CENTRO SUONO SPORT 101.5 | Nicola Porro (Vicedirettore de Il Giornale): “Il problema non sono stati i contagi ma le strutture ospedaliere. Sopravvalutare il virus significa scegliere di non vivere”.

CENTRO SUONO SPORT 101.5 | Nicola Porro (Vicedirettore de Il Giornale): “Il problema non sono stati i contagi ma le strutture ospedaliere. Sopravvalutare il virus significa scegliere di non vivere”.

Il Podcast dell’intervento di Nicola Porro, giornalista e vicedirettore de Il Giornale, (28-04-2020) ai microfoni di Centro Suono Sport all’interno del programma 1927 – La Storia Continua

Mi sono ammalato il 4-5 marzo, sono stato male dieci giorni ma adesso sto meglio di prima direi. La mia famiglia era in montagna, io ho preso l’aereo e sono venuto a Roma, la domenica prima della trasmissione ho fatto un tampone perché non stavo bene, il giorno dopo mi hanno detto che ero positivo e quindi mi sono messo in isolamento domiciliare, nonostante avessi la febbre molto alta. Di fatto una quarantena di trenta giorni, con dieci giorni brutti e con la fortuna di esser stato tamponato, perchè eravamo all’inizio e c’era meno caos rispetto alle settimane successive. Ho notato che il decorso della malattia, come nel caso di molte influenze, mi faceva stare molto male la sera rispetto al mattino.

Voglio mandare un messaggio a tutti e lo testimoniavo anche durante la malattia: siamo tutti molto spaventati, ma la testa fa la differenza. Senza problematiche ulteriori, nella fascia sotto i 40 anni non è morto nessuno di Coronavirus. Se mi fossi preso l’ebola avrei avuto paura, così come un tumore. Il Covid va preso sul serio, ma non esageriamo. Il problema non sono i contagi, ma le strutture ospedaliere in Italia. Lo Spallanzani è una struttura d’eccellenza, che ha saputo gestire in maniera esemplare la propria emergenza, al contrario di altre realtà. La Germania non ha mai chiuso veramente, perché le aziende sono sempre rimaste in funzione, il numero dei morti lì è dieci volte inferiore rispetto a quello italiano.

Ho grande stima del sistema sanitario lombardo, lì è arrivata una bomba atomica sul piano del contagio e non eravamo preparati all’epoca, non c’erano strutture ad hoc, con corsie e reparti blindati. Oggi siamo preparati. Ricordiamo anche che il 50% dei morti in Europa è avvenuto all’interno delle RSA. Non è giusto rintracciare dei colpevoli, ma non possiamo più abdicare alle nostre libertà. Il virus non va sottovalutato ma nemmeno sopravvalutato.

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria la cosa che mi convince di più dell’esecutivo è che hanno uno scudo legato all’emergenza epocale, che avrebbe condizionato qualsiasi governo e chiunque avrebbe commesso degli errori. La cosa che meno mi ha convinto, che mi fa orrore, è la comunicazione che scientificamente hanno messo in opera. Vedo grande confusione, troppa gente che parla, troppi commissari che hanno zero poteri, con una comunicazione terrorizzante.

Il calcio italiano? C’è un grandissimo caos comunicativo, tanti interessi che si intrecciano. L’Italia tornerà alla normalità vera quando torneremo a vedere dal vivo una partita di calcio, quello sarà il segnale definitivo. Nella nostra vita c’è il lavoro, gli affetti e le passioni, dobbiamo tornare alla normalità, vorrei tornare allo stadio il prima possibile”.

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