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Graziano Cesari: “Nel calcio moderno 5 minuti di attesa per una decisione arbitrale sono una follia”

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L’ex arbitro Graziano Cesari, e successivamente il nostro Sebino Nela, sono intervenuti ai microfoni di Centro Suono Sport durante la trasmissione “A qualcuno piace calcio”. Queste le loro parole:

Come valuta la gestione del rigore, prima assegnato e poi revocato alla Roma, ieri sera?

«Il fuorigioco è un dato oggettivo. Il tallone di Abraham che è al di là non si vede in campo, c’è una macchina che ci dice che questa situazione è da punire. 5 minuti di stop sono troppi, se fosse arrivato il diluvio avremmo lasciato i giocatori fermi sotto la pioggia? Tutti si sono innervositi, se c’è un problema di comunicazione con il VAR si deve prendere una decisione sul campo. Nel calcio moderno 5 minuti di attesa sono una follia. Sono eventi eccezionali, c’è anche il rischio di infortunio. Riprendere a giocare non è facile, dobbiamo tutelare i professionisti. Da quando c’è il VAR non ci sono più i gol segnati in fuorigioco. L’intervento del VAR è corretto, ma il tempo di attesa mi fa impazzire. Anche Chiffi ieri avrà passato momenti non belli, si è anche tolto l’auricolare. Era talmente difficile che la macchina ci ha messo tanto tempo».

Che cosa ne pensa della richiesta della review al VAR da parte degli allenatori?

«Sono assolutamente d’accordo, metterei 2 chiamate per tempo e quindi 4 in tutta la partita. Anche gli allenatori hanno l’esigenza di parlare con il direttore di gara, conoscono anche meglio le dinamiche di alcune cadute. IL VAR dev’essere allargato».

Ci dà un’opinione sull’arbitraggio di Chiffi e sulla giornata di Serie A?

«Molto bene, Chiffi è impegnato in questo momento perché è diventato un arbitro internazionale. Ha voglia di farsi vedere, mi piace perché fischia poco. Ha una nuova mentalità, si assume tanti rischi. Essendo molto giovane, qualche errore gli si può concedere. Ha un rapporto molto moderno con i giocatori, accetta il dialogo. Questo è il vero arbitro, colui che previene prima di punire. In Juventus – Atalanta c’era Airoldi, ha diretto benissimo. Forse l’unica pecca è in Milan – Sassuolo, il fallo di Raspadori era da rosso. L’intervento ha messo a repentaglio l’incolumità dell’avversario. Per il resto è stata una domenica fantastica».

Che cosa ne pensa del fatto che facciano battere, ogni tanto, le punizioni qualche metro indietro rispetto al punto nel quale c’è stato il contatto?

«Ci sono tante situazioni, a volte è il giocatore che la mette un pochino più indietro o un pochino più avanti. Ieri Mourinho ha detto ad un giocatore di battere la rimessa laterale più indietro. Ci sono tante situazioni nel calcio, lo sappiamo benissimo».

E sui fuorigioco di pochissimi centimetri?

«Il fuorigioco non è interpretazione, se riesci a prendere il frame giusto diventa un dato oggettivo. Hanno un sistema molto bello, è quasi impossibile poter sbagliare».

 

In collegamento con Graziano Cesari, poi, interviene anche il nostro Sebino Nela. E ne nasce una simpatica “disputa”.

Nela: Quali sono i traumi psicologici per i quali un ragazzo decide di fare l’arbitro?
Cesari: Succede quando sei un incosciente. Ho cominciato a fare l’arbitro perché a 18 anni stavo mettendo qualche kg di troppo, ho approfittato della situazione per dimagrire un pochino.

Nela: Sono apprezzabili gli arbitri che riescono ad avere un rapporto con il calciatore, questa cosa non la vedo moltissimo. Sarebbe importante per rasserenare gli animi. Vedo molti arbitri che si vantano troppo di questa divisa, un miglior rapporto con i calciatori sarebbe auspicabile.
Cesari: Questa è sempre stata una mia battaglia, comandare è troppo facile. Hai in mano delle armi che ti portano ad essere in una situazione privilegiata rispetto ai calciatori, la direzione di gara è importante in questo senso.

Nela: In Fiorentina – Milan, Leao e Odriozola si incrociano sulla corsa e il difensore della Fiorentina va nettamente sulle gambe del portoghese. Quello è un gesto incauto, ma ho sentito che l’incrocio non viene più segnalato perché non c’è volontarietà.
Cesari: Quello che dici è importante, chi è davanti deve avere la possibilità di correre. Il fatto accidentale, per chi continua a correre sulla propria direzione di corsa, non viene più punito. Per me resta comunque una ca**ata. Se sto davanti devo correre, chi sta dietro deve essere cauto e stare più attento.

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