ESCLUSIVA CENTRO SUONO SPORT 101.5 | Giulio Tremonti (ex Ministro dell’Economia e delle Finanze): “L’Italia ha mancato nella ricostruzione economica più di altri paesi”

ESCLUSIVA CENTRO SUONO SPORT 101.5 | Giulio Tremonti (ex Ministro dell’Economia e delle Finanze): “L’Italia ha mancato nella ricostruzione economica più di altri paesi”

Il professor Giulio Tremonti, ex Ministro dell’Economia e delle Finanze, è intervenuto ai microfoni di Centro Suono Sport 101.5 durante la trasmissione “Borderò”. Queste le sue parole:

 Professore, qual è lo stato di salute della nostra economia ed è veramente così necessario il sacrificio di molti suoi settori per affrontare la situazione sanitaria?
“Un proverbio inglese dice che fare profezie sul futuro è molto difficile. In effetti è davvero complicato dare un prospetto veritiero su quanto avverrà. Bisogna diffidare di chi vende certezze dogmatiche, addirittura decimali, in un momento del genere. Siamo all’interno di una tragedia sanitaria, di proporzioni enormi ma non catastrofiche. Il mondo della globalizzazione aveva un pensiero univoco, il quale adesso va incontro a un’inevitabile diversificazione. Vi sarà un marcato cambiamento delle tendenze del mondo intero sia a livello sociale, sia geopolitico. L’Italia ha mancato nella ricostruzione economica più di altri paesi”.

Lei fu uno dei primi a intuire l’importanza che avrebbe avuto la Cina nell’economia mondiale, dopo il crollo del Comunismo e l’apertura dei mercati. In un libro di oltre 10 anni fa, dal titolo Rischi Fatali, scrisse che l’Europa doveva capire che cosa era successo e reagire con un programma realistico. Ecco, in riferimento alla crisi del Covid, l’Europa e, soprattutto, l’Italia hanno capito realmente come reagire e come comportarsi con la Cina?
“Da sempre ho sostenuto come la globalizzazione avrebbe avuto anche conseguenze negative. Nel corso degli ultimi anni l’economia europea è, man mano, scivolata sempre più verso l’Oriente, consentendo una grande crescita dei Cinesi. Da quest’estate si sono fatti dei passi in avanti, anche grazie agli Euro Bond. Sicuro è che l’Europa deve, comunque, schermare di più gli interessi Asiatici”.

Nei mesi scorsi si è parlato molto del MES. Lei in un’intervista di marzo lo ha definito, se non erro, una “partita di raggiro” per commissariare l’Italia. Oggi, anche molti esponenti di area democratica, come il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, che ha anche proposto una parziale cancellazione dei debiti e una emissione di Eurobond permanenti, ci dicono che potrebbe non essere lo strumento adatto per affrontare la crisi. Ci può spiegare, in breve come nasce l’idea del MES e dove sarebbero, soprattutto, i rischi per il nostro Paese. E se, eventualmente, il Recovery Fund, può essere uno strumento, come molti sostengono, più adatto e meno rischioso.
“Quasi vent’anni fa, in un confronto con Junker, capimmo già l’importanza che avrebbero avuto gli Euro Bond. Il progetto venne stoppato dal governo Monti. Adesso torna in auge questo tipo di aiuto, con il fine di finanziare l’accrescimento del motore sanitario dei paesi colpiti dalla pandemia. Il MES consente, invece, all’Europa di vigilare rigidamente sulla restituzione dei soldi prestati. Vi sarà una sorta di commissariamento sui paesi coinvolti in questi aiuti, il quale potrebbe essere devastante, come accaduto in Grecia. Sono decisamente contrario al MES, non è necessario.”

Lei ha più volte ribadito la necessità che i Governi abbiano la fiducia del popolo e non quella dei mercati. In un libro di 4 anni fa, però, dal titolo Mundus Furiosus, scrisse che i popoli chiedono sempre di più, ma i governi sotto-finanziati per via della crisi possono sempre di meno. Così diventa difficile esercitare il potere dal momento che i bisogni di cui si fa promessa una politica impotente finiscono per trasformarsi in una percepibile rabbia popolare. Le chiedo se l’esito delle elezioni americane potrebbe indicare che questa rabbia è stata in qualche modo intercettata e se in Europa e in Italia è ancora possibile trasformare questa rabbia in una proposta politica seria.
“Nel mondo attuale è difficile governare, poiché le cause dei problemi economici provengono spesso da fuori, non dal proprio paese. La globalizzazione ha portato anche questo tipo di problemi. Bisognerebbe fare un passo indietro, fermarsi a riflettere su quei valori eterni, sulle nostre tradizioni e, pur senza chiudersi al resto del mondo, riconoscere i limiti di ciò che si importa”.

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