Prof. Massimo Andreoni: “La malattia è molto più mortale del vaccino. Situazione in miglioramento ma serve ancora grande attenzione”

Prof. Massimo Andreoni: “La malattia è molto più mortale del vaccino. Situazione in miglioramento ma serve ancora grande attenzione”

Il Prof. Massimo Andreoni, Direttore Scientifico della Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali e Responsabile Malattie Infettive del Policlinico Tor Vergata, è intervenuto ai microfoni di Centro Suono Sport nella trasmissione “Crossover“. Queste le sue parole:

Qual è la situazione epidemiologica attuale?

“La situazione è in miglioramento, i casi stanno scendendo in maniera rilevante negli ultimi giorni e c’è molta meno pressione sulle strutture sanitarie: i reparti si stanno svuotando di nuovo”.

Come procede la campagna vaccinale?

“Abbiamo avuto dei problemi in passato a causa della mancanza di dosi, adesso che sono disponibili la campagna è ripartita molto bene e il Lazio si sta dimostrando una delle Regioni più efficienti. L’aver vaccinato prima i soggetti più fragili ci ha permesso di svuotare gli ospedali e stiamo progressivamente riattivando i vecchi reparti che erano stati trasformati a causa dell’emergenza Covid. Mantenendo questo ritmo a fine giugno i soggetti vaccinati saranno il 70-80% e si raggiungerà una sorta di immunità di gregge”.

E’ giusto parlare di stagionalità del virus?

“Tutti i virus respiratori hanno una loro stagionalità e circolano maggiormente nel periodo invernale perché trovano condizioni molto più favorevoli relative anche allo stile di vita della persone”.

Il clamore mediatico legato ad AstraZeneca e la paura delle persone ha inciso sui ritmi della campagna vaccinale?

“Il problema legato ad AstraZeneca ha rallentato notevolmente il ritmo delle vaccinazioni. Vorrei ricordare che ogni anno muoiono tra le 25 e le 59 persone per milione a causa di farmaci comuni come l’aspirina, un numero decisamente maggiore di quanto riscontrato con AstraZeneca. Si è acceso un riflettore eccessivo, la sensazione è che questi OpenDay stiano dando una spinta anche mediatica importante. E’ molto più pericolosa la malattia che il rischio vaccinale”.

Cosa ne pensa delle prossime riaperture e del progressivo allentamento del coprifuoco?

“Il timore sulle riaperture c’è sempre perché non si può fare una previsione certa sui contagi. Non possiamo però rinnegare le cose che abbiamo imparato nell’ultimo periodo: con le riaperture i casi inevitabilmente aumenteranno ma la condizione epidemica in Italia attualmente è molto diversa da quella dello scorso anno, tra vaccinati e soggetti che sono stati positivi”.

Quali sono le aspettative per questa estate?

“Dobbiamo augurarci che si inizino a vaccinare i giovani perché sono un serbatoio importante di trasmissione del virus dall’inizio della pandemia. La speranza è di arrivare a vaccinare i diciottenni prima dell’estate per poi pensare a quelli ancora più giovani”.

Sarà necessaria una vaccinazione a cadenza regolare già a partire dal prossimo anno?

“Penso proprio di sì, questo virus si sta adattando all’uomo e nonostante stia mutando in misura più contenuta molto probabilmente sarà necessaria una nuova dose di vaccino. Gli anticorpi dovrebbero durare circa dodici mesi quindi è un discorso che faremo a partire dal prossimo inverno. La possibilità di infettarci di nuovo anche se vaccinati o dopo aver contratto il virus esiste sempre. Sono infezioni meno gravi ma dobbiamo ancora mantenere le giuste accortezze”.

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