ESCLUSIVA CENTRO SUONO SPORT | Interviste con Roberto Benigni, Gigi Proietti ed il regista Matteo Garrone di Massimo D’Adamo

ESCLUSIVA CENTRO SUONO SPORT | Interviste con Roberto Benigni, Gigi Proietti ed il regista Matteo Garrone di Massimo D’Adamo

Il prossimo 19 dicembre uscirà, nelle sale italiane, il nuovo film di Matteo Garrone: Pinoccho. Nel corso della trasmissione Bar Forza Lupi su Centro Suono Sport sono state riportate le dichiarazioni del regista, di Roberto Benigni (che nella pellicola interpreta Geppetto) e di Gigi Proietti (che invece ha la parte di Mangiafuoco) raccolte da Massimo D’Adamo.

ROBERTO BENIGNI

Domanda: Roberto come si passa da Pinocchio a Geppetto?

Risposta: Si tratta di un percorso naturale e anche il regalo più bello che mi si potesse fare. Perché è nella tradizione degli attori di fare da giovani un ruolo e quando invecchiano un altro. Accadeva anche con Shakespeare, quindi è bellissimo. Io sono andato avanti con gli anni e sono pronto per Geppetto. È stata la cosa più bella che mi potesse capitare perché è un personaggio caldo, meraviglioso, povero, come Charlie Chaplin, con quella dignità nella povertà che lo fa sembrare un aristocratico. Un personaggio inserito in un contesto italiano ma diventato famoso nel mondo. È una fiaba che tutti ci invidiano. Questo è un Pinocchio che in Svizzera vanno al manicomio se lo vedono.
Qui siamo davanti ad un grande autore, che è Matteo Garrone. È stato un film difficile perché gli artisti devono dare il meglio di loro al pubblico. Chi gira soffre, chi vede il film deve divertirsi. D’altronde si arriva al Paradiso attraverso l’Inferno.
Si soffre anche nella costruzione dei personaggi perché non si sa cosa verrà fuori. Come tutti i lavori c’è bisogno di attenzione al dettaglio e di una certa visionarietà.

 

MATTEO GARRONE

Domanda: Matteo, come nasce l’esigenza di raccontare questa fiaba?

Risposta: La voglia è nata nel momento in cui ho riletto il testo da adulto e mi sono accorto che c’erano cose che non ricordavo più. Ho iniziato a disegnare la prima storia di Pinocchio a sei anni. Quindi è un personaggio che mi accompagna da tutta la vita e c’è anche il fascino di una storia meravigliosa. Inoltre vengo dalla pittura e sono vicino sia a Geppetto, in quanto padre di un “Pinocchietto” di dieci anni; sia a Pinocchio perché possiedo una componente infantile.
Insomma non ho resistito alla tentazione di farlo. La nostra sfida è stata quella di fare un Pinocchio divertente e spettacolare, che potesse incantare e sorprendere il pubblico.

GIGI PROIETTI

Domanda: Gigi, ci puoi raccontare il tuo personaggio di Mangiafuoco?

Risposta: Se il film fosse si questo personaggio, sarebbe la storia di un uomo solo. Perché vive con i burattini e, ad un certo punto, ne incontra uno senza fili. Il film è pieno di “sottonarrazione”. Si sente che è un film non semplicistico ma semplice. Più che una favola da morale, Pinocchio è la rappresentazione di un’Italia di fine Ottocento che assomiglia molto a quella di oggi. Questi personaggi, per quanto metafore o allegorie, rimandano a persone attuali, basta cambiargli un po’ l’abito.
Cosa dire ai bambini? Io comincerei ad usare il termine “buono” perché oggi ci si vergogna quasi a dirlo. Perché “buono” significa “disponibile” ma anche “ragionare con la propria testa”.