TOP & FLOP + PAGELLE | Roma-Milan: Dzeko è Batman, Perotti spompato

Una gara che vede una Roma in crescita sotto il profilo del gioco e del carattere termina con una vittoria convincente contro un Milan oramai relegato alla lotta per non retrocedere. Difficilissimo trovare un “flop” nella formazione giallorossa, che vince “di squadra” e con i singoli. In grande evidenza Pastore, anche se la palma del migliore in campo va ancora al cigno di Sarajevo.

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TOP | DZEKO: Un concentrato di rabbia e classe, che non sbaglia mezza giocata e disputa per la squadra una delle prestazioni più confortanti di quest’avvio di campionato. Se a Genova con la Sampdoria non riusciva a colpire di testa per colpa della maschera protettiva, contro il Milan con la stessa “muta” diventa Batman e batte Donnarumma di testa “stappando” una partita sino a quel momento complicata. Se col Borussia il gol da corner (di Zaniolo) non era servito a vincere, qui Dzeko mette lo zampino anche nell’azione del 2-1 che nella ripresa sancisce la vittoria romanista subito dopo il pari del Milan. Non sono tanto le sportellate o i passaggi diligenti, ma la somma delle qualità imprescindibili del bosniaco, che da solo tiene in scacco tutta la difesa di un Milan sì rabberciato, ma reso combattivo dalla situazione disperata in classifica.

FLOP | PEROTTI: Ingeneroso dare la palma del peggiore in campo della Roma all’argentino, che si sbatte per tutto il primo tempo come può, sbattendo frequentemente sulle marcature arcigne del centrocampo rossonero. Fisicamente ancora nemmeno al 50%, è costretto ad uscire dal campo “spompato” al 53′, con l’ingresso di Antonucci che regala più equilibrio sull’out di competenza ad una Roma che ha il pregio di portare a termine la missione e che per le successive campagne potrà puntare su un Perotti sicuramente più in palla.

PAGELLA DETTAGLIATA:
Pau López 6,5: Presente con interventi composti sui tiri da fuori del Milan, completamente incolpevole sul gol di Theo Hernandez. Per la mimica del movimento tra i pali, confessa più sicurezza ogni partita che passa.
Spinazzola 6,5: Stantuffo di propulsione sulla fascia, soffre un po’ in avvio la verve di Hernandez in attacco. Prende le misure progressivamente e si arrende solo ad un infortunio muscolare patito nel finale (Cetin 6: entra e fa il suo, chiudendo con competenza quel che il Milan abbozza a creare con Calhanoglu nella sua zona. Pedina su cui poter contare).
Fazio 6,5: Comanda bene la difesa e forse è mal posizionato solo su Theo Hernandez. Di testa domina e prende bene le misure generali anche nelle azioni in campo aperto. Confortante.
Smalling 6: Non brilla come nelle uscite precedenti ma prosegue sulla buona linea che sta caratterizzando tutta la sua stagione, soprattutto disinnescando “fisicamente” Leao. Mezzo voto in meno per il gol mancato su calcio d’angolo, dove si presenta sempre alla grande, non concretizzando per ora in zona rete.
Kolarov 6: Sfiora su punizione il gol e per il resto prosegue la crescita intrapresa contro il Borussia Monchengladbach, tenendo meglio dal punti di vista “polmonare” alla distanza.
Mancini 6,5: Fuori ruolo? Macché. Combatte da difensore, imposta da regista, tiene botta da mediano. Il corpo comunica sicurezza, i piedi sono un discreto accompagnamento a molte azioni degne di nota. Mancini tuttofare.
Veretout 7-: Non brilla né in impostazione né in interdizione, ma guai a dirgli che pecca in una delle due fasi. È invece sempre presente nel tenere corte le linee. Si mangia Biglia e digerisce bene anche lo spinoso Kessié. Luogotenente.
Zaniolo 7+: Non solo il gol, che conferma una vena ispiratissima post-critiche-capelliane, ma una serie di strappi che continuano a mettere in luce quanto sia fulgido e brillante il suo talento, che non va criticato ma apprezzato e centellinato, come dimostra di saper fare Fonseca nel finale quando lo fa uscire assegnandogli automaticamente la standing-ovation (dall’84’ Santon s.v.).
Pastore 7,5: Il Pastore che non ti aspetti. Sembra come se con l’aumentare del minutaggio si stia pian piano sciogliendo il velo di nostalgia che lo attanagliava a partire dalla passata stagione. Dribbla, fa tunnel, lotta, tira, segna (in fuorigioco). In due parole: sembra Javier Pastore. Redivivo, che Fonseca lo conservi.
Perotti 5,5: Come detto sopra, in maniera un po’ ingenerosa diventa l’unica insufficienza, anche se ha ampie giustificazioni da addebitare alle noie fisiche che lo hanno attanagliato negli ultimi mesi. Tornerà Perotti (dal 53′ Antonucci 6: logico, geometrico, anche se vogliamo “esperto” in qualche chiusura preventiva. Dorme un po’ sul fallo laterale che manda Calabria sul fondo per l’assist all’1-1 di Hernandez, ma si riprende bene e tiene botta fino al triplice fischio).
Dzeko 7,5: Semplicemente imprescindibile. Capitano condottiero come alla Roma era un po’ di tempo che non si vedeva. Segna con una zuccata rabbiosa e perfetta, cuce gioco come fosse un ‘falso nueve’ da una vita, combatte con tutta la difesa del Milan dando e prendendo legnate per 95′. Cigno di Sarajevo edizione Deluxe.

Fonseca 7: La “sua” Roma. Squadra elastica nelle due fasi, cementa nei ragazzi gran voglia forse anche grazie alle difficoltà. Non dà mai la sensazione di sbagliare un cambio, nemmeno quando mette Cetin per sparigliare l’assalto finale del Milan, che dal proprio “centro-sinistra” non ha più linfa vitale per le azioni d’attacco. Dosa, centellina, regala furore a ragazzi che sembravano spenti qualche settimana fa. Sprazzi di “grande allenatore” per una Roma davvero convincente.