FOCUS | Questi non sono gli occhi di Javier Pastore

Prosegue il focus sull’onda lunga della vittoria di misura della Roma sul Milan. Dobbiamo per forza di cose concentrarci quest’oggi su Javier Pastore e sulla sua sorprendente prestazione contro i rossoneri. Molti, allo stadio e a casa, ad un certo punto della gara, si saranno chiesti: “Ma quello è Pastore o il suo cugino rimasto congelato 4 o 5 anni fa?”

Gli occhi spiritati di Pastore, uno dei migliori contro il Milan

GLI OCCHI NON MENTONO MAI – Agli occhi del tifoso non puoi mentire perché lui del calciatore conosce a menadito praticamente tutto. Allo stesso modo gli occhi dei giocatori in campo, le loro espressioni facciali, sono tante volte testimonianza del loro momento psicologico.
Assunto il dato che la testa è tutto e conclamato il fatto che Javier Pastore abbia giocato la sua miglior gara (da 90′) da quando è alla Roma, bisogna concentrarsi – grazie a G_Leanza Scatto – sui suoi famelici e folli occhi. Ha di fronte il miglior incontrista delle macerie di Milan affrontate domenica sera: lo punta, lo sfida prima “espressivamente” che calcisticamente, ci mette la faccia, è contorto nella concentrazione e nel trovare il meglio del suo repertorio. Sono occhi di chi è stato caricato a pallettoni, è il viso di chi forse, è definitivamente stufo di essere il fantasma di se stesso.

La postura di Pastore, pronto a dribblare Kessiè

LA POSTURA CHE PARLA – Si parla tante volte di linguaggio del corpo riferito ad un calciatore. Se non ci si trova al livello del campo, se non si sta a 2 metri da quel che succede, bisogna per forza di cose affidarsi ai messaggi emblematici e lampanti che i movimenti dei giocatori comunicano verso chi osserva dalla tribuna o da casa. Concentriamoci sulla parte bassa della foto, sull’inclinazione innaturale di ginocchia e caviglie, sulle braccia tenute basse di chi è spavaldo perché conscio di avere nelle corde il dribbling giusto, la giocata che può strappare la partita, la padronanza dei propri mezzi, che forse saranno imbolsiti da anni di infortuni e malinconia, ma che sanno avere memoria di “come si fa”.


DOPPIO TUNNEL, PERCHÈ IO POSSO – L’attimo in cui 2/3 dei romanisti a casa ed allo stadio sono sobbalzati sui seggiolini o sulle poltrone si è palesato attorno alla mezz’ora del primo tempo, quando ricevuta una palla da un buon recupero di Kolarov (altro con quotazioni in risalita), Pastore esce “al naturale”. Doppio tunnel, suola che canta, gambe che accompagnano l’afflato di classe galoppando manco l’argentino stesse giocando sotto il “Solleone della “Favorita” di Palermo. Da questa giocata, dal gol annullato per fuorigioco, da un paio di geniali intuizioni, il cuore del tifo giallorosso ha ricominciato a sperare sommessamente: “E se comincia a giocare pure Pastore?”

REDAZIONE