CENTRO SUONO SPORT 101.5 | Pier Luigi Bartoletti (Federazione Italiana Medici di Famiglia): “Questa malattia deve essere curata e gestita nello stesso modo su tutto il territorio, la frammentazione delle ASL è un problema”

CENTRO SUONO SPORT 101.5 | Pier Luigi Bartoletti (Federazione Italiana Medici di Famiglia): “Questa malattia deve essere curata e gestita nello stesso modo su tutto il territorio, la frammentazione delle ASL è un problema”

Pier Luigi Bartoletti, Vice Segretario Nazionale FIMMG (Federazione Italiana Medici di Famiglia), è intervenuto ai microfoni di Centro Suono Sport nella trasmissione “Crossover“. Queste le sue parole:

Può darci un quadro generale in merito al lavoro dei medici di famiglia in questo periodo, quali sono le principali difficoltà?

“Considerati i tanti casi sorvegliati a casa qualcuno l’impegno lo sta portando avanti, parliamo di una patologia che nonostante sia grave solo in pochi casi è potenzialmente letale, il nostro lavoro è sentire le persone che hanno bisogno di noi e valutare la situazione senza andare in ospedale”.

Dopo il difficile periodo vissuto in primavera, c’è stato un trattamento diverso da parte del Governo in questo periodo con aiuti e consegna di materiale protettivo per i medici di famiglia?

“No, questo non è avvenuto. Noi ci eravamo organizzati per conto nostro in vista della vaccinazione antinfluenzale, ora effettuando anche i tamponi rapidi antigienici su base volontaria il materiale è arrivato, ma dalla scorsa primavera ci eravamo organizzati a causa di questa gravissima carenza, tuttavia ci sono ancora problemi, ad esempio con i guanti, che per noi sono fondamentali, parliamo di carenza nazionale”.

Com’è cambiato il vostro lavoro? Quanti hanno bisogno delle vostre cure e quali sono?

“I numeri sono totalmente diversi, da ottobre c’è stata un’esplosione proseguita fino ad una sorta di picco dello scorso 22-23 novembre, ora c’è una stasi ma potrebbe trattarsi di una calma apparente perché gli ospedali sono abbastanza intasati. I dati sono incoraggianti ma le strutture sono piene, è necessario proseguire con tutte le cautele del caso, ma oggi la malattia si gestisce meglio”.

Abbiamo letto della sentenza del TAR che impedisce ai medici di famiglia di visitare i pazienti covid a casa, può spiegarci com’è nata la situazione e come si sta evolvendo?

“Nasce da un ricorso fatto dal tribunale amministrativo, noi medici ci siamo subito attrezzati per le visite in modalità telematica perché andare a casa delle persone ha senso solo in rapporto al beneficio atteso: se valuto che la persona non stia in situazione critiche c’è più rischio per me di andare a prendere il covid piuttosto che aiutare concretamente il paziente. In caso la situazione richiedesse un intervento a domicilio del medico bisogna farlo in sicurezza ed essendo sicuri che ce ne sia bisogno”.

Come vengono gestiti i pazienti con altre patologie?

“Il problema è che molti ambulatori sono chiusi quindi le analisi sono rallentate, il covid viene diagnosticato solo con il tampone perciò è molto difficile capire se un paziente ha sintomi da covid o sintomi che possono riguardare altre patologie”.

Si ha un dato, una stima, di quanti medici di base hanno aderito all’iniziativa per i tamponi nei propri studi?

“Abbiamo l’adesione di 2100 medici, alcuni stanno aspettando di poter iniziare anche nelle aziende. Bisogna essere in sicurezza e formare i medici”.

Come procede il lavoro delle USCAR sul territorio?

“Nel territorio c’è un vecchio difetto che permane tutt’ora: la frammentazione dell’organizzazione delle ASL. Questa malattia deve essere curata e gestita nello stesso modo ovunque, noi insieme allo Spallanzani ci siamo occupati di fornire un protocollo per permettere a tutti di operare nello stesso modo”.

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