DAYAFTER | Roma non è stata costruita in un giorno: questa è sempre di più la creatura di Fonseca

“Romam uno die non fuisse conditam”. La storia della letteratura e della musica è piena di riferimenti all’immanenza di Roma, che appunto non fu costruita nella sua magnificenza in un giorno, bensì fu modellata da millenni di avvicendamenti, di alti e bassi, di comando e di sudditanza. Per chi con gran fretta prese la rincorsa per definire il portoghese “inadatto” alla Serie A solo perché proveniente dal contesto Shakhtar, Fonseca ha preferito rispondere progressivamente ed in maniera sempre più sorprendente.

A VOLTE BASTA UNA FOTO – La pregevole mano (di G_Leanza Scatto) di un fotografo si misura nella bravura di fermare il tempo, cogliendone sia il trascorrere che il “momento(foto di copertina). Subito dopo il triplice fischio di Roma-Milan, gara in cui i giallorossi sono tornati a vincere in campionato dopo un mese o giù di lì, Smalling e più dietro Fonseca vengono immortalati in una frazione di secondo emblematica. La roccia difensiva inglese, sbarcata nella Capitale con la nomea di “difensore tatticamente indisciplinato”; subito dietro il tenebroso e fiero comandante lusitano, che sembra adombrarsi e farsi da parte per lasciare le luci della scena ai suoi ragazzi. Uno sguardo umile e ossequioso verso un pubblico che sta riprendendo mano a mano fiducia verso un concetto di A.S. Roma forse nuovo, ma non per forza meno appassionante di tutti quelli digeriti in tanti anni di storia.

Kolarov & Paquetà, in Roma-Milan

UNITI DALLE DIFFICOLTÀ... – Ci sono tanti modi per provare a plasmare una squadra, vincente o meno che sia. Uno di questi, sicuramente, è farlo quando tutto sembra perduto, quando la ruota gira sempre al contrario, quando nel dubbio, anche quando dubbio non sussiste, si opta per “scegliere contro di te”. Un mix di tutto ciò, amalgamato in salsa piccante offensivamente portoghese, condito di pragmatismo e freddezza ucraina, sta prendendo forma di settimana in settimana in quello che sembra un percorso in divenire. Con la Samp oscurantismo, brutto gioco ed altri due infortuni gravi? Col Borussia la Roma ha combattuto per vincere nella tormenta riscoprendo un’anima guerriera antica. Non è bastato: una follia arbitrale che avrebbe fatto strappare i capelli ai più toglie la vittoria e Fonseca che fa? Imparata la Massa-lezione col Cagliari evita squalifiche e con faccia serafica va a dirne due a Collum. La squadra assorbe, incamera, rimugina, cuoce rabbia agonistica e praticità calcistica, da riversare in dosi massicce sulle macerie di quel che resta dell’A.C. Milan.

La Roma esulta con Dzeko: è 1-0

…ATTORNO AD UN TOTEM – Cosa fa la testa nelle prestazioni di un calciatore? Tutto, probabilmente. La Roma esteticamente apprezzabile davanti e clamorosamente stolta nelle letture difensive, è stata modificata più dagli eventi esterni che da una vero mano “ponderata”. Per questo al signor Paulo Fonseca vanno dati tanti meriti. Perché di “maghi oltranzisti” è pieno il calcio nostrano e non solo; quel che manca semmai oggi è chi sia in grado di rimettere in discussione anni di credo calcistico e progetti tattici, in favore del pragmatismo figlio degli eventi che la realtà ti pone di fronte. Perdi qualità nel palleggio con gli infortuni? Allora tieni di meno la palla. Perdi folate offensive continue con i “piccolettiUnder e Mkhitaryan ai box? Allora sfondacorporeamente” il muro colpendolo di fronte. Non puoi colpire di fronte perché ti rompono uno zigomo? Allora fai come se nulla fosse e la zuccata dalla lo stesso, al massimo la maschera si abbassa e gli occhi dell’eroe puoi mostrarli meglio al pubblico. Ogni riferimento a Edin Dzeko (non) è puramente casuale: il bosniaco sembra trasformato rispetto al giocatore apatico e litigioso del finale della scorsa stagione. Ora non sente di più le responsabilità. È diventato egli stesso una responsabilità. Nel fare tutto bene e nel far fare sempre meglio a tutti quelli che gli orbitano attorno. Nel fare gol e nel far fare gol ai compagni di ventura. Ad essere quel capitano che alla Roma manca (già) da troppi anni.

Paulo Fonseca, concentrato

Date tempo a Paulo Fonseca, saprà farci vedere qualcosa. Non sappiamo che cosa, ma finora, con il vento contro e la tempesta sempre a scaricare piogge torrenziali, l’ombrello ed il cappotto hanno funzionato a dovere. Dovesse pure spuntare il sole dietro qualche cupola, allora potremmo seriamente iniziare a divertirci.

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