FOCUS – Caro Patrik ti scrivo… Ma non era colpa della “pressione”?!

FOCUS – Caro Patrik ti scrivo… Ma non era colpa della “pressione”?!

Patrik Schick, l’acquisto più oneroso dell’AS Roma americana, uno degli “oggetti misteriosi” (tra i tanti) che più hanno deluso le aspettative della piazza e degli appassionati. Un nuovo, ennesimo, infortunio inizia da subito a minare l’esperienza in prestito in Bundesliga alla corte della RB Lipsia.

Il calciatore ceco, che mai ha brillato per “garra” ed attaccamento alla causa nelle due stagioni trascorse a Trigoria, giusto due giorni fa aveva fatto arrabbiare più di qualche tifoso con dichiarazioni considerate dai più fuori luogo.

QUESTIONE DI PRESSIONE – Qualcuno deve essere sobbalzato sul divano leggendo – giusto due giorni fa – che la colpa del rendimento pessimo di Schick in maglia giallorossa fosse da addebitare alla “troppa pressione”. Come giustamente enunciato da mister Fonseca poco più di una settimana fa, chi sceglie di lavorare intorno (o dentro) un rettangolo verde di gioco, la pressione la ricerca, la bramao al massimo va a raccogliere patate! Come d’incanto, la prova della realtà dei fatti 48 ore dopo. Nuovo infortunio alla caviglia per il talento ceco, tanto che facciamo fatica a capire se sia più fragile psicologicamente o fisicamente.


TALENTO SGONFIO – Questione di talento. Altro che pressione. Pagato più di quanto la Juventus non sborsò per Paulo Dybala, quasi il triplo di quello che l’Inter investì per portar via dalla Sampdoria Mauro Icardi, legittimamente tutti si aspettavano molto di più.
Dal momento che nel valzer d’allenatori e progetti sono i giocatori in primis a dover fare uno scatto identitario individuale, Schick, anziché uscire allo scoperto caricandosi responsabilità sulle spalle tentando colpi ad effetto e giocate sensazionali, ha preferito nascondersi nella mediocrità, assolvendo il “compitino” e sgonfiando fiducia in se stesso e valutazioni dall’esterno.

QUALE FUTURO PER L’INVESTIMENTO? – La Red Bull Lipsia, unica squadra in Germania capace di tener testa allo strapotere economico e calcistico del Bayern Monaco, rifletterà probabilmente a lungo prima di staccare l’assegno da 15 milioni che ne sancirebbe il riscatto definitivo in Bundesliga. Per ora, ai tedeschi, non resta che un pugno di mosche in mano ed un giocatore che rischia di abbonarsi alle infermerie teutoniche così come fatto con quelle capitoline. Il fuoco che alimenta le prestazioni di tutti i giocatori, attaccati o meno alla causa collettiva della squadra, viene sempre da dentro. È lì che Schick deve andare a scavare, previo esercizio d’umiltà e – prima del probabile ritorno nell’Urbescuse diffuse ad una piazza che aveva creduto in lui come nell’ennesimo Messia Salva Roma.

REDAZIONE