DAYAFTER | Fonseca: “Potremo vincere l’Europa League se non giocheremo mai più come ieri. Alcuni non hanno meritato di giocare”

DAYAFTER | Fonseca: “Potremo vincere l’Europa League se non giocheremo mai più come ieri. Alcuni non hanno meritato di giocare”

Paulo Fonseca è stato chiaro nella conferenza stampa nell’immediato post Roma-Wolfsberger. Con la solita schiettezza ha risposto alle domande dei giornalisti accreditati, non nascondendo delusione per l’atteggiamento avuto dalla Roma nell’ultima gara del Girone J di Europa League. Qui i tratti più significativi delle parole dopo il match.

Mister, la Roma si è qualificata, pur faticando, ai sedicesimi di finale. Può puntare a vincere l’Europa League? Sì, possiamo lottare per provare ad arrivare in fondo, ma se giocheremo con lo stesso approccio di stasera non andremo molto lontano.

Mister, il pubblico ha fischiato nel finale quando la squadra passava il pallone a Pau Lopez anziché cercare la vittoria e il primo posto. Se lo aspettava? È normale che i tifosi vogliano che la squadra giochi sempre per vincere. A noi non è cambiato nulla nel momento del vantaggio del Basaksehir, abbiamo giocato dall’inizio per vincere. Il problema non è stato tanto nei retropassaggi a Pau: il nostro gioco si fonda molto sul giocare col nostro portiere. Il problema è stato semmai che tante volte i nostri terzini hanno sbagliato la giocata per uscire dal pressing.

È rimasto sorpreso dall’atteggiamento poco cattivo della squadra? Sì. Soprattutto da alcuni giocatori mi aspettavo di più nell’approccio. Ma prima di parlare con voi, voglio parlare privatamente con i miei calciatori. Alcuni non hanno meritato di giocare questa partita.

Si aspettava un Wolfsberger così coraggioso all’Olimpico? Sì, non avevano nulla da perdere ed era la loro ultima gara della prima esperienza in Europa. Il girone era difficile ed equilibrato, era importante qualificarci. L’avevamo capito già all’andata quando pareggiammo 1-1 in Austria.

Perché ha deciso un doppio cambio sulla trequarti a 20′ dalla fine? Volevo cambiare le carte in tavola e mettere giocatori freschi che ci facessero giocare più “alti” sul campo. Per diventare noi quelli che pressavamo. Ci siamo riusciti perché da lì in poi non abbiamo più subito nulla in difesa e abbiamo provato a vincere.

REDAZIONE