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Attilio Parisi (medico sportivo) “Non esiste correlazione tra gli infortuni di Smalling e la dieta vegana”

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Attilio Parisi, Rettore dell’Università del Foro Italico e Consigliere Nazionale della Federazione Medico Sportiva Italiana ,è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Centro Suono Sport 101.5 durante la trasmissione Borderò. Queste le sue parole: 

Come si nutre un professionista rispetto al passato?

«Ci sono stati diversi passi in avanti. Tutto lo sport in generale è arrivato a livelli molto elevati d’impegno e di stress. L’alimentazione che prima non era così importante ha negli ultimi tempi trovato una grossa solidità».

La dieta vegana influisce negativamente sulle prestazioni degli atleti?

«Gli sportivi curano l’alimentazione in maniera scrupolosa. Anche un soggetto che segue una sita vegana non ha problemi. L’importante è che lo sportivo riesca ad acquisire sia da un punto di vista quantitativo e sia da quello qualitativo quelle che sono le necessità per il tipo di attività fisica che lui svolge. Gli atleti sono seguiti dai migliori professionisti del settore. Nel mondo del calcio non ci possono essere problematiche da questo punto di vista. Qualsiasi tipo di approccio alimentare che segua il fabbisogno necessario non può generare alcun tipo di problema».

Non esiste correlazione tra gli infortuni di Smalling e la dieta vegana?

«Non credo. Ritengo che Smalling segua una dieta che è legata alle sue caratteristiche anche se vegana. Il 3% degli atleti ad alto livello seguono una dieta come quella del centrale inglese».

Per un soggetto diabetico come Mayoral come si gestisce l’alimentazione?

«E’ una situazione che va concordata con il medico che lo segue. Il rischio più grande è l’ipoglicemia perché spesso alcuni trascurano che l’attività fisica porti ad un abbassamento dei valori glicemici. Se aggiungiamo l’azione dell’insulina il problema è di andare incontro ad un crisi glicemica. Questo non avviene perché lo spagnolo è perfettamente seguito e riesce a trovare il giusto equilibrio. La prestazione del soggetto diabetico può essere di altissimo livello. Basta pensare a Steven Redgrave nel canottaggio».

Redazione

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