Francesco Totti dice addio alla Roma – La conferenza stampa integrale

Francesco Totti dice addio alla Roma – La conferenza stampa integrale

Oggi Francesco Totti ha salutato la Roma. Il Capitano ha lasciato il ruolo da dirigente. Ecco la sua conferenza stampa integrale.

“Innanzitutto vorrei ringraziare il presidente Giovanni Malagò per avermi dato questa opportunità, in questo posto bellissimo, uno dei posti più importanti per gli sportivi. Certo, la comunicazione sarà un po’ meno bella rispetto al posto. Alle 12.41 del 17 Giugno 2019 ho mandato una mail al CEO della Roma dove ho scritto un po’ di parole, un po’ di frasi per me impensabili, inimmaginabili. Ho dato le mie dimissioni dall’AS Roma e speravo che questo giorno non arrivasse mai, invece per me è arrivato questo fatidico giorno, per me molto brutto e pesante. Però, viste le condizioni, penso che sia stato doveroso e giusto prendere questa brusca decisione, anche perché non ho mai avuto la possibilità operativa di poter lavorare sull’area tecnica con la Roma. Perciò ho preso questa decisione un po’ difficile, pensata da tanti mesi ma la più coerente, la più giusta, perché davanti a tutti ci deve essere la Roma. La Roma è una squadra da amare, dobbiamo starle sempre vicino. Oggi non devono esserci le fazioni pro Totti, pro Pallotta o pro Baldini, l’unico obiettivo dev’essere la Roma e l’amore nei confronti di questi colori. È normale che poi, come ho sempre detto, i presidenti passano, gli allenatori passano, i giocatori passano, le bandiere non passano, quello no. Però diciamo che questo mi ha fatto pensare tanto e diciamo che non è stata colpa mia prendere questa decisione. Non so più che dirvi poi. E’ finita la conferenza, i titoli ce l’avete tutti… (ride ndr)”.

Hai mai pensato, in questo periodo, di dire chi me lo ha fatto fare? “No, ‘Chi me l’ha fatto fa’’ no, perché, come ho sempre detto, la Roma l’ho sempre messa davanti a tutto. È la mia seconda casa, se non la prima perché poi alla fine ho passato più tempo a Trigoria che a casa. Per me prendere questa scelta è stato difficilissimo, perché io ho sempre voluto portare ad alti livelli questa società, questi colori e questa città in giro per il mondo per farle fare bella figura”.

Hai detto ‘non è stata colpa mia’, di chi è stata la colpa? “Non è stata colpa mia perché non ho mai avuto la possibilità di esprimermi, non mi hanno mai coinvolto in un progetto tecnico. Il primo anno ci può stare, il secondo già avevo capito cosa volessi fare e non ci siamo mai trovati, non ci siamo mai aiutati l’uno con l’altro. Anche perché loro sapevano le mie intenzioni e la mia voglia di poter dare tanto a questa squadra, a questa società, ma loro principalmente non hanno mai voluto. Mi tenevano fuori da tutto”.

Cosa ti senti di dire alla gente? Ti senti di dire che non sarà un addio ma un arrivederci? “Io al popolo di Roma, alla gente di Roma devo solo dire grazie per come mi hanno sempre trattato. C’è stato sempre un reciproco rispetto, sia in campo che fuori. Perciò posso solo dire solamente di continuare a tifare questa squadra, perché la Roma va sempre tifata e va sempre onorata. Per me è la squadra più importante del mondo. Vederla in questo momento così di difficoltà mi rattrista e mi dà fastidio perché la Roma è la Roma e i tifosi della Roma sono particolarmente diversi dagli altri: la passione, la voglia, l’amore che ci mettono nei confronti di questa squadra è talmente grande che non potrà mai finire. Perciò io anche da fuori continuerò sempre a tifare Roma. E come hai detto tu è un arrivederci, non è un addio, perché da Francesco posso dire che è impossibile vedere Totti fuori dalla Roma, quello mi dà fastidio. E da romanista non penso che possa succedere. Perciò in questo momento prenderò altre strade e nel momento in cui un’altra proprietà punterà forte su di me, io sarò sempre pronto”.

Hai detto che prenderai altre strade: ti chiedo se sei già pronto per farlo e cosa vorrai fare. C’è qualcuno che è più colpevole di altri in questa situazione? “Diciamo che in questo momento ce ne sono tante di cose che posso fare. Sto valutando tranquillamente, in questo mese valuterò tutte le offerte che ci sono sul piatto, e quella che mi farà stare meglio la prenderò con tutto il cuore, perché ho sempre fatto così, ho sempre dato il massimo in tutto quello che ho fatto e se prenderò una decisione sarà quella definitiva in questo momento. Non c’è un colpevole, non sto qui ad indicare la colpa di uno o di un altro. È stato fatto un percorso, non è stato rispettato e alla fine ho fatto questa scelta”.

Hai detto ‘mi hanno fatto smettere di giocare’, oggi dici ‘mi fanno lasciare la Roma’. Nell’ultimo anno e mezzo si è detto che Totti è stato un fenomeno in campo ma fare il dirigente è un’altra cosa. Tu ti sentivi pronto per fare il dirigente in questa Roma? Su quali basi? Ti hanno promesso qualcosa? Ti sei sentito scomodo per questa Roma? “Tutti sappiamo che mi hanno fatto smettere, hanno voluto che io smettessi. Sul lato dirigenziale avevo un contratto di 6 anni, perciò sono entrato in punta di piedi perché per me si trattava di un altro ruolo e di una novità. Andando avanti col tempo ho capito che sono due cose totalmente diverse, anche stando sempre nella stessa società: il campo è una cosa e fare il dirigente è un’altra. Di promesse ne sono state fatte tante, ma alla fine non sono mai state mantenute, per quello che loro sapevano che io volessi. Quindi è normale che col passare del tempo giudichi e valuti, anche perché anche io ho un carattere e una personalità, e non sto lì a fare quello che ogni tanto mi chiedono di fare. Lo facevo per la Roma, ma andando avanti col tempo non mi sembrava il caso di continuare e di mettermi a disposizione di altre persone che non hanno mai voluto che io facessi questa cosa”.

In questi anni si è usato il neologismo detottizzazione. E’ un percorso iniziato quando sei diventato dirigente o ha radici più lontane, da quando c’è questa proprietà? C’è anche una deromanizzazione? “Diciamo che è stato sempre un pensiero fisso di alcune persone levare i romani dalla Roma e questo è stato sempre un pensiero. Alla fine è prevalsa la verità e sono riusciti ad ottenere quello che volevano. Da 8 anni a questa parte, da quando sono entrati gli americani, hanno cercato in tutti i modi di metterci da parte. Man mano che passavano gli anni hanno cercato in tutti i modi… diciamo che è quello che hanno voluto. Hanno voluto questo e alla fine ci sono riusciti. Ho sintetizzato perché mi ha bloccato Paolo (Condò, ndr)”.

I rapporti con Baldini? “Il rapporto con Franco Baldini non c’è mai stato e mai ci sarà, perché se ho preso questa decisione penso che sia normale che ci siano degli equivoci e dei problemi interni della società. Uno dei due doveva uscire e mi sono fatto da parte io perché troppi galli a cantare non servono. Nella società ci sono troppe persone che mettono bocca su tante cose e fanno casini, solo danni, perché ognuno dovrebbe fare il suo, e facendo il suo sarebbe più facile per tutti”.

Tu però canti nel pollaio, lui canta da lontano. “Sì, però alla fine quando canti da Trigoria non lo senti mai il suono, l’ultima parola spettava sempre laggiù, sempre a Londra. Perciò era inutile fare o dire ciò che pensavi o ciò che volevi cambiare o che volevi dire. Era tempo perso, perché l’ultima parola veniva da là”.

Come è possibile che si sia dilapidato un valore enorme di questa squadra? Come vedi il futuro immediato per la Roma squadra? “Io penso che un po’ tutti sappiamo i problemi reali che la società ha in questo momento, soprattutto per il Fair Play Finanziario, che bisogna vendere giocatori entro il 30 giugno. Perciò hanno fatto questo pensiero, questa scelta difficile di vendere i giocatori più forti, più blasonati. Ed è anche più facile prendere soldi con questi giocatori e tamponare i problemi che ci sono sul Fair Play. Io penso che bisogna essere trasparenti, soprattutto con i tifosi. Io ho sempre detto ad alcuni dirigenti: alla gente bisogna dire la verità, anche se è brutta ma bisogna dire la verità. Un anno fa dissi feci un’intervista e dissi che la Roma sarebbe arrivata tra il quarto e il quinto posto e che la Juve avrebbe vinto lo scudetto già a gennaio-febbraio. Mi hanno detto che sono un incompetente, che levo i sogni ai giocatori e ai tifosi. Se questo è quello che la gente vuole, farsi prendere in giro è facile, ma quando sei trasparente e dici la verità nessuno ti può dire niente, sei inattaccabile. E siccome io sono sempre stato trasparente e sono abituato a dire la verità, non posso stare qua dentro”.

Le persone a cui fai riferimento anche noi non le vediamo da tanto tempo e non abbiamo modo di confrontarci con loro. Sei stato però dentro la squadra in questi anni, quanto pesa questa assenza? Che danno si fa a Roma perdendo un personaggio come te? “Per me pesa ed è pesata tantissimo perché poi il giocatore trova sempre un alibi e una scusa. Perché quando le cose vanno male iniziano a dire che manca il presidente, che manca il ds, il direttore tecnico, che non c’è nessuno della società che ci dice come stanno le cose. E questo purtroppo va a dare problemi alla squadra, alle partite di campionato e di Champions, per me crea un danno. Io l’ho detto tantissime volte che il presidente per me deve essere più sul posto, perché quando vedono il capo, i giocatori, i direttori, dal primo all’ultimo che entra a Trigoria stanno sull’attenti e cominciano a lavorare come dovrebbero lavorare. Quando non c’è il capo fanno tutti come gli pare. È così ovunque penso. È come quando fai l’allenamento e non c’è il mister: quando c’è il mister vai a trecento all’ora, quando c’è il secondo allenatore cominci a fare un po’ lo stupidino. L’esempio è semplice ma perfetto”.

Senti di aver fatto tutto quello che era in tuo potere dal punto di vista dirigenziale? La Roma ti ha messo nella condizione di fare un vero percorso di crescita dirigenziale? “Se ho preso questa decisione vuol dire che non ho potuto fare niente. Non mi sono sentito operativo nella parte del progetto, soprattutto nell’area tecnica. Non voglio fare il fenomeno di turno, ma penso di capirne un po’ di più rispetto a tante altre persone che stanno a Trigoria, soprattutto su un giocatore. Penso di avere le basi o l’occhio per guardare diversamente. Ma io non voglio andare a fare altre cose, perché penso che questo lo so fare abbastanza bene. Anche sbagliando, perché tutti sbagliano. Però la parola mia è diversa dalla parola di Paolo e mi prendo le mie responsabilità, perché la faccia ce l’ho sempre messa e sempre ce la metterò, anche e soprattutto quando le cose vanno male, come è successo quest’anno”.

Qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso? C’è la speranza che il fondo d’investimento del Qatar possa mettere le mani sulla Roma? “Su quest’ultima domanda, sì, ho girato spesso vari continenti, soprattutto in queste parti qui come gli Emirati, Kuwait, Doha, Dubai. Ci sono tante persone che vorrebbero fare tanti investimenti, ma finché non vedo nero su bianco non ci credo. Però posso dire che la Roma è amata e stimata anche in altre parti del mondo, tutti la vorrebbero prendere, quello è vero. Ma stare qui a dire che c’è uno o c’è quell’altro sarebbe una cavolata. Non mi posso esporre, anche perché non so niente di tutto ciò. La goccia che ha fatto traboccare il vaso… Ormai il vaso si era riempito, perciò non è stata l’ultima goccia però tante cose mi hanno fatto riflettere e pensare. Come ho sempre detto, non sono mai stato reso partecipe, solo quando erano in difficoltà mi chiamavano nelle riunioni. In due anni penso che avrò fatto 10 riunioni, mi chiamavano sempre all’ultimo, come se mi volessero accantonare da tutto. Dopo un po’ il cerchio si stringe e subentra il rispetto, non verso il dirigente ma verso la persona. Ho cercato in tutti i modi di mettermi a disposizione e di cercare di portare qualcosa in più a questa società. Ma dall’altra parte vedevo che il pensiero era diverso”.

Cosa serve per riportarti alla guida della Roma? “Sicuramente serve un’altra proprietà. Poi bisogna vere se quest’altra proprietà mi chiama, se crede nelle mie potenzialità, se crede che io per la Roma posso fare qualcosa di buono. Sicuramente non ho mai fatto e mai farò del male alla Roma, perché per me la Roma viene prima di tutto, anche in questo momento. Per me oggi è un momento che… altro che quando ho smesso di giocare, cioè oggi avrei potuto anche morire, era meglio. Ma purtroppo, come ho detto prima, per il bene di tutti è meglio che mi stacchi io. Anche perché tanti personaggi nella Roma, personaggi dirigenti dico, hanno sempre detto che sono troppo ingombrante per questa società”.

La proposta di dt è stata mai formulata? Se ci fosse questa proprietà ma non ci fosse più Baldini torneresti lo stesso? “Mettiamo i puntini sulle i: io di soldi non ho mai parlato e non ho mai chiesto niente, mai. Io ho chiesto di fare il direttore tecnico, perché penso di avere queste competenze sull’area tecnica. Non ho chiesto di comandare tutto. Ho chiesto solamente di dare un forte contributo ma di metterci la faccia. Ho chiesto di decidere come decidono tutti gli altri. Ma se poi fanno l’allenatore, fanno il direttore sportivo, fanno tante altre cose ma non ti chiamano e tu passi in secondo piano, che direttore tecnico è? Adesso ve lo dico: non sono andato a Londra perché innanzitutto mi hanno avvertito due giorni prima. Due, l’allenatore già era fatto, il direttore sportivo non so se è fatto o no. Io a Londra cosa vado a fare? A decidere cosa, che già hanno fatto tutto senza chiedermi se potesse andar bene. Poi vorrei dire, riguardo tutte le cose che avete scritto, chi più e chi meno, l’unico allenatore che ho chiamato e che ho sentito è Antonio Conte. A Mihajlovic, De Zerbi, Gattuso e Gasperini non ho mai mandato né un messaggio e non li ho mai chiamati, mai successo. Io una persona ho chiamato ed è stata Antonio Conte, il resto è tutta fantascienza. Perciò che mi fanno passare per quello che ha chiamato Gattuso, mai chiamato, e che tutti mi hanno detto di no e che l’unico che non ho chiamato è Fonseca che è quello che hanno fatto… io per stupido non ci passo. Questa è una precisazione che volevo fare. Tutte le cose che dicono, ‘fa’, ‘dice’, è lo 0% della verità. Questa è la realtà. Non tornerei con questa proprietà anche senza Baldini, perché ormai quello che è successo è successo. Per me se il vaso è rotto è difficile rimettere i cocci al posto giusto. Se avessero voluto fare questa scelta, avrebbero potuto farla prima. Ma siccome non ci hanno mai pensato, è giusto che rimanga così. Io non ho niente contro Baldini o Pallotta, è una scelta che io rispetto, a malincuore ma la rispetto”.

Pallotta ha detto che hai avuto un grande impatto nella scelta del nuovo allenatore e che hai dato molti consigli utili. Ha poi detto che su tutte le decisioni che sono state prese tu hai avuto un peso. Pallotta dice bugie? “L’unico allenatore che ho chiamato e ho fatto con Fienga, che adesso ringrazio pubblicamente perché è l’unico della società che si è messo davanti a tutti e che mi ha detto ‘Se io dovessi comandare, sei il primo direttore tecnico che lavorerebbe con me’. È l’unico che ci ha messo la faccia, perché nessuno degli altri dirigenti mi ha fatto mai una proposta del genere. Se non ci fosse stato Fienga come CEO io sarei rimasto così, come sono sempre stato. Perciò penso che sia inutile continuare su questa strada. L’unico allenatore che ho chiamato e che ho fatto realmente con Fienga è Claudio Ranieri, per il quale ho preso la decisione nonostante gli altri dirigenti non volevano che lo prendessimo. Alla fine siamo riusciti a fare lui e oggi lo ringrazio, perché lui sarebbe venuto anche gratis per la Roma. Ha fatto il massimo di quello che poteva fare ed è un uomo vero. Appena l’ho chiamato non abbiamo parlato di niente, né di squadra, né di soldi, mi ha semplicemente detto che il giorno dopo sarebbe arrivato a Trigoria. Perciò penso che i romanisti debbano essere fieri di questa persona, di questo uomo e infatti un tributo gliel’hanno dato all’addio di Daniele e penso che sia doveroso ringraziarlo oggi. Io ho dato la mia risposta e penso che sia vera. Sulle bugie, io ho dato la mia risposta e penso che sia vera. Poi ognuno è libero di dire ciò che vuole, non sto qui a dare contro a Pallotta, io dico la verità. Non mi serve dire bugie in questo momento. A che pro?”.

Visto che Fienga è il più alto in grado a Roma e Pallotta ha scritto quelle cose, c’era l’occasione per poter lavorare insieme con pieni poteri? “Sì, però diciamo che Fienga me l’ha detto 3 mesi fa, che mi avrebbe fatto fare questo benedetto dt. Anche perché dal primo contratto scritto con la Roma ho detto che sarebbe stato il ruolo che mi sarebbe piaciuto fare di più. Perciò tutti sapevano che avrei voluto fare il dt. Ma quando dall’altra parte hai una persona che ti mette il bastone tra le ruote sempre e ogni volta trovano qualche intoppo o qualche problema… io non sono stupido. Se io adesso non avessi voluto Fonseca, perché il dt è quello che decide quasi tutto o dà l’ultimo parere… ma siccome hanno scelto tutto loro che devo fare? Se ora le cose vanno male che faccio? Dico che non ho scelto io Fonseca?”.

Stai dicendo che se fosse venuto Conte saresti rimasto perché era una tua scelta? “Si. Ma sarei rimasto anche se mi avessero chiamato prima di scegliere l’allenatore interpellandomi e dandomi fiducia. Questa cosa non l’hanno mai fatta e ho preso questa decisione. Con Conte era successo perché io e Fienga, prima che Pallotta sapesse di questa cosa, abbiamo alzato il telefono e lo abbiamo chiamato. A Guido avevo detto che l’unico che avrebbe potuto cambiare la Roma in questo momento è Antonio Conte, che può dare una risonanza diversa all’ambiente, ai risultati e a tante altre cose. Antonio ci aveva dato l’ok, lo abbiamo visto parecchie volte. Poi ci sono stati problemi e purtroppo ha cambiato idea. È stata una decisione mia e di Guido, quando Pallotta l’ha saputo era contento di questa cosa”.

Quanto pesa quello che è accaduto a Daniele De Rossi? Ti hanno chiesto un parere? “La risposta è banale: io non ci ho messo mai bocca e io mi tiro fuori da questo. Potrei dire così. Già da settembre dissi ad alcuni dirigenti che se loro pensavano che questo sarebbe stato l’ultimo anno di Daniele, glielo avrebbero dovuto dire subito. Non andava fatto quello che avevano fatto con me. Daniele è il capitano della Roma e va rispettato, è una bandiera della Roma e va rispettata. Tutti mi dicevano ‘Si, vediamo, abbiamo un anno davanti’, ‘Sì, valutiamo’. Il tempo passava, poi ci sono stati gli infortuni, altri problemi e la cosa si è complicata. Poi i risultati non venivano, Di Francesco che è andato via, Monchi che si è dimesso. Il problema di Trigoria è che le cose vanno fatte subito, non deve passare il tempo. A Trigoria ci deve stare uno a prendere decisioni, non 10 persone, 1. L’audio nel giorno dell’addio di Daniele? Con lui ci ho parlato da amico, gli ho detto di guardare al di là, che pensavo che quello fosse il suo ultimo anno. In quel momento ero un amico di Daniele e gli davo dei consigli per fargli aprire gli occhi. Non so se questa è una cosa voluta o perché non ci pensano e sono cose diverse. Da quello che ho capito, è quello che hanno sempre voluto: levare i romani dalla Roma”.

Non hai fatto il nome di Sarri: “Io non l’ho mai contattato”.

Qualcuno però lo ha fatto. “Diciamo che era il suo pallino”.

Perché non è venuto alla Roma? “Questa è una domanda che dovresti fare a lui. Non so quali fossero i suoi obiettivi o le sue valutazioni. So solo che Sarri era un pallino di quella persona che stai dicendo. Sarri è un grande allenatore, avrebbe fatto comodo se fosse venuto. Anche lui però era sotto contratto col Chelsea, c’erano problemi con il club. In questo momento stiamo parlando del nulla. Parliamo dell’attualità: Fonseca deve trovare un ambiente tranquillo e sereno, deve trovare una strada percorribile e senza intoppi. Deve essere bravo, la gente già lo stima per come si è messo a disposizione della società. Da quello che ho visto è un grande allenatore, un allenatore che ha studiato, che ha fatto bene nello Shakhtar e spero che possa fare bene con questa squadra”.

Perché Conte e Sarri dicono no alla Roma?
“Io parlo di Antonio. Lui doveva venire qua a fare una rivoluzione, ma lui non voleva rivoluzione. Voleva dare una continuazione, ma siccome qui non c’è una continuazione ma una rivoluzione, perché in questo momento devi prima di tutto vendere e poi fare una squadra dal quarto posto in su. Se volete dico da primo posto”.

Verrai il prossimo anno allo stadio? “In alcune partite sì, anche perché sono  un tifoso della Roma. Potrei anche andare in Curva Sud. Certo la partita non la vedrò, però mi metto una parrucca… Lo sai che faccio? Prendo Daniele e insieme andiamo in Curva Sud a vedere una partita, sempre che non vada a giocare da un’altra parte”.

La proprietà americana avrebbe potuto fare qualcosa di più per la Roma economicamente? Tu avresti potuto fare qualcosa di più per la Roma? “Totti avrebbe potuto dare un contributo alla Roma, sicuramente. Di promesse ne sono state fatte tante, in questo momento, reali non tante e da tifoso mi dispiace, perché da tifoso ho dei sogni”.

Quali sono? “Vedere la Roma competere per i vertici come tanti anni fa. Anche se si arrivava sempre secondi però lottavi per il primo posto, qualche coppa la vinceva. Purtroppo ci sono problemi finanziari e vanno rispettati. Se si deve vendere perché quest’anno stai a meno 50, meno 60 milioni, devi vendere giocatori importanti e non giocatori della Primavera. Perciò la squadra si indebolisce. Sai meglio di me i problemi quali sono. Sono loro che parleranno di queste cose. Io ho dato il 101% dell’impegno, è sempre stato così, anche quando giocavo”.

Al tifoso Francesco: cosa è una Roma senza Totti? In un’altra Roma senza Pallotta la condizione è avere dei romani in società? E’ necessaria in una tua società? “Se io fossi presidente della Roma e avessi due bandiere come Totti e De Rossi in società, gli darei in mano tutto, per quello che hanno fatto, per il comportamento e per rispetto perché c’è etica, c’è la romanità e ti possono spiegare cosa è la romanità. È quello che non è stato mai chiesto. Lui si è contornato di persone sbagliate, lui ascolta solo alcune persone. Questo gli rimprovero. Poi può sbagliare ma tutti sbagliano. Però se io sbaglio per 8 anni, una domanda me la farò o no? È questo il quesito che mi pongo da tifoso. Se sbaglio 10 interviste, all’11esima una domanda te la poni”.

C’è qualcuno che ti ha pugnalato dentro Trigoria? “Sì. Non farò mai i nomi, ma ci sono alcune persone che non vogliono che io stia la dentro”.

Chi riporta le cose al presidente? “Purtroppo dentro Trigoria ci sono persone che fanno il male della Roma. Pallotta tante cose non le sa e lui si fida sempre di queste persone. Questo è il suo errore principale. Io conosco Trigoria come le mie tasche, conosco gli spostamenti di tutti, so per filo e per segno come va gestita Trigoria. Sono cresciuto là dentro, so quali possono essere i problemi e quali possono essere le risorse. Ognuno fa il bene di se stesso. A Boston arriverà un decimo della verità”.

Che ruolo ha avuto Baldissoni in questi due tuoi anni da dirigente? “Baldissoni è stato un dirigente della Roma. Ha cercato di direzionarmi, non so dove ma mi ha direzionato… Sotto alcuni punti di vista mi ha aiutato. Non ce l’ho con lui. Mauro fa parte dei dirigenti, anzi, è il vicepresidente, è una carica importantissima”.

C’è una corrente di pensiero che dice che Totti è cresciuto poco, si è applicato poco. Troppo padel, troppe vacanze nel momento sbagliato. Gli articoli usciti sui giornali. “Padel, calcetto, vacanze… Ditemi voi se è una cosa normale rispondere a queste domande… Quando io faccio partite di beneficenza o nel mondo, loro sono al corrente di quello che faccio io. Mi hanno dato la disponibilità e mi hanno detto che anche per loro è importante perché porto la Roma nel mondo. Tutti sanno quello che faccio, non parto e vado da solo, non sono matto. La settimana bianca? Anche altri dirigenti van in settimana bianca o fanno altre cose, il fatto è che non li riconosce nessuno e non hanno di questi problemi. Tutti fanno tutto. La Roma viene sempre vanti a tutto. Io sono andato via tre giorni, lunedì era riposto, martedì, mercoledì e giovedì sono stato fuori, venerdì e sabato stavo a Trigoria perché c’era il derby”

Certi pezzi usciti sulla stampa con tempi sospetti. Che idea ti sei fatto? “La mail? Tanto lo sanno tutti. La mail ci sta, non si può nascondere. Io mi fido al 100% di Daniele De Rossi, ci metto la mano sul fuoco che lui non abbia detto e pensato quelle cose”.

Perché non sei riuscito a creare un rapporto diretto con Pallotta? “Nell’ultima settimana ha cercato in tutti i modi di trattenermi, ma sempre per vie traverse, in terza persona. Io in due anni non ho mai sentito nessuno, né Pallotta, né Baldini. Non mi hanno mai mandato un messaggio e non mi hanno mai fatto una telefonata. Io che devo fare? Che devo pensare? Tu cosa penseresti? Che sei benvoluto? Se io avessi sbagliato qualcosa dentro la società, io presidente avrei chiamato per dire ‘hai sbagliato’. Non è mai successo”.

E se Pallotta e gli attuali dirigenti dovessero restare per 10-15 anni? “Spero che possano vincere come hanno sempre detto. Sono otto anni che dicono che vinceremo e che porteranno la Roma in alto per il mondo, speriamo di non aspettarne altri 10 visto che oggi sono 18 anni dallo scudetto”.

Malagò ha detto che spera di diventare presidente della Roma. E’ anche il tuo sogno? “Se dovesse diventarlo sicuramente un giorno mi chiamerà, perché dicono tutti che è un mio caro amico e quindi avrò tutte le porte aperte. Avrò un po’ più di fiducia, forse. Un po’ più di potere, ma poco. Il problema è che quando dico io una cosa non va bene. A me non serve stare davanti a tutti, a loro sì”.

In questa opera di detottizzazione prima e di deromanizzazione poi, ti fa più male essere stato considerato negli ultimi anni da giocatore un peso e una zavorra da giocatore o il fatto che loro non abbiano creduto nelle tue potenzialità da dirigente? “Sono stato un peso per questa società. Mi hanno detto che sono un personaggio troppo ingombrante, sia da calciatore che da dirigente. Mi hanno fatto male entrambe le cose, ma questa è quella più significativa perché quando ti stacchi dalla mamma è dura”.

Secondo te Pallotta è qui per lo stadio o per la Roma? “Questa è una domanda che dovreste fare a lui. Non posso risponderti. Quando verrà fatela a lui. La risposta è sua, personale, non posso entrare nel suo pensiero. Per correttezza non rispondo”.

Le offerte delle altre squadre? “Non resterò disoccupato. Valuterò, ci sono state alcune offerte da altre squadre italiane, una stamattina”.


Ti senti di prenderle in considerazione?
 “Ora prendo tutto in considerazione perché adesso sono libero”.

Certo che direttore tecnico della Juve o del Napoli… “Ora non esageriamo. Tu già vai oltre. Per rispetto dei tifosi della Roma dico no”.

Quale squadra ti ha contattato? “Eh quante cose… Si dice il peccato ma non il peccatore. Tante cose le ho sapute leggendo i giornali. Via alcuni giocatori, via alcuni dirigenti, alcuni allenatori… Pensa che considerazione…”R32;R32;C’è una cosa per cui si sente di dire grazie a Pallotta? “Grazie perché alla fine mi ha fatto rimanere a Roma, alla Roma, mi ha dato la possibilità di poter lavorare, di conoscere un’altra realtà che io già conoscevo sotto un certo punto di vista. Ma facendo il dirigente ho avuto la possibilità di conoscere tante altre cose che mai avrei pensato di conoscere. Per questo lo ringrazio tantissimo. Io non sputo sul piatto dove ho mangiato. Lui è il presidente della Roma e spero che possa portarla più in alto possibile. Perché la Roma deve stare lassù. Adesso deve essere bravo a riconquistare la fiducia della gente e spero che qualcuno che sta vicino a lui gli possa dare le indicazioni giuste e non sbagliate”.

Perché Pallotta non viene a Roma, perché manca da cosi tanto tempo? “Non lo so perché non ci ho mai parlato a quattr’occhi, se non quella volta nella quale sono andato a Londra dopo che ho smesso”.

Dopo l’addio al calcio non hai avuto modo di parlare di progetti: “Di niente”.

Ti stai immaginando che tipo di effetto avranno queste parole nella testa dei dirigenti, di Pallotta? Sarà un’occasione di autocritica o sarà solo accettata come la tua verità? Oggi è 17 giugno, è una data casuale? “Sì, è casuale, non è stata voluta. Speravo ci fosse solo un 17 giugno. Non pensavo dopo 30 anni di Roma di stare qua davanti a voi e dire ‘Ciao Roma’. L’effetto deve esser positivo, da qui deve ripartire il progetto Roma. Lui deve capire i problemi dentro Trigoria quali sono. Io speravo di potermi confrontare con lui su tante cose ma non ho avuto la possibilità. vNon sto qui per andare contro Pallotta questo è il messaggio che deve passare. La Roma è la Roma, il resto non conta niente. Lui deve essere bravo da oggi in poi a cambiare registro”.

Hai sentito in questi giorni Alessandro Florenzi e Lorenzo Pellegrini? Ti piacerebbe lavorare in futuro con Mancini in maglia azzurra?“Non ho sentito Florenzi, ho sentito Lorenzo. Anzi, gli faccio i complimenti per ieri, anche se glieli ho già fatti via Instagram. Non ci credeva, ma ci crederà. A lui ho promesso tante cose, e spero che queste cose possano avverarsi. È un ragazzo speciale, forte, sia in campo che fuori. È una persona pulita, può fare bene alla Roma, può dare tanto a questa società e a questa maglia. Lui la onorerà fino alla fine perché è un tifoso della Roma. Qualche romano dentro la Roma serve sempre. Perché vedere a fine partita vedere alcuni giocatori che quando perdono ridono… ti fa girare le palle. I tifosi alcune cose non le sanno. Qualche dirigente che è contento delle sconfitte, è la realtà. Non farò mai i nomi, neanche sotto tortura, ma è la realtà. La Roma deve essere la Roma, al primo posto davanti a tutto. Se hai queste persone dentro Trigoria, non vai da nessuna parte. Se sei unito non deragli e vai dritto fino alla fine per un obiettivo solo. Tutti uniti si può fare qualcosa, se qualcuno esce dal binario sei finito”.

Mancini? “Ti saluta e ringrazia. È l’allenatore della Nazionale, sperando che possa fare bene con la Nazionale. Ha una grande Nazionale, deve essere bravo a portarla sul tetto d’Europa. Io faccio l’ambasciatore e cercherò di portargli fortuna”.

Secondo te si sono resi conto di quello che stanno levando alla città di Roma? Perché vogliono levare il cuore a una squadra e a una città? “Per me non si rendono conto perché non vivono la quotidianità. Non vivono il tifoso, le radio, le televisioni. Non sanno niente di Roma, quello che è realmente il romano. Stando qui sul posto è totalmente diverso, tu che sei romana lo sai. A loro che stanno dall’altra parte del mondo arriva l’1% di quello che succede realmente qui. Sicuramente sarà una cosa diversa, non per tutti. Per la Roma e la romanità sì, anche per me è una cosa diversa, ma per loro che si trovano in un altro continente o in un’altra città d’Europa, non cambia niente in fin dei conti, è quello che volevano. Spero che si possano accorgere, ma ormai il tempo è passato”.

La sensazione che ho io è che tu stia parlando da futuro dirigente della Roma, che nella tua testa ci sia già l’idea del ritorno. “Faccio la conferenza perché ci sono stati problemi tra me e alcuni dirigenti della Roma. Se poi avrò la possibilità di diventare dirigente con un’altra proprietà lo sarei a 360°. L’ho sempre chiesto. Mi dispiace dirlo qui, non ce n’era bisogno. Se loro avessero fatto quello che ho chiesto, io non mi sarei mai dimesso. Anzi”.

Quindi dove vai? “Era un modo di dire. La fede è quella, non si cambia, non si può cambiare la fede per la Roma. Ora ho la possibilità di valutare tutto La fede viene prima di tutto, ma non farò come altre persone e non dico cose che poi ti tornano indietro come un boomerang, io non mi espongo più di tanto. Rispetto al 100% verso la tifoseria, verso il mio popolo, perché rimarrà sempre il mio popolo, nessuno me lo toglierà e nessuno me l’ha tolto. Una cordata? Di che? Fai parte di loro? Non so niente”.

C’è una scelta tecnica che avresti sconsigliato alla Roma in questi ultimi due anni? In che rapporto sei rimasto con Monchi e che rapporto hai avuto con lui? “Non faccio nomi per rispetto. Tornavo dalle vacanze, il primo anno che ho smesso, e mi hanno chiesto di un giocatore, un parere. Io ho detto ‘Per me in questo momento non è un giocatore che può far bene alla Roma’, perché il mister Di Francesco gioca con il 4-3-3, lui ha un altro ruolo, è tanto tempo che non gioca, ha avuto 3000 infortuni. Penso che in questo momento si debba andare a prendere un altro giocatore. Alcuni dirigenti mi hanno detto ‘ecco, ti pare, tu vieni sempre contro di noi, dici sempre di no, hai sempre il no contro la Roma’. Io ho risposto sinceramente a quello che mi hanno chiesto. Non chiedetemi il nome del giocatore, mi sembra brutto, ma io avrei fatto un’altra scelta e sicuramente ci avrei azzeccato sotto un certo punto di vista. Bravo, è dell’Ajax. Tanto già lo sapete… Monchi? Non l’ho più sentito”.

Di Nainggolan si è spesso parlato di vicende extra calcistiche. Tu hai preso posizione o hai lottato per tenerlo a Roma? “Ho preso posizioni forti perché la maggior parte dei dirigenti non volevano dare una punizione forte. Nelle società forti non succedono queste cose. Quando uno sbaglia deve pagare, perché altrimenti gli altri si accodano. Chi sbaglia paga, può essere anche Messi o Ronaldo. Nello spogliatoio deve esserci rispetto reciproco. Quando non c’è rispetto non vai da nessuna parte. Se hai sbagliato è giusto che paghi. Questa è come la penso io”.

Nel contratto dirigenziale firmato con Rosella Sensi a suo tempo, sempre dirigenziale, era stato definito il tuo ruolo? “Era già definito: sempre il direttore tecnico. È quello che mi si addice un po’ di più”.

Dopo la vittoria contro il Barcellona e la meravigliosa cavalcata in Champions, si aveva la sensazione che sarebbe stato l’inizio di una nuova storia per la Roma. Anche a Trigoria c’era questa sensazione o già si sapeva che avremmo dovuto fare sacrifici economici?“Certo, dopo una semifinale di Champions, pensi che l’anno successivo dovresti andare in finale. Però vendendo giocatori… Non lancio una freccia per difendere mister Di Francesco, tutti dicono che l’ho portato io perché è un mio amico, ma non l’ho portato io, io non ho portato nessuno. L’ha scelto Monchi. Di Francesco ha chiesto 4-5 giocatori, non gliel’hanno mai presi. Non sto qui a difendere l’operato di Di Francesco, ma le cose si devono sapere. È inutile nascondersi, è troppo facile nascondersi perché la verità dopo fa male. Non sto qui a difendere il mister, lui avrà sbagliato, ma dopo la semifinale di Champions aveva chiesto 4-5 giocatori. Sapete quanti gliene hanno presi? Zero. Tu lo sapevi? No. Io sì. Da quest’altra parte è tutto più semplice”.

Negli ultimi 20 anni si è sempre detto che chiamavi dei giocatori per farli venire alla Roma. Se da domani qualsiasi calciatore ti chiamasse, cosa gli diresti sulla Roma? “La verità, quello che c’è in questo momento. Io non sono il tipo che ti faccio venire a Roma prendendoti in giro. Se vieni a Roma è una scelta tua. Io ti dico quali sono i problemi e le cose positive, poi la scelta la fai tu. Non sono io che ti dico ‘Vieni a Roma che è tutto bello, è tutto rosa e fiori’. No. Io ti dico le cose belle e quelle brutte, poi la decisione spetta a te. Io sono trasparente, a me non freghi”.

Quali sono le cose belle? “La città, la Roma, il mare, la montagna, il sole. E i tifosi della Roma perché sono i più belli di tutti”.