Gandini: “Noi puntiamo ad essere sempre competitivi. Mi piacerebbe vincere l’Europa League”

Gandini: “Noi puntiamo ad essere sempre competitivi. Mi piacerebbe vincere l’Europa League”

Queste le dichiarazioni di Umberto Gandini, ad dell’AS Roma, a Radio Anch’io 
La Roma non molla in campionato: “Assolutamente no. La Roma sta molto bene e penso che ormai sia il motivo di questo campionato, di una rincorsa costante e continua alla Juventus che sta facendo dei risultati straordinari e la Roma in assoluto, con il Napoli e le altre squadre che stanno cercando di colmare questo gap. Oggi siamo a meno sette, mancano ancora tante giornate, quindi continuiamo fiduciosi per la nostra strada che comunque è il campionato ma anche le altre competizioni cui siamo ancora in corsa”.
Il suo passaggio dal Milan di Berlusconi alla Roma: “E’ stato fino adesso buono soprattutto per la grande buona volontà dei miei collaboratori, della società e forse anche un po’ per via delle aspettativa. Sicuramente il fatto di avere una squadra competitiva che sta facendo molto bene ha aiutato questo sbarco. Mi sono caricato di grandissimo entusiasmo, mi trovo in una situazione per me esaltante, con l’opportunità di poter veramente portare un contributo importante a quella che è già una grande squadra, a quella che è una squadra che punta ad essere non solo in Italia, ma anche in Europa, una società di riferimento”.
Se la sente di garantire che questa squadra giocherà sempre per provare a vincere un trofeo? I tifosi ambiscono a questo:“Ambiscono non soltanto gli impagabili tifosi, che ringrazio in assoluto per il supporto e per la passione straordinaria, ma ambisce il presidente Pallotta e tutta la società e tutti i giocatori che penso lo stiano dimostrando domenica per domenica. Le dinamiche di una gestione di una società di calcio di vertice sono legate a tantissimi fattori e quindi indubbiamente va valutato con grande attenzione il momento in cui fare determinate scelte. La squadra è competitiva, competitiva come abbiamo detto e non ho difficoltà a confermare che lo sarà anche in futuro, abbiamo un’ossatura, una spina dorsale straordinaria con Szczesny, con Fazio, con Nainggolan in mezzo al campo, con Dzeko davanti che penso sia quasi paradigmatica per quanto riguarda il calcio moderno di oggi. Continueremo a lavorare su queste basi”.
Quale traguardo le darebbe più soddisfazione? Secondo posto in campionato, vincere la Coppa Italia dopo aver eliminato la Lazio o vincere l’Europa League? “Posso sceglierli tutti e tre immagino. Penso vincere l’Europa League, onestamente, perché è una competizione molto più importante e molto più difficile di come viene dipinta. Sarebbe la prima volta per quanto riguarda le squadre italiane e sarebbe una coppa europea che manca al palmares di questa grande società. Ovviamente l’obiettivo, che è quello che stiamo conseguendo, è quello di essere competitivi il più a lungo possibile in tutte e tre le competizioni. Abbiamo una semifinale di andata e ritorno con la Lazio molto importante che ci può proiettare ad una finale di coppa Italia in casa all’Olimpico; abbiamo una eliminatoria con il Villarreal, una squadra di un campionato importante, che ha una storia importante, che non sta facendo benissimo adesso ma che comunque va affrontata con grande attenzione e in una settimana-otto giorni ci giochiamo il passaggio al turno successivo; c’è la rincorsa alla Juventus che sicuramente sta entrando nel momento più topico per entrambi perché noi abbiamo le coppe, appunto, e la coppa Italia così come la Juventus e anche il Napoli devono affrontare il calendario con maggiore impegno”.
La situazione dello stadio: “Siamo sempre stati ottimisti e continuiamo ad esserlo. Crediamo che il nostro progetto, come tutti quei progetti che possono portare crescita al sistema calcio, siano da guardare con grande attenzione. Confido che il dialogo continuo con l’amministrazione ci porterà ad una soluzione positiva. Approfitto per dire che l’altro ieri è uscita una ricerca e l’Italia, in Europa, è la nazione che ha gli stadi più vecchi. Hanno un’età media di 70 anni, seguita dalla Spagna e dalla Francia con 58 e via via Inghilterra, Germania e Portogallo che sono, tra l’altro, nazioni che hanno avuto recentemente grandi manifestazioni: il Portogallo gli Europei del 2008, la Germania il Mondiale del 2006… Quindi io credo che il problema stadio, ma soprattutto la frequentazione degli stadi, quindi il riportare il pubblico allo stadio sia l’argomento principale che il sistema calcio debba affrontare nei prossimi mesi”.
Lo stadio e la spinta dei tifosi sistemati a ridosso del campo: “In Italia abbiamo sicuramente l’esempio dello Juventus Stadium che è diventato un fortino inespugnabile quasi. Noi stiamo facendo del nostro meglio anche all’Olimpico e il nostro record funziona però indubbiamente abbiamo un problema di assenza di pubblico, tante questioni legate alla mobilità, alla logistica, tante altre questioni legate alle normative e quello sicuramente è un po’ un tema dolente. In linea generale, se andiamo a guardare dove sono stati costruiti gli stadi nuovi, dove le società hanno investito, tutte le grandi squadre europee stanno pensando a grandi progetti sullo stadio, persino il Real Madrid e il Barcellona che sono già al vertice insieme al Bayern Monaco dei ricavi da stadio da anni, pensano a ristrutturare il Camp Nou, pensano a ristrutturare il Santiago Bernabeu… Il Manchester City degli sceicchi è cresciuto grazie allo stadio che hanno ristrutturato con il contributo della proprietà di Etihad, il Chelsea pensa ad ampliare lo stadio… E’ sicuramente la casa che diventa la parte più importante e quindi non è soltanto una questione di ricavo ma è anche in ottica di avere un sostegno continuo, di avere una fruizione del prodotto calcio migliore di a quella che abbiamo oggi. Oggi il prodotto calcio sta diventando fruibile soltanto in televisione, allo stadio diventa quasi un sacrificio andare a vedere la partita perché si è in assenza di informazioni, non si ha la stessa opportunità di capire cosa succede in campo rispetto a quelli che stanno a casa, la comodità e tante altre cose. Sicuramente la strada che il calcio italiano e il calcio europeo hanno già intrapreso, e che il calcio italiano deve intraprendere, è quella di portare alla fruizione del prodotto allo stadio esattamente come deve essere: cioè un grande piacere, una grande gioia e che possa portare davvero un grande supporto alle squadre”.
Il futuro di Luciano Spalletti: “Il dialogo con mister Spalletti è costante, trasparente e quindi ci vediamo spessissimo a Trigoria ma onestamente più di quello che ha detto lui, più di quello che abbiamo detto tempo fa, non posso aggiungere. L’interesse da parte della società è quello di proseguire con Luciano il più a lungo possibile, il suo obiettivo è quello di vincere e di fare risultati importanti, quindi abbiamo assolutamente identità di visione su questo. Per quanto riguarda il futuro quello che Luciano ha detto è assolutamente rispettato dalla società, ci parleremo al momento opportuno e valuteremo insieme quelli che sono i presupposti per continuare nel miglior modo possibile”.
Come avete gestito il “caso” Nainggolan? Come siete riusciti a spegnere le polemiche? “Direi con il dialogo, con l’applicazione delle professionalità che ci sono in questa società. Per quanto riguarda la posizione di Nainggolan, che ha espresso delle opinioni personali, io penso che il reato di opinione non ci sia più in Italia da tantissimi anni, e lo ha fatto in una circostanza privata che è diventata pubblica in una maniera francamente inqualificabile. Detto questo purtroppo è il rischio del mondo della comunicazione di oggi dove praticamente tutti sono diventati, o siamo diventati, dei reporter, perché con la tecnologia possiamo veramente fare di tutto. L’unica cosa che deriva da questa situazione, forse, è che tutti dobbiamo imparare, i giocatori ma anche tutti gli addetti ai lavori, a stare molto attenti alle comunicazioni che si fanno in pubblico e ci sono stati recentemente anche a livello politico altri esempi di questa situazione. E’ sicuramente diventato molto più difficile. Nella situazione specifica, in privato, uno può esprimere tantissimi concetti che ovviamente devono rimanere in quella sfera. Dal momento in cui vengono messi fraudolentemente messi a disposizione del pubblico cambia tutto”.
Un paragone tra Spalletti e altri allenatori che lei ha avuto? “Credo che Luciano sia molto Luciano Spalletti, non posso nel cosi breve tempo in cui sono stato a lavorare con lui fino ad ora esprimere un paragone. Ha un po’ di tanti, perché ha la forte attenzione ed attitudine al comando di Capello, ha la forte predisposizione alla difesa della squadra e dei proprio giocatori che ha Ancelotti, ha una capacità tattica molto accentuata, è molto bravo, così come è bravo ed è bravo Massimiliano Allegri, però è Spalletti, è Spalletti con il suo modo di essere, con la sua voglia di stupire, con le sue capacità. Quindi è un altro grande interprete di quella professione di allenatore che l’Italia sta interpretando nella maniera migliore in tutto il mondo”.
Ancora sul nuovo stadio. Tifosi e costi di accesso all’impianto: “Credo che ci siano tantissime circostanze che ti portano a pensare che gli stadi da 70-80 mila posti, nel nostro Paese, oggi siano un po’ anacronistici. La situazione è diversa magari in altri Paesi, come dicevo Madrid e Barcellona che hanno stadi enormi, li riempiono sempre e hanno forse beneficiato del successo che le squadre hanno avuto, dei giocatori straordinari che giocano in quei campionati. Il Bayern è nello stesso modo. Quello che noi pensiamo è che innanzitutto un nuovo impianto, per definizione, porta maggior pubblico, porta curiosità, porta il desiderio di vivere un’esperienza diversa e il caso Juventus Stadium lo dimostra ampiamente nel nostro Paese. Dopodiché si tratta di dare l’opportunità di fruire la partita nel miglior modo possibile, di dare servizi, di dare connettività, di dare la possibilità di partecipare veramente all’evento sportivo in una maniera più completa, con tutti quei servizi che oggi sono preclusi per problemi architettonici o per altre cose strutturali riguardanti gli impianti attuali del nostro campionato ma questo è sicuramente l’aspetto primario. Noi vogliamo riportare il grande pubblico a seguire la nostra squadra, il prodotto calcio è ad altissimo livello, squadre di vertice come la Roma sono anche divertenti, giocano bene a calcio e i risultati che abbiamo ottenuto, all’Olimpico soprattutto, sono un classico richiamo al nostro pubblico che sono convinto ritornerà presto all’Olimpico e soprattutto nel nuovo stadio”.
Quando anche la Roma inizierà a puntare sui giovani? “Noi abbiamo puntato sui giovani per tradizione, abbiamo uno dei migliori settori giovanili d’Italia, se non il migliore. Siamo una delle squadre di più alta classifica in Europa per quanto riguarda la produzione di giocatori che giocano in campionati professionistici. Abbiamo la nostra Under 19 Campione d’Italia, campione nella Supercoppa italiana, è ancora una squadra di vertice e continuiamo a produrre. Siamo molto contenti di quello che fa il nostro settore giovanile, il problema che noi abbiamo a Roma, cosi come tutti hanno a grandi livelli in Italia, è quello di non avere un campionato di passaggio, se non in prestito, se non la Serie B o la Lega Pro, per i giocatori che arrivati a 19-20 anni finiscono il percorso nel settore giovanile e non sono ancora pronti per poter giocare su un palcoscenico come Roma, Milano o Torino. Questo è un po’ un altro aspetto sul quale stiamo lavorando a livello regolamentare sia in Lega che nel dialogo con la Federazione e speriamo di riuscire ad arrivare ad introdurre un ammortizzatore tra la fine del percorso nel settore giovanile e l’inizio della carriera professionistica”.
Quando Totti smetterà di giocare che futuro avrà nella Roma?  “Innanzitutto Totti è un giocatore della Roma, ha un contratto fino al 30 Giugno e, come abbiamo detto in altre circostanze, toccherà a lui decidere quale sarà il suo futuro. Ha già un accordo in essere con la società per entrare nei quadri dirigenziali e questo è sicuramente un dialogo che affronteremo al momento opportuno. E’ impossibile pensare che Francesco Totti possa essere fuori dalla Roma. E’ un’icona del calcio italiano e non devo certificarlo io, è un’icona del calcio mondiale”.
Che fine ha fatto la grande società Milan? “E’ stato un percorso straordinario quello che il presidente Berlusconi ha fatto nei 30 e passa anni della sua proprietà ed ha scritto pagine di storia del calcio mondiale. E’ una società che è stata all’avanguardia ed ha insegnato tantissimo a tutti. E’ arrivato il momento in cui bisognerà mettere la parola fine e quindi cambiare. Il lavoro fatto da Galliani sotto il presidente Berlusconi anche quest’anno è ancora straordinario, ha fatto veramente dei miracoli a mettere una squadra importante a disposizione di Montella che sta un po’ pagando gli infortuni, le squalifiche e le difficoltà che sono riusciti a nascondere ad inizio campionato. Il passaggio societario è la cosa più importante, poi il Milan ripartirà”.
De Rossi resterà? “Anche lui è in conversazione con la società e anche Daniele ha un posto nella Roma”.