CENTRO SUONO SPORT 101.5 | Prof. Andreoni (Direttore Scientifico SIMIT): “Le epidemie vanno precedute e non assecondate, l’infezione è attualmente fuori controllo”

CENTRO SUONO SPORT 101.5 | Prof. Andreoni (Direttore Scientifico SIMIT): “Le epidemie vanno precedute e non assecondate, l’infezione è attualmente fuori controllo”

Il Prof. Massimo Andreoni, Direttore Scientifico della Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali e Responsabile Malattie Infettive del Policlinico Tor Vergata, è intervenuto ai microfoni di Centro Suono Sport nella trasmissione “Crossover“. Queste le sue parole:

Qual è attualmente la situazione epidemiologica in Italia e nella Capitale?
“Non è una situazione favorevole da diversi giorni, l’infezione è fuori controllo, non stiamo riuscendo a contenere i numeri, ci siamo stabilizzati intorno ai 30mila contagi al giorno con un numero di tamponi elevato, vuol dire che non riusciamo a tenere sotto controllo il virus con il sistema del tracciamento. Rischia di sfuggirci di mano la capacità e possibilità di offrire ai pazienti posti nei reparti e nella terapie intensive, i decessi stanno aumentano, ci sono elementi di grande preoccupazione. Con questi numeri è difficile riuscire a dare assistenza a tutti. Nel Lazio siamo in una situazione intermedia, anche qui però i numeri sono importanti. Abbiamo un buono spazio negli ospedali per ricoverare malati e garantire loro assistenza ma se il trend continuerà a salire, tra qualche settimana potremmo avere dei problemi”.
 
Cosa è cambiato a livello di pressione sulle strutture rispetto alla prima ondata di Covid di marzo?
“Siamo più preparati, tutto ciò che abbiamo fatto nella prima fase tra marzo e aprile è stato ricostruito ora. Avevamo già delle buone nozioni su cosa e come fare. Abbiamo molte più strutture coinvolte soprattutto a Roma, sia ospedaliere a bassa intensità di cura ma anche di tipo alberghiero, la sindaca si sta adoperando per cercare strutture, ci si muove a tutto campo. La nostra regione si sta comportando discretamente bene ma dipende dall’epidemia”.
C’è un problema a livello di personale sanitario?
“Si, si sente parlare di esigenza di posti letto e terapia intensiva, ma il problema vero è il personale. Se troviamo posti senza personale è uno sforzo inutile. Ci stiamo adoperando per rinforzare il personale, ma è una cosa complicata perché si sta rincorrendo ricerca di personale difficile da trovare, perché già molto impegnato, questo è frutto di una politica sanitaria sbagliata”.
Quali sono ad oggi le condizioni di un paziente che arriva da voi? E’ cambiato qualcosa rispetto a marzo?
“Nelle scorse settimane molti avevano parlato di virus modificato perché i pazienti stavano meglio, il virus sembrava meno aggressivo. In realtà circolava molto più tra i giovani e con molti tamponi scoprivano tanti asintomatici, cosa che non succedeva nella prima fase. Abbiamo avuto la falsa illusione che il virus avesse cambiato volto e fosse diventato meno aggressivo. Come dai giovani la malattia ha ripreso a colpire le persone anziane, vediamo che nella nostra struttura più del 50% di loro è con assistenza ventilatoria molto importante, da terapia sub intensiva, con grave insufficienza respiratoria. Più sale l’età più si torna alle condizioni della prima fase, il virus dimostra di avere la stessa identica aggressività. Ci sono alcuni casi gravi anche tra i giovani”.
Il tracciamento dei contatti ha funzionato?
“È un buon sistema su un numero di casi basso. Da ogni persona infetta si andavano a studiare circa 10-30 possibili contatti. Se dovessimo farlo oggi arriveremo a numeri assurdi come 300-900 mila contatti che diventerebbero impossibile da tracciare. Dobbiamo continuare a farlo dove possibile, dove non c’è una numerosità spropositata di casi. Abbiamo permesso al virus di correre troppo”.
In base a questo cosa si sarebbe potuto fare di diverso nei mesi passati, soprattutto in quelli estivi?
“Le epidemie vanno precedute e non assecondate. Certamente una volta che avevamo ottenuto con un lockdown “duro” un buon controllo del virus bisognava pensare a cosa fare per non farlo ripartire. Il periodo estivo è stato completamente sbagliato come metodologia. Con la fine della bella stagione le persone sono rientrate in casa e hanno portato l’infezione in famiglia. Forse si poteva intervenire più rapidamente”.
 
Qual è il messaggio corretto da dare a chi ci ascolta?
“È una malattia capricciosa che merita di essere tenuta sotto controllo. Non vuol dire che tutti devono venire in ospedale, ci sono criteri per i quali essere tranquilli e seguire la malattia da casa, non mi sentirei di dire di stare a casa a tutti. Nella maggior parte dei casi il decorso della malattia è tranquillo, gestibile da casa. Però c’è anche quel 5-10% che necessità di un ricovero, e per questo bisogna stare sempre allerta, per esempio si possono controllare gli atti respiratori, se sono 22-24 in un minuto la respirazione procede normalmente, 38 di febbre è proprio della malattia, è normale. Poi Se la tosse diventa più insistente e respiriamo a fatica bisogna recarsi in ospedale”.

 

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