AS Roma – Presentato il Bilancio d’Impatto: le dichiarazioni di James Pallotta

Il presidente giallorossi Jim Pallotta è intervenuto durante la presentazione del Bilancio d’Impatto AS Roma alla LUISS.

“I contenuti del Bilancio di Impatto sono lusinghieri ed è la prima volta che una cosa del genere viene realizzata con una società sportiva italiana. Siamo orgogliosi che sia stata la Roma la prima. Questo ovviamente ci fa anche capire che c’è ancora molta strada da percorrere sia come Roma città sia come AS Roma. Abbiamo molte idee, molti progetti da sviluppare e non lo possiamo fare senza l’aiuto di molte delle persone qui presenti. Forse per molti di voi io sono l’americano un po’ sciocco ed ingenuo, l’americano che è arrivato qui per acquistare la Roma, ma in realtà quello che dovete capire è che io vengo da un quartiere di Boston che è al 100% composto da italiani, motivo per il quale mi sono sempre sentito prima di tutto italiano che americano. Lo stesso vale per i miei figli e i miei genitori. Motivo per il quale ho sempre avuto forte senso di responsabilità nei confronti di Roma e dell’Italia. Volevo restituite loro qualcosa. Più che dilungarmi in un lungo intervento vorrei aprire una sessione di domande e risposte con gli studenti”.

Noi studenti studiamo sempre le differenze di gestione tra eventi sportivi in Italia e negli Usa. Non ritenete che anche la Roma debba aprirsi di più ai tirocini per gli studenti?

“Penso che hai ragione al 100%. A Boston esiste con i Celtics, ovviamente l’università di Boston è una delle più attive del mondo in questo senso. Però ecco, prima di pensare a questo la nostra priorità in questo momento sono i giovani dell’AS Roma, noi abbiamo bambini e ragazzi che sono a Trigoria. Due-tre anni fa ho chiesto a Mauro Baldissoni “ma se quel ragazzo non riesce ad arrivare in prima squadra, che fine farà? Sarà disoccupato?”. Questo è il motivo per il quale abbiamo avviato il nostro programma di liceo sportivo, che garantisca istruzione a questi ragazzi. Quando la Primavera è andata ad Orlando, ovviamente i nostri calciatori erano più forti di quelli dei college americani, ma è stato offerto ai nostri ragazzi di poter studiare negli Stati Uniti. Abbiamo anche un sistema di tutor che assiste i ragazzi in questo senso. Anche chi non arriverà giocare nel Chelsea avrà la possibilità di giocare a calcio e ricevere una istruzione universitaria. Questo era il primo passo, ora dobbiamo aprirci agli studenti”.

Se quello è il primo passo, qual è quello finale?

“Il discorso dell’Impatto è qualcosa in evoluzione, con Roma Cares ci siamo concentrati sui bambini di questa città. Esistono molti programmi, progetti, in questo senso. In futuro, già ne abbiamo discusso con alcuni politici, ci piacerebbe organizzare delle amichevoli con grandi Club al Circo Massimo. Eventi unici come una sessione unplugged con Springsteen, un concerto da tre ore da trasmettere a pagamento e il cui ricavo andrebbe investito sul tessuto sociale cittadino, per avviare programmi di istruzione o ristrutturare edifici scolastici”.

In una sua vecchia dichiarazione aveva confessato di aver sbagliato nel collegare la ricerca del main sponsor con quella dei naming rights per il nuovo stadio. Come mai la squadra non ha ancora uno sponsor sulla maglia?

“Abbiamo sbagliato strategia, pensavamo di ricevere l’approvazione per la costruzione dello stadio un anno fa, poi cambiamenti politici hanno portato a dei ritardi per cui ci siamo concentrati su quello che si chiama il tessuto digitale dello stadio, contattando tante aziende per dettagli sull’allestimento della struttura. Per esempio: se impianti audio saranno LG o Samsung o altri, oppure quale sistema di pagamento usare. Negli ultimi mesi la società ha ricevuto 11-12 proposte dettagliate, proprio questa mattina alle 07:00 ho ricevuto una telefonata da uno sponsor asiatico. Nel complesso sono ottimista in vista della prossima stagione.

Che impatto ha avuto questo nuovo progetto su di lei e come vuole usarlo?

“Innanzitutto un sentimento di gratitudine per essere stati scelti come primo Club. Ci accorgiamo che sono state fatte tante belle cose ma che è ancora possibile farne tante, abbiamo forte senso di responsabilità nei confronti della comunità. Tutte le volte che vengo in Italia e a Roma, per me è deprimente comprovare come ci siano alti tassi di disoccupazione giovanile. Probabilmente ho sempre avuto un pregiudizio positivo nei confronti degli italiani, per me sono le persone più creative al mondo. È deprimente vedere come tantissime persone siano costrette ad emigrare negli Stati Uniti per avere opportunità. Tutto questo mi rattrista e deve finire. È sia un discorso sia politico sia economico, è una vergogna che tutto questo accada, va fatto qualcosa in questo senso. Quando è troppo è troppo!”.

fonte: asroma