ESCLUSIVA CENTRO SUONO SPORT 101.5 | Marco Negri (ex Rangers): “Felice del trionfo dei Rangers. Scudetto? Inter favorita ma non bisogna tagliare fuori la Juventus. La Roma è la squadra che mi ha impressionato di più”

ESCLUSIVA CENTRO SUONO SPORT 101.5 | Marco Negri (ex Rangers): “Felice del trionfo dei Rangers. Scudetto? Inter favorita ma non bisogna tagliare fuori la Juventus. La Roma è la squadra che mi ha impressionato di più”

L’ex attaccante dei Rangers, Marco Negri, è intervenuto ai microfoni di Centro Suono Sport 101.5 durante la trasmissione Borderò. Queste le sue parole:

Felice per la vittoria dei Rangers?
“Sono felicissimo. Dopo 10 anni di problemi e relegazioni nelle categorie più basse del calcio scozzese, il club è riuscito prima a ritornare in Premier e poi a ridurre il gap con il Celtic trionfando in una stagione particolare, quella che avrebbe dovuto portare il decimo titolo di fila ai bianco verdi”.

Steven Gerrard ha fatto un capolavoro con i Rangers. Diventerà un allenatore top?
 “È stato l’uomo guida della squadra perché ha portato uno spirito vincente. Lui, poi, ha trionfato tanto in campo grazie anche al suo carisma. Ha costruito un ottimo team, tant’è che ha dominato il campionato ed è riuscito persino a gestire dei momenti di difficoltà nella scorsa stagione in cui non ha vinto nulla. Inoltre è migliorato molto nella sua qualità di manager nonostante la giovane età: riesce a gestire bene la stampa, il gruppo e le problematiche nonostante qualche piccolo errore che è lecito fare. Mi auguro che il Liverpool torni a vincere in questo finale di stagione, perché se dovesse saltare Klopp, molto probabilmente Steven verrebbe richiamato alla base. E i tifosi dei Rangers si augurano che questo accada il più in la possibile”.

Per la terza volta viene interrotta una striscia di 9 campionati consecutivi, il decimo sembra una chimera. È solo casualità?
“In gran parte è casualità, ed è capitato anche a me, quando vestivo la maglia dei Rangers, di vivere una beffa così e ricordo quanto i tifosi fossero gasati, perché si sarebbe entrati nella storia. Tutte queste aspettative, però, creano tanta pressione intorno al club: la squadra era partita benissimo, sull’onda dell’entusiasmo, sembrava davvero la stagione perfetta. Poi, però, l’apprensione prese il sopravvento”. cosa ha significato in Scozia il fallimento dei Rangers?

Che cosa ha significato in Scozia il fallimento dei Rangers?
“I Rangers sono la squadra con più successi al mondo, hanno milioni di tifosi e dover andare a giocare con piccole squadre in stadi minuscoli con una bacheca del genere è stata dura. La programmazione che è stata fatta, però, è stata incredibile. Ricordo anche che tanti supporters scendevano in strada per protestare contro il presidente fino a mandarlo via e a farne venire uno nuovo. Quindi si è trattato di una rinascita che ha coinvolto tutti quanti in questi 10 anni, dagli allenatori ai tifosi che non si sono mai allontanati dal club”.

Celtic e Rangers nella Premier League inglese potrebbero portare giovamento alle casse dei club e alla competitività del campionato scozzese?
“Sono discorsi che si fanno da anni: ho giocato nel 1998 lì e già se ne sentiva parlare. Non so, però, se tutto ciò possa mai realizzarsi perché Celtic e Rangers sono un simbolo per la Scozia e il suo campionato. Sono convinto che avrebbero ottime potenzialità anche nel torneo inglese, ma non credo che una loro integrazione al suo interno avverrà in tempi stretti”.

Dopo l’esperienza al Perugia che cosa l’ha convinta a voler uscire dall’Italia?
“Un’esperienza all’estero l’avevo sempre sognata. In quegli anni eravamo in pochi a volerla fare in Italia, ma ho voluto comunque prendere la palla al balzo, vista sia un’offerta economica irrinunciabile e la possibilità di partecipare alla Coppa dei Campioni, nonostante non fossi a fine carriera. Giocare in una competizione europea così importante come la Champions era una chance che non avrei avuto in Italia vista l’organizzazione di squadre come Milan, Inter e Juventus”.

Che emozione è stata quella di vincere il titolo di capocannoniere in Scozia?
“Avrei barattato tutti i miei goal per vincere lo scudetto del ‘Ten in a row’ con i Rangers, ma è stata comunque una bella sensazione. C’è da dire che ho sempre valutato le reti che ho segnato nella misura in cui fossero servite a conseguire un obiettivo per il club, perciò quell’anno lì sono rimasto soddisfatto, ma la squadra non ha comunque vinto nulla”.

Che ricordo ha dei ritrovi con i compagni di squadra nei pub?
“Quell’anno ricordo che ero appena arrivato in Scozia ed era l’inizio della stagione. Si faceva allenamento la mattina e poi si era liberi, e ricordo che, dopo un paio di settimane, il gruppo squadra, all’interno del quale c’era Gascoigne, mi ha invitato in un locale. Io, ovviamente, gli ho detto di sì per fare conoscenza. Loro, però, erano dei professionisti nei pub, mentre io ero un dilettante. Perciò da quel momento ho cercato altri modi per spassarmela nel post work out”.

Come ha vissuto quegli anni di gloria essendo una persona abbastanza timida?
“Non è stato facile. Ho passato i primi mesi in Scozia in cui andavo a cena e avevo un gran numero di persone che mi seguiva ovunque andassi. Era un salto di livello perché ero riconosciuto da tutte le parti e da un lato faceva piacere, ma dall’altro eri costretto a rintanarti in casa nel caso in cui questa vita non facesse al caso tuo”.

Che differenze ci sono tra il Campionato Italiano e quello Scozzese?
“Sono arrivato in Scozia e ho avuto la fortuna di giocare con gente del calibro di Laudrup e Gascoigne, talenti che hanno mostrato il loro talento in tutta Europa. Il campionato di ogni nazione è specifico per una caratteristica: quello italiano è strategico, quello spagnolo è tecnico, mentre quello scozzese ha un agonismo di un altro livello. Era un campionato di poca strategia, perciò una squadra che andava sotto si sbilanciava tantissimo e venivano fuori dei risultati da pallottoliere. Il cambiamento è avvenuto con l’arrivo di allenatori europei come Advocaat, grande stratega olandese, che ha portato un certo tipo di gioco palla a terra e un approccio molto diverso alla professionalità. Già il vedere i Rangers agli ottavi di Europa League, significa che qualcosa è cambiato in quel calcio e, soprattutto, che si tratta di una squadra di ottimo livello”.

Lo Scudetto lo può perdere solo l’Inter?
Sembra di sì, perché ci sono delle annate in cui le cose vanno bene e si vincono quelle partite che in un altro contesto non si riuscirebbe mai a portare a casa, e l’Inter sembra essere in una di quelle. I nerazzurri hanno non solo tanti punti di vantaggio sulle inseguitrici, ma anche il fatto che non giochino le coppe che li aiuta molto nella volata finale. Hanno mostrato dei miglioramenti come indole e predisposizione perché Conte è entrato nella testa di tutti quanti. Ad ogni modo, non taglierei fuori la Juventus dalla corsa Scudetto, perché venderanno cara la pelle finché la matematica non li condannerà alla resa”.

Riuscirà un’italiana a vincere una coppa europea quest’anno?
“È molto difficile in entrambe le competizioni perché ci sono squadre attrezzate molto meglio delle italiane per fare strada in Champions ed Europa League”.

Che cosa pensa della Roma di Paulo Fonseca?
“La Roma ha il gioco più frizzante e il centrocampo tecnico più promettente che c’è in circolazione. Tecnicamente è la squadra che mi ha sorpreso di più in questo campionato”.

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