ESCLUSIVA CENTRO SUONO SPORT 101.5 | Dott. Fabrizio Pistilli (Responsabile AIMEF Regione Lazio): “Stiamo vivendo una situazione di affanno, la programmazione sanitaria non è stata adeguata”

ESCLUSIVA CENTRO SUONO SPORT 101.5 | Dott. Fabrizio Pistilli (Responsabile AIMEF Regione Lazio): “Stiamo vivendo una situazione di affanno, la programmazione sanitaria non è stata adeguata”

Il Dott. Fabrizio Pistilli, Responsabile Regione Lazio AIMEF, è intervenuto ai microfoni di Centro Suono Sport nella trasmissione “Crossover“. Queste le sue parole:

Che situazione sta vivendo la vostra categoria?
“È una situazione indiscutibilmente di affanno perché i casi aumentano e per strano comportamento dei media c’è stato un allarmismo non sempre giustificato, perché poi non si ricordano a chi ci ascolta o legge le misure di contenimento e prevenzione da adottare, per mettersi in sicurezza sul lavoro e nella vita sociale. Non abbiamo dispositivi di protezione, provvediamo per nostro conto durante le visite ambulatoriali e domiciliari”.
Cosa cambierà da lunedì?
“Ci sarà una riorganizzazione dei servizi di assistenza diretta, ma credo che tutte le forze sanitarie della medicina generale messe in campo dalla Asl non sono organizzate per far fronte a ciò che ci aspetta. Non ci sono risorse, né personale adeguato e formato. I cambiamenti sono ancora sulla carta, ogni Regione e Asl li sta portando avanti. Il personale è disponibile, quello che riusciamo a fare si fa per buona volontà dei singoli più che per organizzazione precedente. Ora si pensa addirittura di reclutare neolaureati molto preparati dal punto di vista teorico ma poco sul pratico, perché hanno solo una preparazione universitaria. Gli Infermieri non ci sono e quei pochi vanno reclutati e istruiti sulle  minime del lavoro. Se dovessero essere arruolati medici e infermieri per percorso Covid, si andrebbe a presupporre una formazione generale adeguata, dal contatto col malato, alla vestizione per evitare di essere contagiati e contagiare”.
La pressione è crescente anche per le richieste ai medici di base. Se qualcuno ha paura di essere positivo, cosa deve fare a livello di interazione con la vostra categoria?
“Se qualcuno pensa di essere entrato in contatto con un positivo, ha molti mezzi a disposizione. Quello che deve fare è chiamare il medico e isolarsi nella maniera più assoluta. Sono gli operatori del Sisp a prendere contatti col paziente positivo, portare avanti l’indagine epidemiologica e contattare persone per tampone. Se il contatto non è stato diretto c’è l’obbligo di isolamento domiciliare volontario. Se si dovesse essere positivi, si fa il tampone”.
 
Professore, vogliamo sottolineare l’importanza della vaccinazione antinfluenzale, a maggior ragione quest’anno?
“Sono sempre stato un fautore della prevenzione e della profilassi vaccinica. Quest’anno amplifichiamo l’appello, la vaccinazione ha un valore aggiunto rispetto agli anni precedenti, ci permette di individuare con più semplicità eventuali contagi da Covid, perché il vaccino antinfluenzale esclude per un 40%-45% la semplice influenza. La vaccinazione è una Cintura di prevenzione che già da sola basterebbe per arginare la diffusione”.
 
I tamponi fatti dai medici di base possono alleggerire la pressione sui drive-in?
“Si contribuisce ad alleggerire la pressione sui drive-in, ma serve un messaggio specifico: non necessariamente il tampone è l’arma da utilizzare al minimo sintomo e segno di contatto, perché il virus necessità di un tempo di incubazione, si aspettano 3-5 giorni poi si passa a esami di screening. Se si è asintomatici si può non fare il tampone se il contatto non è stato stretto ma un sierologico o un tampone rapido antigienico. L’affidabilità è al 100% attendibilità 86%-87% e 94%-95%, a secondo se si parla di antigienici o salivari”.
Come è cambiato il vostro lavoro negli ultimi mesi? 
“Al giorno d’oggi la medicina è diventata un lavoro di prevenzione, diagnosi e qualche iniziale terapia per Covid, ma ci sono altre patologie, è un percorso che viene molto rallentato. Faccio due esempi di oggi, un paziente giovane e una donna di 78 anni, hanno necessità di accertamenti urgenti, ma ormai liste di attesa sono chiuse, ho accompagnato personalmente un paziente in ospedale con codice giallo, e in fase di pronto soccorso il percorso era chiaramente rallentato dalle operazioni preliminari imposte al paziente prima di ingresso in ospedale.
La Programmazione sanitaria ha lasciato molto a desiderare, non era difficile immaginare seconda ondata per promiscuità nei mesi precedenti”.

 

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