ROMA-BOLOGNA. A PRIMA VISTA…

Ci sono fischi e fischi: non è un sofisma il nostro. Quelli che sottolineano la fine del primo tempo sono veri e propri sibili figli non soltanto della disapprovazione, ma anche della frustrazione ingenerata dal dover prendere atto, dopo metà gara, del fatto che ai proclami della vigilia non ha fatto seguito un approccio alla partita che ci aspettavamo cannibalesco, famelico, agonisticamente totalizzante. Tutti aggettivi che dopo 45’ merita il Bologna di Siniša Mihajlović, che ha evidenziato una crescente intensità e una concentrazione assoluta, a cominciare dai singoli confronti, interpretati come duelli, in ogni settore del terreno di gioco.

La Roma non può essere questa: soggiogata dalla contraerea di Santander e dai conseguenti varchi di cui beneficiano Soriano e compagni; eppure, al termine della prima frazione ci si ritrova a benedire i guanti e gli scarpini di Olsen, lo spirito di sacrificio di Dzeko in più di un’occasione, infine la traversa sulla quale si stampa il vantaggio che i rossoblu avrebbero meritato soprattutto dalla mezz’ora in più.

Ma è il Bologna che è in grande spolvero atletico e motivazionale o la Roma che è scesa in campo con un atteggiamento deplorevolmente molle? Il tecnico del Bologna lo si conosce: tatticamente non è un raffinato; è, soprattutto nella fase iniziale del proprio lavoro in un club, un motivatore intransigente; ergo, che cosa potevano aspettarsi gli uomini di Di Francesco se non una Maginot avversaria con fastidiose “punture” in fase di ripartenza?

Non che la ripresa cominci sotto altre premesse; però c’è El Shaarawy, che ha rilevato Cristante e che al minuto 53 finisce in un sandwich tra maglie felsinee nel cuore dell’area: Di Bello indica subito il dischetto, poi trova anche il conforto attraverso il proprio auricolare. Kolarov affila il rasoio e mette dentro il vantaggio della provvidenza (minuscola, dai).

Subito dopo, Olsen è straordinario per il riflesso su una conclusione tesa di Poli al volo, avendo anche visto partire in ritardo il pallone.

C’è un rigore più rigore del precedente, al minuto 61, su Zaniolo, un centimetro dopo l’ingresso in area.

Svanberg per Edera, nel Bologna, al minuto 65. Subito dopo, De Rossi per Kluivert: chissà che messaggio è, una mossa del genere, per il tecnico avversario. Però le partite si portano a casa anche così.

Arriva anche Dzemaili in luogo di Poli, al minuto 72. Un altro incursore per Mihajlović.

Minuto 73: angolo da sinistra, De Rossi di testa “sterza” il pallone sul lato opposto dell’area, Fazio si presenta all’appuntamento con una girata perentoria, che Skorupski sente solo fremere in fondo al sacco. Provvidenziale.

Bologna ancora vivo, come dimostra la girata di Helander al minuto 78, deviata sul fondo da Manolas.

Non si può, né si deve stare mai tranquilli, meno che mai se si effettuano retropassaggi corti come quello di Kolarov verso Olsen, sul quale si avventa Santander. Ancora tanto Bologna, ancora Santander suggeritore, ancora Olsen, oggi quasi invalicabile, su Falcinelli.

Minuto 84: ecco il “quasi”: Sansone dribbla in orizzontale una retroguardia intera e poi conclude con una rasoiata in diagonale.

Finale vietato ai cardiopatici.

Nel frattempo, Santon per Florenzi (fischi di routine, ormai).

Ultimi minuti di controllo e fatica, di soglia d’attenzione e acido lattico.

4’ di recupero.

La Roma prova a permettersi il lusso di trascorrerli nella metà campo avversaria. Però il Bologna ne ha ancora, quindi si riversa in territorio romanista. Dijks fa un’entrata da CTO su Dzeko, sotto la Sud: giallo e istanti guadagnati, ma il numero nove romanista rischia di farsi male sul serio.

Alla fine la Roma porta a casa una partita brutta, sporca e cattiva. Proprio per questo, i tre punti sono succulenti, prelibati, addirittura “cicciotti”, anche perché conditi dai risultati della giornata di campionato. La prestazione? Faticosa. Ma sarà così fino alla fine.

(Rivista La Roma – P. Marcacci)