AMARCORD | 22 ottobre 1978, la resurrezione di Kawasaki Rocca, che non si arrese agli infortuni

AMARCORD | 22 ottobre 1978, la resurrezione di Kawasaki Rocca, che non si arrese agli infortuni

In tempo di infermerie piene e di infortuni a grappoli c’è una storia capace di scaldare sempre il cuore giallorosso di chi la ricorda o di chi l’ha sentita raccontare, anche solo una volta. La storia di “Kawasaki” Francesco Rocca, della sua battaglia impossibile e del suo ritorno in campo.

19 OTTOBRE 1976Rocca non era uno di quei giocatori capaci di tirarsi indietro, nemmeno con un ginocchio già “semisbranato” nel match interno col Cesena. Quando arriva la chiamata della Nazionale poi…Kawasaki decide di aggregarsi comunque al gruppo azzurro incurante dei lancinanti spasmi di dolore che già arrivano dalla gamba, aggravando una situazione che esplode definitivamente al ritorno nella Capitale, quando i legamenti cedono del tutto in allenamento, facendo iniziare il calvario.


Francesco Rocca, portato fuori “a braccia” dal campo

IL MARTIRIO PER POTER TORNARE – Francesco Rocca era uno dei più forti, eclettici e moderni terzini che si fossero visti nel panorama del calcio nostrano dai tempi del dopoguerra. Un’attesa lunghissima, senza i moderni mezzi medico-sanitari di cura e monitoraggio, è difficile anche solo da immaginare ai giorni nostri. Meno antidolorifici, meno rieducazione, meno palestra. Il recupero devi per prima di tutto quindi farlo partire dalla testa, che muove e governa tutte le gioie e dolori del corpo. Nel frammento qui sotto, tutto il percorso – prima mentale che fisico – di Kawasaki verso il ritorno in campo…

“In fondo quello che il calcio potrà darmi dal 22 ottobre 1978 in poi è tutto in più. Ero finito per molti e anche per me stesso. Ho trascorso notti insonni, ho pianto, ho gridato, ho morso i cuscini nei letti delle cliniche dove tornavano ad internarmi. Certo, dovrò soffrire ancora, perché non mi illudo di niente, non so più illudermi. Le fitte al ginocchio destro vanno e vengono, sono amiche mie, mi meraviglierei se non mi tenessero più compagnia di tanto in tanto. Avevo scommesso contro il mio stesso pessimismo che un giorno sarei tornato, almeno per una volta, giocatore di Serie A, nell’arco di novanta minuti.

E’ accaduto, sono stato di parola. Il mondo è fatto anche di piccole azioni tenaci e non solo di divertimento, di lussi, di miserie, di violenza. Da quel 19 ottobre 1976 mi sono chiesto tante volte se il mio fosse poi un dramma… Di fame muore tanta gente, e negli ospedali, giovani come me, marciscono imprecando d’essere nati, imprecando contro i mali incurabili che si sono ritrovati dentro. Ecco: mi consolavo così e tiravo avanti”.

 

I giornali nel giorno dopo il ritorno in campo di Francesco Rocca

22 OTTOBRE 1978 – Il lungo peregrinare, durato praticamente due stagioni, giunge al termine in una gara casalinga contro il Bologna. La Roma di Giagnoni batte 2-0 i rossoblu, anche se in un Olimpico gremito (e grazie, all’epoca era più facile trovare una maglia di Di Bartolomei in un bar di laziali che un posto libero) tutti aspettano solo lui, che per l’occasione veste la fascia di capitano. Quel giorno la Fiorentina ha battuto la Lazio per 3-0 e l’Inter ha pareggiato in casa 0-0 col Catanzaro. Altre storie di altri tempi, che speriamo possano portare consiglio a chi predilige la paura e la rassegnazione al posto del coraggio e della voglia di lottare.

Francesco Kawasaki Rocca non ha mai avuto il problema di dover scegliere.

REDAZIONE