosi, ma se un giapponese accende la televisione e c’è una partita inglese e una italiana e non sa di calcio, state tranquilli che guarda quella inglese. Il messaggio che manda una partita di calcio inglese o di calcio tedesco arriva fino sul divano del giapponese che la guarda in tv a casa o arriva dalla parte opposta del mondo. Anche per loro è una cosa importante avere gli stadi, perchè poi il calcio italiano sarà scelto ancora di più per guardarlo anche via cavo dall’altra parte del mondo in funzione della partecipazione degli sportivi che ci saranno dentro gli stadi. Per cui si ritorna a sottolineare il rispetto per quelle persone che poi mettono da parte anche i soldini per riuscire a pagare un biglietto che costa caro per vedere una partita di calcio, gli va fatto trovare uno stadio adeguato. Dobbiamo fare gli stadi, assolutamente. Se fa lo stadio la Roma sono contenti anche quegli altri perché poi saranno stimolati nel farne uno. Anche quelli della Lazio. Bisogna fare gli stadi. Prima quello della Roma”.

Quali sono le condizioni di Manolas? E’ pronto per giocare? “Manolas non sta bene dal punto di vista di completezza di preparazione, non ha il 100% delle possibilità. Verrà a Genova e metterà a disposizione la sua percentuale. Poi sarà una valutazione mia. Al momento sembra che non ci siano peggioramenti da un punto di vista fisico, è solo una questione di condizione e di conseguenza lui è dentro la squadra e valuterò nella strada della partita se usarlo subito, prima o dopo in base a quelle che sono le mie necessità”.

Mercato. Ha paura di perdere qualche big? “Qui sembra essere a un mercato dove si dice di tutto. Sembra essere veramente a Porta Portese. Un giorno appare che si hanno soldi da spendere, un giorno appare che bisogna vendere assolutamente un big. Facciamo un po’ di chiarezza soprattutto per quello che è il rispetto per gli sportivi, perchè gli sportivi della Roma vengono bene o male coinvolti sentimentalmente in base a quello che esce, perchè la passione degli sportivi viene stimolata se si vanno poi a dare dei messaggi sbagliati. Per quel che mi riguarda il mercato poteva anche non esserci perchè questa è la squadra che io ho scelto, una squadra forte, una squadra che può avere ambizioni e mi sta bene per quella che è. Poi è chiaro che se c’è qualcosa su cui dobbiamo andare a mettere mano, come in questa situazione in cui Salah è dovuto partire e Iturbe ha deciso di andare in una squadra che gli prometteva di giocare con continuità, è corretto e bisogna saper sopperire. Massara sta valutando quello che c’è sul mercato ma noi non siamo nelle condizioni di andare a dire: prendo questo o prendo quest’altro. Bisogna stare attenti a fare delle valutazioni dove ci si può poi inserire. Questa è la reale verità. Abbiamo una squadra che è forte e che per migliorarla sotto l’aspetto della qualità, sotto l’aspetto della forza, bisognerebbe andare a prendere calciatori su cui bisognerebbe investire delle somme che ora non possiamo investire. Questo è il discorso. I nomi che fate sono corretti, perchè li dicono anche a me. E’ giusto quello che è stato detto oggi, che probabilmente quello dove si sta direzionando ora l’attenzione è il nome di Feghouli però ci vorrà ancora del tempo, ne stanno parlando. Gli altri nomi erano delle ipotesi che si sono raffreddate, quella più possibile è questa qui. Ma è per rimpiazzare un giocatore. Cioè rafforzare la squadra vuol dire andare a comprare un giocatore che tu vuoi, poi puoi essere bravo anche a farlo in questa maniera qui perchè sta nelle qualità, nelle abilità, nella fortuna che una squadra fortissima mandi a giocare un calciatore come Iturbe che è andato a rafforzare il Torino, perchè il Torino ha preso un giocatore forte, e quella è un’abilità, è una coincidenza di alcuni fattori. La realtà però è questa. Questi giocatori sanno che io mi fido di loro, che la società si fida di loro e che debbono giocare sulle proprie forze e sul proprio numero perchè ci sarà un periodo in cui si giocherà ogni due-tre giorni e quello effettivamente richiamerà da un punto di vista numerico di essere a posto come squadra. Ma da un punto di vista numerico, perchè dal punto di vista di squadra è difficile metterci qualcosa, è quasi impossibile metterci qualcosa perchè noi siamo già forti”.

Juventus e Napoli con Rincon e Pavoletti si sono rinforzate? Sono più forti o hanno semplicemente colmato dei numeri? “Secondo me sono due giocatori che possono essere definiti come rinforzi. Sono andati a cercarli, sono giocatori mirati, sono giocatori scelti e Rincon piaceva anche a noi, per cui si sono rafforzati oltre ad essere già squadre fortissime e allo stesso livello della Roma. Noi siamo forti, loro sono altrettanto forti e hanno portato a casa un giocatore in più. Poi però anche in questo caso qui il valore si farà vedere dentro questa frenesia di partite che ci saranno in quei periodi lì, perchè gli undici li hanno già forti, possono fare già formazioni forti senza aver bisogno di mettere uno di più dentro. Poi nel giocare tante partite è chiaro che diventa un qualcosa in più avere un altro titolare a disposizione o il dubbio di scegliere a disposizione”.

A distanza di un anno dal suo viaggio a Miami da Pallotta quello che le era stato detto dalla società è stato rispettato? “Non ho richiesto mai niente. E’ filato liscio perchè a me non piaceva l’andazzo che c’era dentro la Roma, non mi piaceva dove stava andando la Roma, quelli che erano i modi di fare dentro le partite di calciatori forti cosi e mi dispiaceva essendo appassionato di questi colori e di questa squadra,  è stata più una questione di attenzione verso quello che è stato il mio passato dentro la Roma e verso quello che era il ricostruire il valore dei giocatori forti che io vedevo in televisione e che non davano quello che dovevano dare, le soddisfazioni soprattutto al pubblico della Roma da un punto di vista di rendimento di partite. Non era bello vedere la Roma in quel momento lì, per cui sono tornato perchè mi sembrava una squadra forte, mi piaceva lavorarci e sono contento di essere tornato. Non ho da chiedere niente. La squadra anche in questo campionato ha consolidato quella che è la sua forza perché lo sta facendo vedere, si sta rispettando il modo di lavorare, la professionalità, il rispetto verso quelli che sono innamorati di questi colori, l’impegno… e io non voglio niente, voglio andare avanti fino a fine campionato con questa squadra qui, non ho chiesto di cedere nessuno, non voglio niente, non voglio che mi vengano fatte promesse di nessun genere. Anzi, trovo un messaggio chiaro quello che dice Gandini a me che la società si aspetta di vincere perchè c’è tutto per vincere. Per poter continuare a meritare questa società bisogna vincere, abbiamo sempre detto cosi. Dobbiamo prendere atto di queste cose qui. La squadra deve sapere che è forte e deve dare il massimo per raggiungere il massimo obiettivo: non ci si scandalizza di niente. E’ in sintonia con quello che ho sempre detto: se non vinco devo far posto ad un altro. Come dice anche la società qui c’è tutto per vincere, i giocatori sono forti perchè i giocatori sono forti, loro stessi dicono che sono forti e io sono d’accordo, sono in sintonia con quello che loro dicono, per cui non dobbiamo scendere al di sotto del nostro massimo perchè tutti si dice allo stesso modo: voi ci dite di continuo che la Roma deve vincere perchè è forte, io dico che sono tornato perchè avevo da allenare una squadra forte, la società dice che qui c’è tutto per vincere, i giocatori dicono che bisogna vincere ma bisogna farlo vedere. Non c’è alternativa”.

Lei andrebbe mai ad allenare al Juventus? “Che domandina facile… Ora mi coglie di sorpresa, però io faccio questo come lavoro, sono un professionista, non capisco perchè ci ha messo solo la Juventus e basta e non ci ha messo la Fiorentina, l’Inter e il Milan, io faccio questo come lavoro, vado da tutte le parti ad allenare. Se continuerò ad allenare andrò da tutte le parti”.

Ancora il mister sull’argomento calciomercato: “C’è un acquisto che vorrei fare nel calciomercato: il nostro pubblico. Togliessero le barriere e facessero tornare il nostro pubblico allo stadio, questo è l’acquisto migliore che vorrei fare perchè gli allenatori bravi e i calciatori bravi si sostituiscono, ma la stessa cosa non si può fare con la passione del pubblico romanista per cui abbiamo bisogno di loro e sarebbe il miglior acquisto di questo calciomercato. E sicuramente le partite della Roma le venderebbero da tutte le parti  in tutte le televisioni con la Curva Sud piena e quelli di Sky dovrebbero dare il biglietto gratis alla Curva Sud”.

Sta pensando ad una formazione un po’ più fisica? “La formazione più o meno è quella, ci sono uno o due calciatori in dubbio. E’ una formazione di sostanza, è una squadra che ha fatto vedere anche nell’ultima partita di aver raggiunto un livello di qualità importante, ripartendo bene dopo quella sconfitta. Abbiamo evidenziato una certezza di squadra forte e questo deve diventare la nostra base, dobbiamo costruirci sopra. Dobbiamo essere bravi a saper scegliere, perchè a volte le partite importanti passano ma non ci rendiamo conto che determinano i commenti di un campionato intero oppure ce ne rendiamo troppo conto e non riusciamo a gestirle in una maniera tranquilla e a dare il massimo migliorando la performance dentro la scelta della partita importante. Le partite importanti sono tutte, le importantissime sono poche e a volte diventa difficile saper mettere tutto quello che abbiamo in quelle partite lì”.

Dirigerà l’incontro di domani Rizzoli: “Prima di tutto a volte sembra, quando si parla di queste cose, che ci sia solo il messaggio da dargli in conferenza stampa, invece abbiamo uno strumento importante che è quello delle riunioni che facciamo con la federazione, con l’Aia, dove loro cercano di spiegare quello che è successo nel precedente pezzo del campionato. Come è accaduto poi in quella riunione dove io ho trovato tutte le risposte a quello che cercavo. Io sono a posto e domani avremo tanti internazionali, c’è assoluta attenzione nei nostri confronti e sono molto contento che ci siano questi arbitri che hanno tantissima qualità”.

Si aspettava un rendimento diverso da parte di Bruno Peres? “Bruno Peres è un grande calciatore, ha questa qualità di tecnica e di velocità oltreché di resistenza, come ruolo preciso lo mettiamo più a suo agio se lo facciamo giocare da quinto perchè ha questa libertà di poter attaccare senza essere troppo condizionato dalla fase difensiva. In quello probabilmente non è forte come Rudiger, ad esempio, però poi ha altre qualità, altre caratteristiche. A me non sembra che stia facendo male, sembra che stia facendo bene. Poi è chiaro che quando commetti una leggerezza, un’interpretazione sbagliata su un episodio che ti determina un gol a sfavore tu ci poni gli occhi, ci poni attenzione e quello che fa poi il voto della partita perchè un gol sposta molto. Se poi ci si vanno a mettere le altre componenti, le altre caratteristiche di quello che bisogna andare a considerare nell’analisi di un giocatore si vede che è sufficiente in tutte le altre cose. Fa parte di quella squadra cui facevo allusione prima ed è un giocatore forte”.

Tavecchio ha detto che Roma e Napoli non hanno la struttura e la cultura della vittoria che ha la Juventus: “Per avere la cultura bisogna aver vinto, noi sono diversi anni che non vinciamo, quindi non è che abbia sbagliato tantissimo. E’ difficile vedere se la nostra cultura, il nostro modo di lavorare è corretto oppure manca ancora qualcosa perchè non avendo vinto non siamo dentro la possibilità di quella considerazione profonda. Però noi stiamo lavorando bene, abbiamo una società che investe nelle strutture, abbiamo una società attenta sul mercato, poi è chiaro che se si dice vincere, vincere, vincere, vincere e basta e non si dice crescere si va subito a fare la cosa per arrivare all’obiettivo anche usa e getta, senza creare una sostanza con una prospettiva di futuro. Ultimamente si parla del mercato dei cinesi e cosa vuoi fare? Vuoi confrontarti con loro su una capacità di spesa? No. Prima c’era il giocatore che per avere un contratto del genere e giocare partite di un certo livello doveva andare a giocare in una squadra importante, ora può succedere che arrivi una squadra cinese pronta a crearti la scorciatoia per arrivare al successo. Per sopperire al fatto che qualsiasi giocatore possa venire a mancare in qualsiasi squadra, o per sopperire ad un confronto finanziario che stanno proponendo loro in questo momento, c’è da far crescere qualche giovane, tornando a lavorare sulla prospettiva perchè se continua cosi i calciatori li prenderanno loro. Ho letto che vogliono mettere delle regole e credo che sia la strada giusta perchè le regole sono importanti in qualsiasi settore, però poi ci sono situazioni dove è più facile dare la possibilità di crescere oppure no. In questo caso qui è un po’ più difficile perchè noi parliamo solo di vincere. Però siamo tutti d’accordo: noi dobbiamo vincere”.