La conferenza stampa di presentazione di Monchi

La conferenza stampa di presentazione di Ramón Rodríguez Verdejo, detto Monchi.
Umberto Gandini presenta Monchi: “E’ un grandissimo onore essere in questo momento, in questo tavolo con una persona di grandissimo spessore nel calcio mondiale. Vorrei solo dire due parole brevissime: la prima è per mandare un sentito e forte ringraziamento al presidente Jim Pallotta che è stata la prima persona che ha fortissimamente voluto che questa cosa accadesse e che si è adoperato personalmente moltissimo affinché Monchi accettasse di raggiungerci a Roma. In secondo luogo vorrei ringraziare per la professionalità e la dedizione che ha dimostrato ancora una volta Ricky Massara. Il nostro direttore sportivo ha gestito molto bene questo periodo di interim tra la partenza di Walter Sabatini e l’arrivo di Monchi. Ringrazio Ricky che resterà con noi e lavorerà con Monchi per il prosieguo delle nostre stagioni”.
In Spagna lei è considerato il migliore direttore sportivo del mondo. Diversi club erano interessati a lei, perché ha scelto la Roma? “Buongiorno a tutti. Vorrei innanzitutto scusarmi con chi negli ultimi 3-4 mesi mi ha scritto regolarmente. Non ho risposto con educazione dovuta semplicemente perché in quel momento dovevo concentrarmi e pensare esclusivamente al mio club: il Siviglia. Non mi considero il miglior direttore sportivo del mondo. Mi considero una persona fortunata, nella carriera che sta perseguendo. Una carriera a cui ho dedicato tantissimo tempo e tantissimo sforzo. Avevo altre opzioni e club che per nome e tradizione potevano risultare più interessanti, più altisonanti ma una volta che ho lasciato Siviglia, e per me è stata una scelta molto complicata, e saputo dell’interesse della Roma ho avuto subito le idee chiare. Per quale motivo? Perché considero che in questo club vi sia un margine di crescita molto grande, partendo però da una base che già esiste. Qui non ricominceremo da zero, è stato svolto un lavoro straordinario dal mio predecessore Walter Sabatini e da Ricky nel periodo nel quale ha ricoperto questo incarico. Però credo che vi siano ottime possibilità di crescere, di entusiasmarci e di sognare. Ho parlato con il presidente Jim e so che qui alla Roma avrò la possibilità di lavorare essendo me stesso, essendo Monchi, perché se la Roma si è interessata a me era perché ero Monchi e sono sicuro che mi permetteranno di lavorare essendo me stesso”.
Lei è qui per preparare il futuro che però dipende anche dal presente fatto di quattro partite fondamentali. Cosa dirà alla squadra? “E’ evidente che non avrò una forte influenza per quanto riguarda questa stagione perché non avrò molto tempo, sono arrivato nella parte finale. Sono arrivato pensando maggiormente al futuro ma il nostro futuro dipende da questo presente e questo vale club, per i tifosi e per tutti. E’ un futuro molto stimolante perché ci giochiamo il secondo posto che vale l’accesso diretto alla prossima Champions League. Sono a disposizione di tutti, del club e dello staff tecnico. Da quando ho messo piede in questa società mi sento una parte integrante del club e sulla base del presente costruiremo il futuro”.
La Roma per ridurre la distanza dalla Juventus cosa deve fare? “Sono qui concentrato sul futuro ma preoccupandomi essenzialmente di quello dove posso intervenire. Conosco il potenziale della Juventus e sono e sono sempre stato ambizioso. Questo non vuol dire vendere fumo. Siamo qui per trasmettere delle realtà. Colmare il divario con la Juventus non è facile ma non è impossibile. Inoltre, nella rosa attuale, abbiamo ottimi argomenti da sfruttare per cercare di colmare questo divario. Però sarà necessario continuare a lavorare e lavorare molto, cosa che non mi sembra impossibile, si difficile ma realizzabile sulla base di quello che abbiamo oggi in termini di rosa. Nella rosa attuale ci sono ottimi argomenti per il futuro”.
Capitolo dedicato ai cori razzisti: “E’ un tema che mi preoccupa, come credo che preoccupi tutte le persone che sono qui oggi. In Spagna il tema si sta gestendo abbastanza bene e questo grazie al contributo di tutti: club, federazioni, governo, giocatori e allenatori perché tutti seguono la stessa linea e hanno la medesima ossessione. Credo che in Italia si possa fare lo stesso però sarà necessario l’aiuto di tutti, noi addetti ai lavori che dobbiamo collaborare, voi stampa che dovete denunciare, perché un calciatore professionista deve uscire dal campo arrabbiato per aver perso una partita ma mai perché insultato per il colore della sua pelle o per la propria ideologia. Ho passato questi giorni con Antonio, un ragazzo che ho conosciuto e mi sembra un ragazzo straordinario. Antonio sta soffrendo per questo tema e invito tutti a proteggere lui ma non solo lui. Parlo anche di Muntari e tutti i calciatori in questa condizione. Siamo nel 2017 e non dovremmo parlare di questi temi cosi come stiamo facendo. Chiedo sostegno e aiuto e prontezza nel denunciare questi episodi”.
C’è un segreto per cambiare il Dna di una società a livello di trofei vinti? “Non credo che ci siano segreti, non ci sono formule magiche. Non esistono due club identici, ogni club ha una sua fisionomia, ha una storia e una città dietro. Il segreto del Siviglia è il lavoro. Ma il lavoro non è solo acquistare un calciatore o vedere tante partite. Il lavoro è molto di più. I tifosi meritano che i loro sogni vengano realizzati ma tutti devono aiutare il club, perché se non andiamo tutti nella stessa direzione è difficile  raggiungere gli obiettivi. Questo è stato fatto a Siviglia. Anche a Roma ci riusciremo. Questo è il mio messaggio: i tifosi meritano di vedere i propri sogni realizzati e io sono qui per cercare di aiutarli. Dobbiamo essere tutti uniti: da Pallotta a Monchi ad ogni singolo dipendente del club. Questo è il primo passo per iniziare a vincere”.
Cosa pensa lei della situazione del tecnico Luciano Spalletti? “Voglio raccontare una storia, un segreto. La prima volta che sono stato contattato per valutare l’opzione Roma, quella notte, pensando ai pro e ai contro, l’unico vero contro era quello che avrei dovuto lasciare Siviglia, perché per me rappresenta casa mia. I pro? Erano diversi. Uno di questi era quello di lavorare con Luciano Spalletti. Avevo voglia ed entusiasmo di lavorare con lui, perché lo considero un allenatore molto importante. Cercherò di realizzare questa possibilità, ma ad oggi non ci possiamo distrarre. La cosa più importante ora è Milan, Juventus, Chievo e Genoa. Conservo la speranza che possa restare con noi perché è uno dei motivi che mi ha attratto per venire qui. Poi vedremo se ci riuscirò, io ci proverò. Ho questa voglia e questo entusiasmo”.
Come sarà lavorare in un club dove lei non avrà un vincolo emotivo cosi forte come a Siviglia. A Siviglia non riusciva a lavorare più liberamente? “E’ la prima volta che esco da Siviglia, non solo come ds  in tutti i sensi. Sono arrivato lì a 19 anni, sono stato calciatore e poi ds. E naturalmente all’inizio si ha paura perché si tende ad aver paura dell’ignoto. Neanche nei miei auspici migliori avrei potuto immaginare un’accoglienza migliore qui a Roma da parte di tutti, club, tifosi, colleghi di altre squadre, italiane e spagnole. Questo ha reso più semplice questa mia traversata. Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicini. La partita è iniziata essendo già in vantaggio per 1-0. Per le altre questioni ho lavorato a Siviglia nelle migliori condizioni possibili di lavoro. Da uno a dieci dico venti. Impossibile trovare condizioni migliori. Nel momento in cui davo questo passo nuovo ed importante era per me fondamentale trovare queste condizioni che spero di ritrovare anche a Roma”.
Il futuro di Totti e De Rossi: “Inizio rispondendo su Daniele De Rossi. La voglia e l’interesse delle due parti è lo stesso. Sia Daniele che la Roma vogliono continuare insieme e dovremmo essere particolarmente imbranati per non riuscire a raggiungere un accordo di questo genere. Ho conosciuto Daniele grande giocatore e ragazzo fantastico e cercheremo di raggiungere queso obiettivo comune. Per quanto riguarda Francesco sapevo che vi era un accordo tra Francesco e la società che prevedeva che questo sarebbe stato l’ultimo anno come calciatore e a partire dal prossimo anno aveva già un contratto che gli avrebbe permesso di continuare come dirigere della Roma. Chiedo che Francesco sia il più possibile vicino a me per insegnarmi cosa è la Roma, perché lui è la Roma. Chiedo davvero che mi stia vicinissimo, se lo vorrà. E se riuscirò soltanto ad imparare quello che è l’1% di quello che lui sa della Roma mi potrò già ritenere soddisfatto e fortunato”.
Quanto ha influito la figura di Franco Baldini nella sua scelta? “Non so dire quanto ha inciso Baldini in questo processo, quello che ha influito è stata la Roma. Baldini aveva ricevuto il mandato da Pallotta per contattarmi ma io non mi sono innamorato di Baldini ma della Roma”.
Quanto può influire sul mercato del club il piazzamento della Roma in campionato? “In questo momento sto seguendo tre corsi accelerati: di italiano, cercando di imparare tutti i nomi dei dipendenti, e un corso accelerato di ambizione, perché la Roma  una squadra ambiziosa. L’accesso alla Champions League dà accesso a del denaro importante ma il denaro non è tutto. Dobbiamo centrare questo obiettivo della Champions League per il prestigio che questo comporta, per la crescita del marchio e per attirare giocatori importanti. La preoccupazione maggiore non è legata al denaro ma ad una questione di prestigio”.
Alla Roma pensa di dover ripercorrere la strategia di vendere e poi acquistare vista a Siviglia? “Quella di Siviglia era una strategia necessaria per cercare di lottare per quegli obiettivi ambiziosi che ci eravamo posti. E’ una strategia che può essere anche pericolosa. Siamo riusciti a risolvere il tema finanziario generando anche delle plusvalenze. Un’analisi di questo genere sarebbe comunque parziale perché oltre ai numeri economici a Siviglia quello che è stato importante sono stati i successi sportivi e a Roma lavoreremo per questo. Do un’interpretazione della domanda. Sul timore di vendere calciatori, il problema non è vendere ma è comprare male. Questo vale per tutti Lavoreremo su una strategia condivisa, idonea per raggiungere questi successi. Crede che io sia venuto qui, lasciando casa mia, per non vincere?”.
Esiste per la Roma la parola incedibile? “La risposta tipo, quella che insegna il manuale, è che esistono giocatori incedibili ma ho già detto che non sono qui per vendere fumo e vi dico che non ci sono giocatori incedibili. Ci sono calciatori più importanti e meno importanti. Questo non vuol dire che la Roma dovrà vendere i giocatori ma che analizzerà e valuterà tutte le offerte che le perverranno. La Roma non ha un cartello appeso al collo con scritto si vende, ma ne ha uno con scritto si vince”.
Cito due giocatori che lei ha comprato: Sergio Ramos e Dani Alves. Ma li ha comprati quando erano giovani. Lei alla Roma dovrà cercare giocatori di questo tipo o il suo obiettivo un giorno è quello di comprare Higuain? Il primo obiettivo è Kessié dell’Atalanta? “Una piccola precisazione, Ramos non è stato acquistato, era un prodotto del settore giovanile del Siviglia mentre Dani Alves è stato acquistato che era molto giovane. A me piace lavorare con i giovani ma non è un’ossessione. L’obiettivo è comprare giocatori che abbiano due caratteristiche che siano forti e che abbiano fame di vincere, che abbiano voglia, volontà ed entusiasmo. Poi se hanno 19 o 28 anni è uguale. Kessié è un ottimo calciatore, che la Roma segue, ha delle ottime referenze ed è una possibilità. Vediamo quello che succederà. Siamo agli inizi e poco altro posso aggiungere”.