CENTRO SUONO SPORT 101.5 | Roberto Cauda (Direttore UOC Malattie Infettive Gemelli): “Il virus muta ma non cambia, i primi vaccini sono in arrivo. Dobbiamo evitare un nuovo lockdown”

CENTRO SUONO SPORT 101.5 | Roberto Cauda (Direttore UOC Malattie Infettive Gemelli): “Il virus muta ma non cambia, i primi vaccini sono in arrivo. Dobbiamo evitare un nuovo lockdown”

Prof. Roberto Cauda, Direttore Unità Operativa Complessa Malattie Infettive del Policlinico Gemelli, è intervenuto ai microfoni di Centro Suono Sport nella trasmissione “Crossover“. Queste le sue parole:

Qual è attualmente il trend di contagi in Italia?
“In questi ultimi giorni stiamo assistendo ad un piccolo rallentamento dei contagi, sicuramente dovuto all’esito positivo delle misure restrittive prese nei giorni scorsi. Dovrebbe esserci un miglioramento, ma probabilmente alcune regioni diventeranno zona rossa a breve”.
Secondo lei è stato giusto dividere il paese in tre fasce, in base alle diverse situazioni che le Regioni stanno vivendo?
“In questa situazione non ci sono misure giuste o sbagliate a priori, bisogna provare, bisogna evitare un nuovo lockdown, sappiamo bene che il Paese non può permetterselo. Purtroppo, ci sono due pandemie, una sanitaria, l’altra economica. Secondo me, le misure messe in campo sono improntate al tentativo di impedire una chiusura generalizzata. Delle tante misure che potevano essere prese, questa cerca di coniugare il tentativo di controllare la circolazione dell’infezione, cosa purtroppo non facile, e allo stesso tempo salvaguardare le attività produttive della nostra nazione”.
Qual è la percentuale di asintomatici?
“Il sistema di tracciamento ha subito delle battute d’arresto di fronte alla crescita dei numeri. Quando la situazione migliorerà dovrà riprendere forza questo sistema, necessario ad individuare gli asintomatici che sono in media responsabili del 20% dei contagi. Esistono anche dei super diffusori: soggetti che possono essere anche asintomatici, ma, che hanno probabilmente una carica virale più alta e producono una maggiore diffusione del virus. La malattia non è cambiata rispetto alla primavera scorsa”.
Qual è la situazione nella nostra Regione?
“Ci sono segnali di pressione in tutto il Paese. Devo dire che il Lazio ha seguito una politica prudente e intelligente, attrezzando alcune strutture a reparti Covid. Mi piace sottolineare come comunque noi continuiamo la nostra attività ordinaria, perché purtroppo i malati non sono scomparsi. Il Covid grava su una situazione che poteva essere già di emergenza, c’è un enorme sforzo da parte di chi opera nella Sanità per continuare ad assicurare cure con premura e attenzione anche ai malati non Covid”.
Come curate i pazienti più critici?
“La terapia è legata a farmaci efficaci, come abbiamo potuto vedere nei mesi scorsi. Si parla di eparina a basso dosaggio per ridurre il rischio embolico, che non era chiaro ad inizio pandemia: ora si è capito che il rischio embolizzazione è importante. Poi ci sono i cortisonici che riducono l’infiammazione, utilizziamo anche il Remdesivir, che nonostante alcuni dati non particolarmente favorevoli in alcune situazioni con pazienti sotto ossigeno e non in terapia intensiva, può avere un suo significato. C’è chiaramente anche la possibilità di utilizzare il plasma iperimmune. Dietro l’angolo per i malati, quindi a livello di cura, c’è la possibilità di introdurre gli anticorpi monoclonali, potrebbe bastare un’iniezione per ridurre la circolazione del virus nell’organismo e migliorare la prognosi”.
Qual è il rischio che il virus muti e quanto inciderà nell’ottica di un vaccino efficace?
“Il virus muta ma non cambia. Il vaccino si concentrerà sulle regioni del virus molto conservative. Esistono almeno cinque diversi tipi di vaccino e molti sono in dirittura d’arrivo. Dovranno completare la “fase 3” che è già stata compressa a livello di tempistiche. Le varie agenzie di controllo dovranno essere molto attente nell’analisi dei dati. Il punto debole è la valutazione degli effetti a lungo termine ma la situazione critica a livello globale non permette di aspettare troppo”.

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