FOCUS AS ROMA | Marco Di Bello: come condizionare una gara con un arbitraggio irritante

La sconfitta casalinga della Roma nella gara inaugurale del 2020 ha evidenziato demeriti diffusi nella squadra giallorossa. Evitare però nelle analisi di parlare dell’arbitraggio scadente del fischietto di Brindisi non fornirebbe però una cronaca completa di quanto accaduto nel primo posticipo della diciottesima giornata di Serie A.

CARTELLINO SÌ, CARTELLINO NO – Con l’ausilio del VAR è divenuto pressoché impossibile per un direttore di gara condizionare un incontro sbagliando clamorosamente sugli episodi chiave, che vengono sempre minuziosamente rivisitati nella sala dei replay. La modalità in cui un fischietto può influire in negativo in maniera più subdola, seppur altrettanto decisiva, è quella riferita alla “gestione generale delle operazioni”. Sin dal 2′ di gioco qualcuno ha storto il naso quando Perotti si lanciava oltre Lukic che vistosamente lo spingeva da dietro: Di Bello soprassiede e opta per la reprimenda verbale “abbonando” il giallo al “7” del Toro. Peccato non capiti lo stesso con Diawara al 28′ (primo fallo) e con Veretout al 45′. Curioso che una squadra che ha giocato la gara col possesso abbia ricevuto 5 gialli su 10 falli totali, mentre dall’altro lato dietro una barricata difensiva a oltranza si vedano 2 ammonizioni su 21 falli totali. Nel secondo tempo Izzo, ammonito al 14′ del primo tempo, commette il medesimo fallo che era costato il “giallo” a Veretout in chiusura di prima frazione: solo calcio di punizione.

QUESTIONE DI STILE – C’è un allenatore che sulla gestione di episodi del genere ha costruito (in parte) le fortune delle sue squadre: Walter Mazzarri. L’allenatore livornese rende i suoi giocatori maestri nel commettere falli tattici che però non vengono ravvisati come tali. Le caratteristiche atletiche degli esterni granata hanno messo in difficoltà sia Kolarov e Florenzi in ripiegamento, sia Zaniolo e Perotti in fase propositiva. Aina, Silvestri e compagni hanno vissuto una gara “agonisticamente felice” anche grazie ad un arbitraggio all’inglese “a intermittenza” da parte di Di Bello. Verrebbe quasi da dire “un arbitraggio casalingo al contrario”. Difficile spiegarlo a chi non ha visto i 90′ interi ma si è affidato agli Highlights, dove Sirigu è stato protagonista indiscusso. In tutto ciò Di Bello ha interpretato la parte di chi non ha capito bene cosa stesse succedendo, decidendo di volta in volta senza “memoria” della partita che si stava giocando. Questa, forse, è stata la sua pecca più grande.

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