ESCLUSIVA CENTRO SUONO SPORT 101.5 | Matteo Marani (Sky Sport): “Le mie storie nascono dall’obiettivo, univoco, di mescolare il corso della storia e il calcio”

ESCLUSIVA CENTRO SUONO SPORT 101.5 | Matteo Marani (Sky Sport): “Le mie storie nascono dall’obiettivo, univoco, di mescolare il corso della storia e il calcio”

Il giornalista di Sky Sport, Matteo Marani, è intervenuto ai microfoni di Centro Suono Sport 101.5 durante la trasmissione “Borderò”. Queste le sue parole:

 Da dove nasce l’idea di ‘1977, Torino di piombo’?
“Tutte le puntate registrate nascono dall’obiettivo univoco di mescolare il corso della storia e della politica con la storia del calcio, facendo emergere i punti di connessione tra i due aspetti. Quest’ultimo racconto parte dallo studio di quel decennio. Un periodo storico molto particolare, non soltanto fantastico per il testa a testa tra bianconeri e granata, ma anche un momento di massima tensione per il terrorismo a Torino”.

Come si viveva il calcio in quegli anni?
“Il calcio in Italia negli anni settanta rifletteva sul rettangolo di gioco, come spesso accade, le dinamiche politiche e sociali del paese. Vi erano, infatti, squadre costituite principalmente da soli giocatori Italiani, frutto d’una mentalità chiusa e spaventata dagli eventi storici contemporanei e dal recente passato. Un periodo molto buio: ci si svegliava la mattina e si scoprivano notizie poco rassicuranti a causa del terrorismo”.

Potremmo riassumere il confronto tra le 2 torinesi attraverso le figure, diametralmente opposte, di Gigi Radice e di Giovanni Trapattoni?
“Un parallelismo assolutamente azzeccato. Da una parte la Juve di stampo autoritario, con addirittura l’imposizione del taglio dei capelli, dall’altra la filosofia più liberale del Torino, con figure meno ordinate e più stravaganti, fantasiose”.

A quale delle sue storie si sente più legato?
“La vicenda del Torino del 78′ ci permise di portare alla luce documenti ed eventi poco sottolineati. Forse la storia del Mondiale del 78′ è quella che, per il rapporto tra la tv italiana e quella Coppa, è risultata la più significativa. In generale, la funzione pedagogica e storica di tutti i lavori realizzati credo sia di grande spessore. Ho avuto anche la possibilità di approfondire la tematica del Fascismo e della Grande Guerra. Avvicinandosi invece all’attualità, ci si confronta con vicende ancora non storicizzate e diventa difficile guardare ad esse con una mentalità distaccata: dare la giusta profondità a questi accadimenti è più complicato”.

Chi è stato per lei Diego Maradona?
“El pibe de oro è stato innanzitutto un pezzo della mia vita, come di quella di tutti. Ho avuto il privilegio di conoscerlo e per questo ho ancora i brividi. Per la mia generazione è stato più d’un calciatore. È stato la fantasia, il divertimento, la gioia, l’imprevedibilità. È uscito fuori dai contorni del calciatore ed è divenuto un simbolo, pur con delle macchie che non intendo assecondare in questo mio elogio. A suo modo, pur provenendo da un contesto di povertà, Maradona, non si è mai contraddetto ed è rimasto sulla propria linea, con i suoi eccessi e con le sue immense qualità. È arrivato dritto al cuore delle persone”.

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