ESCLUSIVA CENTRO SUONO SPORT 101.5 | David Lazzari (Presidente CNOP): “Non c’è un numero sufficiente di psicologi pubblici, molte persone con difficoltà non possono permettersi un privato. Il consiglio per tutti è aiutarsi, aiutare e farsi aiutare”

ESCLUSIVA CENTRO SUONO SPORT 101.5 | David Lazzari (Presidente CNOP): “Non c’è un numero sufficiente di psicologi pubblici, molte persone con difficoltà non possono permettersi un privato. Il consiglio per tutti è aiutarsi, aiutare e farsi aiutare”

David Lazzari, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, è intervenuto ai microfoni di Centro Suono Sport 101.5 all’interno del programma “Crossover“, queste le sue parole:

Qual è la situazione del vostro settore?

“Vi è un aumento del disagio dalla prima ondata. La metà della popolazione registra un livello di stress tra il 70% e il 100%. Ci sono delle difficoltà a farsi aiutare perché non c’è un numero elevato di psicologi pubblici e la gente ha delle difficoltà economiche che non gli permettono di andare da uno psicologo privato.”

Quali sono le fasce d’età più colpite?

“Le fasce che stanno risentendo maggiormente gli effetti della pandemia sono l’infanzia a l’adolescenza. Ma anche i reduci dalle terapie intensive, le persone colpite dal Covid che si trovano in isolamento, ma anche le persone in lutto che non hanno potuto salutare i loro cari, gli operatori sanitari che hanno disturbi causati dall’eccessivo stress e non bisogna dimenticare le persone affette da disturbi anche prima del Covid.”

Vi è stato un aumento della richiesta d’aiuto?

“Se lo stress si protrae nel tempo diventa quello che noi chiamiamo dolore psicologico, un vero e proprio disturbo in senso stretto. Gli psicologi pubblici sono subissati da richieste che non riusciamo a soddisfare, perché siamo un numero troppo esiguo. Alcuni giorni fa  abbiamo chiesto un  voucher per le categorie più colpite altrimenti non riusciremo ad aiutare tutti.”

Come funzionano gli interventi su pazienti Covid?

“C’è un aiuto a distanza da parte degli psicologi per chi è in isolamento, ma siamo pochi e sono state fatte poche assunzioni quest’anno. La pandemia ha mostrato come il nostro sistema sia molto arretrato. La pandemia insegni ad apprezzarci di più.”

Quanto si perde con la terapia per via telematica?

“Prima della pandemia solo una parte dei pazienti faceva interventi online. Con la prima ondata gran parte dei colleghi hanno iniziato a fare terapia online, sono un sostituto soddisfacente della terapia online. Sembra un esperimento di terapia che avrebbe richiesto molti più anni ma che è stato compendiato in pochissimo tempo.”

Ha la percezione che la psicologia sia considerata ancora come una professione sanitaria di “Serie B”?

“Molti pensano che la salute sia legata solo alle cellule biologiche e non a quello che abbiamo vissuto nella nostra vita, alla componente emozionale. Noi siamo persone, quando ci ammaliamo viviamo la malattia sulla nostra pelle”.

Come stanno reagendo i più giovani?

“Vanno fatte delle indagini sui bambini e gli adolescenti. Un’indagine fatta dall’Unicef mostra che gli adolescenti hanno consapevolezza di ciò che sta accadendo e vorrebbero uscire diversi da come siamo entrati nella pandemia, allo stesso tempo esprimono anche sofferenza: il 40% ha dichiarato di vivere una situazione di stress indicando il bisogno di un aiuto psicologico.”

Quale consiglio si sente di dare alle persone?

“Voglio utilizzare tre parole: aiutarsi, aiutare e farsi aiutare. Prima di tutto bisogna organizzarsi la giornata trovando cose positive da fare. In secondo luogo bisogna essere responsabili ed avere comportamenti protettivi con le persone vicine. In terzo luogo è importante andare da un esperto quando il nostro disagio è eccessivo.”

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