FOCUS TATTICO | Inizio “soft”, poi gara in controllo a Firenze: quante cose cambiano in meno di un anno

FOCUS TATTICO | Inizio “soft”, poi gara in controllo a Firenze: quante cose cambiano in meno di un anno

All’alba del 2019 Firenze rappresentò un crocevia importante verso la fine dell’esperienza di Eusebio Di Francesco sulla panchina della Roma. Un 7-1 perentorio, una squadra molle, staccata dalla partita e incurante delle migliaia di tifosi comunque accorsi per giocarsi un passaggio del turno in Coppa Italia. Non è passato nemmeno un anno e ci svegliamo dopo il 4-1 rifilato da quelli di Fonseca a Montella, che nella notte viene infine esonerato.

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AVVIO SOFT, POI SI MORDE – Nel primo quarto d’ora la Roma ha sofferto l’esuberanza della Fiorentina sulle fasce, con Dalbert che spesso riusciva ad arrivare in maniera abbastanza comoda verso il vertice dell’area e Vlahovic che al centro riusciva a incunearsi nella marcatura non ancora “ferrea” del duo Smalling-Mancini. La maturità raggiunta dalla fase difensiva della Roma consentiva di passare indenne il momento. La bravura tecnica dei singoli nella ripartenza dello 0-1 ha fatto il resto. Recupero secco di Diawara (ne avrà compiuti 8 solo nei primi 45′, ndr), Pellegrini che vince un rimpallo e poi inventa con compasso da campione, Zaniolo e Dzeko che finalizzano. Il secondo “morso” arriva dopo nemmeno 3′: Zaniolo fa slalom gigante e viene atterrato, dando a Kolarov una punizione (per lui, ndr) più facile da trasformare rispetto a un rigore. Ogni riferimento agli errori dagli undici metri del serbo è puramente casuale. Le grandi squadre fanno così: quando decidono di vincere la partita escono dal guscio e lo fanno.

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MENTALITÀ DA “CHAMPIONS” NEL SECONDO TEMPO – Un controllo palla senza esasperare la sterilità, una capacità di fare la cosa giusta che passa attraverso il lavoro. La ripresa della Roma è da incorniciare per vari motivi. Prima dell’1-3 Pau Lopez non deve mai ergersi a “santo” della porta, Veretout e Diawara continuano a sbagliare pochissimo nell’impostazione, Dzeko e le sue molteplici forme fanno diventare matti difesa e centrocampo della Viola. Il bosniaco, a suo agio nel ruolo di tuttocampista, fa respirare la squadra e la manovra: dai suoi piedi arrivano gli assist che chiudono la partita, a sommità di un match di “sacrificio con qualità” a cui oramai i tifosi giallorossi sono felicemente abituati. La cattiveria di Zaniolo è stata riproposta sotto porta e Pellegrini è parso padrone della gara nonostante Castrovilli e compagni lo avessero abbonato al pestone automatico. Una Roma troppo diversa da quella del 30 gennaio 2019. Una squadra che Fonseca sta plasmando attorno ad ogni singolo, chiamato a esprimere le proprie “competenze” sfruttando i punti di forza e “nascondendo” quelli di debolezza.

Non si passa da un 7-1 a un 1-4 senza un retaggio costruito sui fatti, più che sulle parole. Per ora il portoghese non ne pronuncia troppe in conferenza, lasciando il giusto “show” al campo.

Mister, non preoccuparti. Per ora, va bene così.

REDAZIONE