ROMA-TORINO. A PRIMA VISTA…

ROMA-TORINO. A PRIMA VISTA…

Ricordo un altro Roma – Torino, di festa che già impazzava, nel conforto dei numeri che nessuno poteva più scalfire; di un presidente che si cuciva sul cuore la gratitudine della sua gente, sotto lo scudetto, alla quale aveva cambiato il destino. È una simbologia non casuale, quella di oggi, nel giorno di Dino Viola e di un ricordo via via più fulgido, come se gli anni fossero la cera dell’appartenenza.

Cos’avrà da sbracciarsi Mazzarri? Al primo stridere di parastinchi comincia la sua tragicommedia di braccia larghe e occhi strabuzzati da un’incredulità esibita come al solito con la mimica plateale di chi ha deciso già nel sottopassaggio che ci sarà il Giacomelli di turno al quale dare la colpa. Manca solo il sale di Oronzo Canà, nella panchina granata.

Cristante, Zaniolo, Pellegrini: il patrimonio tecnico – anagrafico della Roma che a Monchi piacerebbe consolidare per poi vederla alle prese con un futuro autorevole, nell’attesa che ciò che meritiamo si possa declinare al presente. Basta togliere il cartellino del prezzo da qualche maglia, qualcuna almeno.

Il vantaggio della Roma, con Fazio che rimette palla in mezzo da destra, presto e bene, è sintesi di persistenza e pervicacia: quelle con cui Zaniolo, da terra, arpiona la palla, la protegge, la reinventa in occasione della seconda conclusione, cercando con la stabilità del destro tutta la forza per colpire col sinistro. I guanti di Sirigu servono solo per applaudire.

Nel frattempo, praticamente senza riscaldamento dopo il forfait di Ünder, El Shaarawy si riprende un po’ di Roma, con grande versatilità e impegno ancora maggiore.

Si prende fascia e rigore, Kolarov raddoppia dopo un tempo signorile di rincorsa.

C’è un giocatore nuovo nella Roma, non ancora per merito del mercato di gennaio: a Rick Karsdorp ha fatto bene diventare danese per un giorno, durante la settimana; scherzi a parte, spinta e spunti in più di un’occasione e stavolta non c’è l’Entella, con tutto il rispetto, a mitigare i giudizi.

Che il Toro non muoia mai, a parte la retorica, lo rivela, più del palo di Falque nel finale, il fatto che Belotti e compagni ripartono appena possono, come possono.

Quando arriva il gol dei granata, con una conclusione chirurgica di Rincon con l’interno destro a rientrare, sibila a un paio di centimetri dal palo, ci si chiede se Olsen abbia fatto proprio tutto il possibile.

Purtroppo l’interrogativo si ripete quando Ansaldi, con rasoterra a incrociare, pizzica l’angolino del pareggio, dopo il velo decisivo di Parigini. Partita da reinventare.

Nel frattempo, un probabilissimo rigore per la Roma, ma nessuna chiamata dagli stanzini digitali.

Subito dopo l’avvicendamento tra Kluivert e Schick, arriva uno dei gol più importanti, fino a ora, della stagione: El Shaarawy riporta la Roma al momentaneo quarto posto, ridà voce all’Olimpico.

Santon per Karsdorp, per l’ultima parte: applausi e denti stretti, pioggia e possesso palla.

4’ di recupero.

Fischia Giacome’, che ha pure smesso di piovere.

(Rivista La Roma – P. Marcacci)