FOCUS AS ROMA | La qualità: il messaggio che Fonseca (manco troppo) silenziosamente invia da tempo verso l’alto

FOCUS AS ROMA | La qualità: il messaggio che Fonseca (manco troppo) silenziosamente invia da tempo verso l’alto

È parso chiaro nella conferenza stampa post-gara di ieri sera che Paulo Fonseca fosse più scoraggiato che arrabbiato. Quello che va ripetendo invano però da dicembre 2019, anche dopo il felice 1-4 in casa della Fiorentina, è sempre più o meno lo stesso: c’è un gap da colmare per sedersi da protagonisti al tavolo delle grandi.

RINCALZI NON ALL’ALTEZZA – Che Dzeko e Zaniolo siano i giocatori di maggior qualità in rosa (noi ci mettiamo anche Pau Lopez, che mai ha sfigurato quest’anno rispetto ai predecessori in porta, ndr) è fuor di dubbio. Altrettanto certo è il fatto che chi viene proposto al loro posto nei momenti d’infortunio (Nicolò) o d’assenza forzata per squalifica (Edin) non sia nemmeno lontanamente paragonabile per prestanza e mentalità. Il Kalinic osservato oramai in più di un’occasione e quanto di più simile al Darko Pancev edizione milanese di metà anni novanta e la coppia Under-Kluivert sulle fasce ha impoverito ogni manovra della Roma anziché impreziosirla. Si è giunti al 23 di gennaio con tanti buoni propositi e un mezzo acquisto (Politano) finito malamente dopo una maxi-litigata con l’Inter. La Roma cerca ora (pare) Bernardeschi, anche se poco si sa del come e quando si potrà chiudere con la Juventus, che regali non ne fa mai a nessuno.

MENO “FRATELLI” NELLE DIFFICOLTÀ – La Roma dei primi 25′, fino alla discesa incontrastata di Cristiano Ronaldo, è stata quantomeno accettabile per idee e proposta di gioco. Quel che si è visto dopo l’1-0 del portoghese (marcato con la stessa flemma che noi metteremmo nel marcare Strakosha al limite dell’area) è stato un lento sgretolarsi dove nessuno è riuscito a emergere qualitativamente e tatticamente. Una serie infinita di passaggi sbagliati, una propensione nell’incartarsi in ogni zona del campo senza quasi mai sapere cosa fare col pallone. Una testardaggine immotivata nell’impostazione da dietro, anche quando c’erano difficoltà diffuse anche solo a stoppare il pallone. Chi avrebbe dovuto dimostrare carisma (Kolarov) si è nascosto dietro giocate semplici e senza sbocco, chi avrebbe dovuto tirare fuori il coniglio dal cilindro si è invece adombrato in dribbling individuali risibili (Kluivert e Under, appunto). Facile dire che quando si vince va tutto bene e quando si perde è tutto buio: Fonseca dal canto suo ha voluto lanciare il monito già nei momenti di vento a favore, peccato che il flebile grido del lusitano sia rimasto completamente inascoltato.

REDAZIONE